Non c’è più solo lo scontro franco-tedesco. Si è aperto (o meglio inasprito) il confronto già vispo tra Parigi e Londra. E questa volta l’attacco parte dalla sede della Banca di Francia, da dove il Governatore Christian Noyer ha apostrofato come “irresponsabili e irrazionali” le agenzie di rating dopo che Standard & Poor’s ha minacciato di tagliare il giudizio sulla capacità della Francia di restituire i suoi debiti dalvoto più alto (AAA) a un gradino più in basso. “Una bocciatura non giustificata dai fondamentali economici” dice Noyer. “Se proprio devono agire allora comincino da una bocciatura della Gran bretagna che ha un deficit maggiore, più debiti, una crescita più debole e dove i prestiti delle banche stanno collassando”.
Ed è solo l’inizio.
La tensione sale perché in fondo in Francia non si respira proprio una bella aria. Qualche mese fa la tripla A sembrava in Francia qualcosa di assolutamente fondamentale, poi, giorno dopo giorno, col peggiorare della situazione economica e finanziaria dell’euro, il discorso dei dirigenti politici si è fatto più ambiguo, e l’idea di perdere questa prestigiosa prerogativa non sembra oggi più così catastrofica. La bocciatura è ormai sempre più probabile, e, nota non necessariamente consolatoria, appare comune a vari altri paesi dell’Europa.
In Francia il presidente Sarkozy fa di tutto per mostrare di avere il controllo della situazione, si erge a salvatore del vecchio continente insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel e tenta di rassicurare i mercati finanziari che temono la recessione economica.
Ma l’idea delle “tre Europe” nata nell’ultimo vertice dell’UE non ha affatto convinto né i mercati né i cittadini che sembrano sempre più euroscettici (un sondaggio Ipsos Logica Business Consulting ha infatti dato come risultato che la metà dei francesi non si fida dell’Europa per far fronte alla crisi economica).
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La parola d’ordine, del Governo come di tutti i futuri candidati alle presidenziali, è quella di “comprare francese” che viene rafforzata dalla volontà di “produrre francese”, come se l’idea di protezionismo potesse funzionare in un mondo ormai orchestrato dalle leggi del mercato globale.
Importanti banche francesi con sedi in tutto il mondo come BNP Paribas e Société Générale annunciano massicce soppressioni di posti di lavoro. Crédit Agricole vede in rosso il suo risultato netto e decide di licenziare 2350 persone. Ma non solo : colossi industriali come Areva, tra i leader del settore dell’energia nucleare, per la prima volta nella sua storia è in perdita operazionale di 1,5 miliardi di euro per il 2011 tanto da essere obbligata a chiedere perfino la sospensione del suo titolo in Borsa.
Anche AirFrance, compagnia di bandiera francese partner di molte altre compagnie nazionali di paesi dell’UE, deve riuscire a fare 800 milioni di euro di economie in tre anni se vuole raddrizzare il suo bilancio, e percio’ si prepara ad una guerra coi sindacati per una soppressione di 2000 posti di lavoro.
Insomma anche in Francia la situazione economica alla vigilia di Natale non sembra delle più rosee, ma se, come ha detto Sarkozy a Toulouse, “la paura è ritornata”, non bisogna perdere la fiducia per evitare di cadere in un circolo vizioso ancora più pericoloso.
- Giovedì 15 Dicembre 2011

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