Contratto, dopo Fiat potrebbe toccare a Fincantieri – L’INTERVISTA

Sergio Marchionne presenta la nuova Panda a Pomigliano (Credits: Imagoeconomica)

Sergio Marchionne presenta la nuova Panda a Pomigliano (Credits: Imagoeconomica)

In due giorni Sergio Marchionne, il manager italo-canadese prima ha portato a casa il nuovo contratto Fiat, che per la prima volta sarà autonomo e non più quello nazionale dei metalmeccanici, e poi  ha lanciato sul mercato la Nuova Panda prodotta proprio in quello stabilimento di Pomigliano da dove è partita la rivoluzione del Lingotto. Un insediamento produttivo modello costato 800 milioni di euro e che a detta dello stesso Marchionne è il più moderno di tutta la galassia Fiat-Chrysler.

Ma se queste sono le rose, tante sono ancora le spine che insidiano un rapporto sereno tra lavoratori e Fiat. Panorama.it ne ha voluto parlare con il prof. Giuseppe Berta economista della Bocconi nonché attento conoscitore di cose Fiat.

Lei pensa che la scelta di Fiat di uscire dal contratto nazionale potrà spingere altre imprese a seguire questa strada?

Penso di sì, soprattutto se si tratterà di aziende che operano a livello internazionale e che hanno bisogno di processi interni di riorganizzazione e ristrutturazione. Un caso emblematico in questo senso è Fincantieri, che mi sembra la prossima candidata ideale a chiedere un proprio contratto aziendale.

Quindi il contratto nazionale è destinato a scomparire?

Assolutamente no. Per tutte le piccole e medie imprese resterà infatti un punto di riferimento imprescindibile. Ci potrebbe essere dunque un doppio binario, uno per le grandi società globali con accordi ad hoc, e un altro per le imprese più piccole con il contratto nazionale.

Una prospettiva che però al momento vede la Fiom-Cgil nettamente contraria.

Le grandi aziende come Fiat-Chrysler vanno ormai verso un modello globale e Pomigliano rappresenta un vero e proprio laboratorio, perché ormai si inserisce a pieno titolo in un contesto produttivo internazionale. In questo senso anche i sindacati dovrebbero andare verso nuovi modelli. In Germania, Stati Uniti o Giappone, c’è da tempo il sindacato unico dei metalmeccanici, un elemento che facilita la trattativa con le grandi multinazionali dell’auto.

Un modello che da noi sembra inattuabile.

In Italia abbiamo ancora un sindacato diviso e conflittuale. Io non dico cosa sia più giusto o meno, ma prendo semplicemente atto del fatto che in questo momento le dinamiche produttive di certi settori, e quello dell’auto è uno degli esempi più calzanti, spingono per trattare con sindacati unici.

Intanto però la realtà è che la Fiom non solo è contraria al nuovo contratto Fiat, ma ora resterà anche senza propri delegati. Cosa si può fare?

Io credo che una soluzione bisognerà trovarla perché altrimenti non si farà che acuire la tensione. Io auspico però non un intervento legislativo ad hoc, come ventilato in questi giorni a proposito dell’Art. 19 dello Statuto dei lavoratori, ma che siano i sindacati stessi a stabilire tra loro una volta per tutte delle regole di rappresentanza che poi possano valere per tutti. Io guardo con simpatia al mondo sindacale, ma queste pesanti divisioni che registro al suo interno, alla lunga rischiano di portarlo alla situazione francese, dove oggi ormai i sindacati non contano più nulla.

Commenti

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Il 23 Dicembre 2011 alle 19:14 Fiat, contratto approvato | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] contratto collettivo specifico di primo livello è stato approvato e può essere applicato a tutti i lavoratori Fiat. È quanto si legge nel verbale della commissione elettorale istituita per raccogliere le votazioni [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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