di Mattia Ferraresi
Se state pensando di comprare un loft nella parte sud di San Francisco, una villetta a Cupertino o anche soltanto un seminterrato a Palo Alto siete sulla strada giusta per fare un buon affare. Il problema è che per ora nessuno accetterà di vendervi nulla di tutto questo, nemmeno ai già proibitivi prezzi di mercato. Mentre il valore degli immobili americani è calato a livello nazionale del 3,6 per cento nell’ultimo anno, nella Silicon Valley e dintorni il prezzo delle case è salito in maniera spaventosa. Non si tratta però di un incremento omogeneo in tutta l’area nord della California, quanto di uno sviluppo a macchia di leopardo che è fiorito sull’onda delle “Ipo” (in inglese initial public offering) ovvero le quotazioni in borsa delle compagnie tecnologiche.
Per ogni Ipo c’è un quartiere o una città che istantaneamente si riempie di milionari pronti ad aumentare l’indotto e a far crescere i prezzi. È per questo che Adam Holm, proprietario di una casa di San Francisco, ha spiegato all’agenzia Reuters che “è stupido metterla sul mercato prima che arrivi la gente con i soldi”.
A due passi dalla sua villetta c’è il quartier generale di Zynga, il produttore di social games che a breve approderà a Wall Street e che ha già un potenziale di 900 milioni di dollari in cassa versato dagli investitori. Sarà la più grande quotazione tecnologica dopo quella di Google nel 2004 e deterrà il record fino all’arrivo di Facebook, la madre di tutte le quotazioni, in cantiere per la primavera-estate del 2012.
Nell’ulitmo anno a Palo Alto il prezzo delle case è salito del 20 per cento, e non sono molti quelli che che vogliono vendere ora. Oltre all’impatto finanziario, la quotazione comporta la generazione di un grande indotto per l’economia reale che circonda le aziende: semplici impiegati si trasformano in azionisti e, vista l’età media nelle aziende tecnologiche, si tratta di gente che non vede l’ora di affermare il proprio avanzamento nella scala sociale.
Dalle case si passa ben presto ai servizi e la dinamica del mercato fa il resto. Quando Google, il motore di ricerca più famoso del mondo è diventato una società per azioni, a Mountain View sono apparsi dal nulla mille nuovi milionari. Erano quelli che fino a un minuto prima lavoravano come semplici dipendenti.
Soltanto nel 2011 sono state 300 le aziende del settore a quotarsi in borsa e quasi il 10 per cento di queste proviene dalla California. LinkedIn, Groupon, Zynga: ogni movimento in borsa è un volano per l’economia locale e qualcuno dice che non è altro che una seconda bolla speculativa attivata da quella tecnologica.
Per il momento la Silicon Valley si gode la prosperità veicolata da Wall Street, fa il tifo per le quotazioni in borsa – ce ne sono undici pronte a decollare prima del 31 dicembre – e aspetta Mark Zuckerberg.
- Martedì 13 Dicembre 2011
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