
di Giorgio Sturlese Tosi
L’imperativo è temporeggiare. Gli istituti di credito non sbattono le porte in faccia a chi cerca un finanziamento ma, di questi tempi, preferiscono rimandare l’erogazione di mutui e prestiti. Panorama ha sperimentato sul campo la disponibilità a prestare denaro di alcuni istituti bancari a Milano. Un campione ridotto e statisticamente non significativo, però sufficiente a far comprendere l’aria che tira. Il caso esemplare preso in esame è quello di un lavoratore autonomo, con partita iva, che chiede un mutuo di 350 mila euro per acquistare un immobile a uso abitativo.
Il primo passo è stato vagliare le offerte migliori attraverso i diversi siti specializzati online. Per tutti il verdetto è sempre lo stesso: le migliori condizioni per accendere un mutuo per l’acquisto di una casa, almeno apparentemente, sono quelle offerte dalle banche senza sportelli che, risparmiando sul personale, possono permettersi interessi di molto inferiori a quelli proposti dalle banche tradizionali.
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Primo raccomandato fra gli istituti non virtuali è la Banca popolare di Milano. E lì inizia il viaggio, in un’agenzia della zona est di Milano. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il consulente della Bpm si è mostrato disponibile a valutare le possibilità di erogare un prestito. La buona notizia è che il mutuo avrebbe potuto riguardare l’intero capitale necessario per comprare la casa. Ma una premessa ha raffreddato ogni entusiasmo. Perché allo sportello dedicato ai finanziamenti viene subito detto che, per il momento, non sarebbe stato possibile attivare il mutuo. Occorre attendere almeno fino a gennaio inoltrato, perché «ora è tutto fermo e i tassi sono incerti».
Anche il fatto che è già stato individuato l’immobile «dei nostri sogni» non muove a compassione l’algido funzionario, che con molta sincerità confida: «A noi non interessano i mutui». Posta questa condizione, e visto che il cronista si mostra determinato ad andare avanti, lo stesso funzionario ha elencato la serie di adempimenti per arrivare al fatidico traguardo della valutazione da parte dell’istituto sull’opportunità di concedere il finanziamento.
A cominciare dall’apertura del conto corrente presso la stessa filiale, per passare al preliminare di vendita, all’assicurazione obbligatoria sullo stesso finanziamento e sull’immobile acquistato. Ovviamente la pratica ha un costo a sé, non finanziabile: 800 euro di istruttoria e 265 euro di perizia sull’immobile, eseguita da un perito della banca.
L’offerta è di un mutuo di 25 anni, con rate da 1.812 euro, con Taeg (tasso annuo effettivo globale che rappresenta il costo effettivo dell’operazione) al 6,30 per cento. Davanti alle perplessità lo stesso funzionario si è avvicinato e, abbassando la voce, chissà se per donare un consiglio spassionato o piuttosto per liberarsi di uno scocciatore, ha consigliato di valutare le offerte delle banche online.
Non è andata meglio nella filiale di via Porpora dell’Intesa Sanpaolo. Dove la fila delle cabine dei consulenti per i privati sembra quella di un phone center. Cinque loculi angusti, uno attaccato all’altro, smistano gli aspiranti clienti. Qui hanno subito messo in chiaro che il finanziamento non avrebbe coperto l’intera somma necessaria, qualunque fosse la richiesta. Anche in questo caso la gentile impiegata ha informato che fino a gennaio non se ne sarebbe fatto niente, «in attesa dei nuovi tassi», verosimilmente più sfavorevoli.
La disponibilità, in questo caso, è stata comunque maggiore. Anche se la trafila degli adempimenti è la stessa: apertura del conto, assicurazione vita e sull’immobile e perizia da 250 euro. Costo per l’istruttoria: 600 euro. L’ipotesi proposta è stata quella di un finanziamento di 300 mila euro, in 25 anni, con rate da 1.860 euro al mese, al tasso iniziale del 5,60 per cento da rinegoziare in seguito.
All’Unicredit l’attesa è lunga, anche perché gli impiegati rilasciano ai clienti voluminose risme di carte con tutte le informazioni necessarie. Qui, qualunque sia il prezzo dell’immobile, la banca eroga fino all’80 per cento. Se servono 350 mila euro, ne danno 280 mila.
Il tasso fisso, una chimera nelle altre banche, viene accordato per i primi vent’anni, anche se ovviamente costa di più rispetto a quello variabile: la rata mensile arriva a 2.058 euro, con un tasso del 5,60 per cento. Mentre si ferma a 1.680 in caso di tasso variabile. Anche le spese di istruttoria sono più alte, pari a 1.000 euro, da aggiungere alle 300 di perizia e ai soliti passaggi burocratici: apertura di conto presso la filiale e assicurazione. I tempi di erogazione in questo caso sono più rapidi, al massimo 15 giorni.
La funzionaria Unicredit però anticipa la valutazione dei suoi dirigenti: con uno stipendio intorno ai 2 mila euro, il mutuo a tasso fisso non viene concesso, anche se in questo caso il cronista si era presentato come lavoratore dipendente con contratto a tempo indeterminato. Ma, di fronte alla delusione evidente, riesce a trovare la soluzione ideale per entrambi: «Senta, perché non si rivolge alla Banca Barclays? Vedrà che là le finanziano il 100 per cento».
In sintesi, su tre banche, soltanto una ha accolto a braccia aperte il potenziale cliente, senza fare melina.
L’altro esperimento ha riguardato la richiesta di un prestito di 30 mila euro per l’acquisto di un’auto da parte di un lavoratore autonomo. Nella filiale di via Andrea Doria di Banca Sella, accoglienza come a un rapinatore di banche. Sembrava che un prestito del genere non l’avessero mai accordato. Il massimo che avrebbero potuto elargire sarebbe stato di 20 mila, con un capitale restituito, dopo cinque anni, di 30 mila.
Questo in virtù di un tasso del 12,50 per cento. E poi non bastano le garanzie. «Sua madre è anziana, non vale, però se lo chiede insieme con sua moglie forse una possibilità c’è». La spiegazione arriva dopo qualche inutile calcolo sul computer: «Le banche non vogliono erogare finanziamenti del genere, si rivolga direttamente a un concessionario di auto o faccia un leasing».
Invece il cronista ha provato con i professionisti del credito al consumo: le finanziarie. La prima testata ha richiesto un’ora di esame approfondito. Alla Santander di corso Buenos Aires hanno applicato ogni tipo di obbligo di Bankitalia e delle convenzioni con le associazioni di consumatori, fornendo carte con tutte le informazioni sul finanziamento, che sarebbero stati ben lieti di erogare in appena mezza giornata.
A tasso più conveniente di quello proposto, e non concesso, dalla Banca Sella: solo con il modello Unico più recente e una bolletta di acqua, luce o gas avrebbero fatto un bonifico di 20 mila euro, da restituire in 72 rate da 380 euro mensili, Taeg all’11,89 per cento.
Alla Findomestic di via Vittorio Veneto c’era folla: i due fratelli con la madre che volevano i soldi per il motorino, la guardia giurata che deve ripianare i debiti, l’operaio straniero che chiedeva 3 mila euro… Dopo un’ora di attesa il cronista se n’è andato con la certezza che il finanziamento sarebbe arrivato in pochi giorni. E con la convinzione che, tra banche e finanziarie, i soldi alla fin fine te li danno. Basta pagarli.
- Giovedì 15 Dicembre 2011

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