
Vito Tanzi, economista ex sottosegretario al Ministero dell'Economia
Si chiama Vito Tanzi e, anche se nessuno se lo ricorda, è stato sottosegretario all’Economia per circa due anni tra il 2001 e il 2003 nel governo Berlusconi II con il compito di trovare il modo di ridurre le tasse. Non è stata un’esperienza felicissima: «Mi sono reso conto che era impossibile». Allora se n’è tornato a casa sua, a Washington, dove abita da 50 anni, da dove scrive per le maggiori riviste economiche del pianeta e dove lo vanno a cercare i paesi in via di sviluppo di tutto il mondo per chiedergli consigli e suggerimenti. E, dall’alto dei suoi 20 anni alla guida del dipartimento fiscale del Fondo monetario internazionale, consigli li dà anche all’Italia e al governo di Mario Monti (”Lo conosco bene, massima stima”). Tanzi è italiano, ma quando vuole sottolineare un concetto non alza la voce: infila qua e là qualche parola in inglese.
Dottor Tanzi, cominciamo dal principio. L’attacco all’euro, che ha coinvolto i paesi periferici…
No, è il contrario: l’attacco ai paesi periferici ha coinvolto l’euro.
Ricominciamo: da dove ha avuto inizio tutto?
Tutto è cominciato perché gli stati hanno i conti pubblici in disordine, cioè sono troppo indebitati. L’ho scritto nel 2003 sul Financial Times: c’è troppa spesa pubblica in Europa. Fin dal 2003 si sapeva che se gli stati non avessero cambiato rotta si sarebbe arrivati a questo.
Quindi non è colpa dell’euro. Eppure, inizia a spirare un vento antieuropeo.
Listen (ascolti, ndr): un signore decide di dimagrire, va dal medico che gli dà una pillola e gli dice di fare movimento, andare in bicicletta, correre, nuotare. Il signore prende la pillola ma non fa ginnastica e, siccome non dimagrisce, dà la colpa alla pillola. L’euro è la pillola, ma se gli stati non hanno fatto ginnastica, cioè le riforme, non è colpa della pillola o del dottore.
Il dottore è Monti? Che cosa ne pensa della sua manovra?
Ci sono due modi per intervenire sul bilancio dello Stato: le manovre e le riforme strutturali. Io preferisco le riforme strutturali.
E questa che cos’è?
Una manovra.
Quindi non le piace?
Well (beh, ndr): bisogna ammettere che Monti ha avuto poco tempo a disposizione. Il suo obiettivo era quello di invertire velocemente la rotta dei conti pubblici, e questo lo ha fatto.
Però?
Però ci sono dubbi sulla qualità. Io, per esempio, avrei visto meglio una riduzione della spesa invece che un aumento delle tasse. Ormai le tasse in Italia sono al 45 per cento del pil: è difficile sopportare un livello così
alto di imposte e questa manovra non fa altro che aumentarle ancora, visto che è fatta per tre quarti da nuove entrate. Non è positivo.
E quali sono queste riforme?
Primo: possibilità, anche per lo Stato, di licenziare. Due: ridurre la burocrazia. È incredibile la quantità di burocrazia presente in Italia. In 50 anni che vivo in America, lei mi deve credere, io non ho mai avuto bisogno di un solo certificato. Ho ristrutturato casa mia a Washington e l’unica cosa che ho fatto è stato pagare l’impresa che ha fatto i lavori. Mai perso un minuto in documenti, ma in Italia si pensa che le scartoffie siano inevitabili. Tre: liberalizzazioni. Per vendere una casa non è possibile pagare soldi al notaio che dice che quella casa è mia. Io lo so che è mia!
Lei ragiona da americano.
No, è lei che ragiona da italiano.
Prima della manovra si prevedeva una crescita del pil dello 0,6 per cento nel 2012 e dello 0,9 nel 2013. Ora il governo Monti prevede un meno 0,3 per cento nel 2012 e crescita zero nel 2013. Siamo in recessione?
Io non mi fido delle previsioni sul pil perché è come alzare un dito al cielo per vedere dove tira il vento. Quindi non parliamo di previsioni. Ciò che è importante è che non ci sono misure per la crescita e per tornare a crescere ci vorrà ancora molto tempo.
Quanto?
Questa crisi è dovuta allo scoppio di bubbles (bolle, ndr), per tornare alla situazione precedente lo scoppio delle bubbles ci vuole tempo.
Le quattro manovre fatte tra il 2010 e il 2011 valgono 114 miliardi di euro. È colpa di queste manovre se entriamo in recessione?
I 114 miliardi sono una previsione e, come ho detto, io non mi fido delle previsioni. Di solito i risultati ex post delle manovre sono molto inferiori rispetto agli annunci della vigilia. Quindi bisogna aspettare e vedere.
Quindi lei non scommetterebbe sul pareggio di bilancio nel 2013 come si prefigge di fare questa manovra?
Mi richiami dopo che il Parlamento l’avrà approvata. Vedo già che le lobby si stanno muovendo, come per esempio le unions (sindacati, ndr)…
I sindacati non sono lobby, sono sindacati.
Ok, ok, ma sono arrabbiati e cercheranno di cambiarla. Poi ci sono i pensionati, anche loro cercheranno di cambiarla. Poi gli ordini professionali, poi i comuni. Se non le vuole chiamare lobby, che cosa sono?
Si chiamano parti sociali.
Ok, ok, ma se vincono succede come… ha presente l’Argentina? Nel 2001 aveva un indebitamento del 40 per cento del pil e aveva conti abbastanza in ordine, poi improvvisamente gli investitori hanno cominciato a non
fidarsi più e i tassi sul suo debito pubblico hanno iniziato a salire. Potevano arrivare potenzialmente all’infinito.
Però i mercati hanno apprezzato la manovra: lo spread è sceso sotto i 380 punti. Quando li rivedremo a 120-150 punti come prima della crisi?
Mai.
Mai?
Vede, ora i titoli italiani rendono all’incirca il 6 per cento, ma da questo dobbiamo togliere le tasse, il 12,5 per cento sui rendimenti, e l’inflazione che a ottobre era al 3,4 per cento, esattamente il doppio di un anno fa. Se si fanno due conti si scopre che in realtà il costo del nuovo debito è di circa il 3 per cento, che è un livello normale. Erano i tassi precrisi che erano stranamente bassi.
L’euro è salvo?
Speriamo.
Lei ha titoli italiani?
Sì, sì. Li ho ereditati da mia madre. Volevo venderli, poi ci ho ripensato perchè danno rendimenti double digit (a doppia cifra, ndr). Così ho deciso di tenerli.
E ne comprerebbe degli altri?
Sì,ma per ora tengo quelli di my mother.
- Mercoledì 14 Dicembre 2011
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