Se non è proprio una vittoria, almeno è un pareggio agguantato quasi a tempo scaduto, e dunque di quelli che valgono doppio. Ancora una volta la lobby delle farmacie è riuscita a portare a casa il risultato, evitando l’approvazione di un provvedimento sgradito da parte del Parlamento. L’articolo della manovra che consente alle parafarmacie dei centri con più di 12.500 abitanti di vendere i prodotti di fascia C non forniti dal servizio sanitario nazionale, è arrivato in porto in una forma che potrebbe attenuarne molto l’impatto di liberalizzazione.
Che cosa dice il testo definitivo? Che l’Agenzia italiana del farmaco, “sentito il ministero della Salute” (in una versione precedente, poi corretta a penna, si diceva “d’intesa”: formula che sarebbe piaciuta di più ai fautori della liberalizzazione) individua entro 120 giorni un elenco, periodicamente aggiornabile, “dei farmaci che vengono comunque esclusi dalla vendita in ambito commerciale diverso dalle farmacie”.
È stata questa riga a gelare i parafarmacisti, che da anni cercano invano di entrare in un mercato stimato intorno ai due miliardi di euro, a cui attribuiscono un’importanza fondamentale per la loro attività. Non tanto per i 3 mesi di implicito rinvio, quanto per l’incertezza su quel che avverrà dopo.
Anche se non lo dicono apertamente, il fatto è che non hanno molta fiducia nell’Agenzia del farmaco (Aifa) considerata molto vicina al punto di vista delle farmacie, sebbene sia un’emanazione del ministero della Salute.
Per questo si aspettano che fra tre mesi, nel tanto atteso elenco, non si troveranno i prodotti più rilevanti dal punto di vista commerciale (per i loro fatturati, ma anche per le tasche dei cittadini, che dovrebbero beneficiare di una maggiore concorrenza): antistaminici, anticoncezionali, per non parlare di Viagra e simili. “Sono pronto a scommettere» dice il presidente del Forum nazionale delle parafarmacie Giuseppe Scioscia «che nell’elenco dei farmaci liberalizzati ci saranno Tachipirina, Gentalin Beta e quasi nient’altro. Niente che intacchi veramente il monopolio delle farmacie”.
Per sapere se ha ragione bisognerà aspettare qualche mese. È un fatto, però, che l’esito di oggi coincide almeno in parte con la strategia di Federfarma, l’associazione di categoria dei farmacisti, scesa sul sentiero di guerra con tutte le sue armi persuasive, compresa la minaccia di una serrata.
“Nel caso in cui si rivelasse impossibile ottenere la soppressione o lo stralcio del provvedimento” si legge in una circolare inviata il 9 dicembre agli associati “l’assemblea ha deciso che Federfarma richieda la modifica dell’articolo stesso, prevedendo l’assegnazione all’Aifa di predisporre un elenco, nell’ambito della fascia C, dei medicinali di largo uso e comprovata sicurezza, per i quali sarà consentita la distribuzione degli esercizi commerciali”.
Anche se i farmacisti continuano a protestare, insomma, il risultato scaturito dalle ultime ore di bagarre della manovra è esattamente la loro seconda opzione, dopo l’obiettivo massimo dell’eliminazione pura e semplice del provvedimento. Un buon pareggio, appunto, che una volta posata la polvere delle polemiche potrebbe rivelarsi abbastanza simile a una vittoria.
- Mercoledì 14 Dicembre 2011

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