

Il Governo Monti
di Marco Fortis
Il 5 dicembre, il giorno successivo alla presentazione della manovra, i maggiori quotidiani, con l’eccezione del Sole 24 ore, hanno espresso la preoccupazione che tale manovra, pur importantissima ai fini del rigore dei conti e della lotta al debito pubblico, potrà fare poco per la crescita.
È chiaro che l’obiettivo principale dell’intervento, predisposto in pochi giorni, era ed è principalmente quello di rassicurare l’Europa e i mercati sulla ferma decisione di mettere in sicurezza i conti pubblici e di centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Una importante riforma come quella delle pensioni e l’aumento delle imposte sulle abitazioni mirano precisamente a tal fine. Così come i progettati aumenti dell’Iva.
E la crescita? La manovra prevede una serie di interventi che vanno dal taglio del cuneo fiscale se il dipendente è una lavoratrice o un giovane under 35 ad alcune prime timide liberalizzazioni, dal rifinanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese sino allo sblocco di una serie di investimenti in infrastrutture. È tuttavia chiaro che, mentre al Paese viene chiesto di fare grossi sacrifici, far aumentare il Pil non è impresa semplice.
Anche perché il Pil, dal lato della domanda, è composto per lo più da consumi privati. E più le tasse aumentano più i consumi delle famiglie tendono a rallentare e, con essi, il Pil. Almeno sulla carta. Lo stesso commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ha dovuto ammettere che «il basso potenziale di crescita dell’economia italiana non può essere corretto in una notte».
Il timore più diffuso è che una manovra così pesante possa avere un effetto fortemente depressivo a breve termine, mentre tra le mancate azioni per la crescita c’è chi sottolinea il fatto che si sarebbe potuto fare di più per abbassare l’Irap o ridurre gli oneri contributivi per le imprese, magari finanziando questa operazione con un aumento dell’Iva.
Ma, purtroppo, l’aumento dell’Iva è stato subordinato ad altre priorità contabili e quindi senza di esso viene meno la fonte con cui finanziare azioni più incisive per il rilancio della competitività internazionale delle imprese.
Tuttavia la manovra salva Italia, per i tempi ristretti in cui è stata varata, non esaurisce probabilmente tutto il ventaglio degli interventi che Mario Monti e i suoi collaboratori, tra cui in primo luogo il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera e quello del Welfare Elsa Fornero, hanno in mente.
Riguardo alla riforma del mercato del lavoro la stessa Fornero ha detto che il governo se ne occuperà con un intervento ad hoc entro breve tempo. Mentre Passera ha certamente allo studio ulteriori iniziative per la crescita. Senza dimenticare la possibilità di sbloccare un po’ di miliardi per interventi infrastrutturali.
Un altro dato da tenere presente è che l’Italia è un Paese dalle spalle larghe, con un’elevata e diffusa ricchezza privata, anche se, ovviamente, non è possibile attingervi in eterno. Manovre fortemente basate sulle tasse come quelle che il Paese sta varando da qualche anno a questa parte avrebbero forse provocato in altri Paesi effetti recessivi che noi non abbiamo avuto e forse non avremo.
Lo dimostrano i consumi delle famiglie che tengono molto meglio in Italia che non in Spagna o in Gran Bretagna, due Paesi che pure l’austerità vera ancora non hanno cominciato a metterla in pratica. Così come la Francia, che quando comincerà finalmente a ridurre il proprio gigantesco deficit scoprirà quanto è difficile crescere senza più supporti statali.
- Domenica 18 Dicembre 2011
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Il 18 Dicembre 2011 alle 19:17 Economia e Finanza : Dopo l’emergenza si potrà pensare meglio alla crescita ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 18 dicembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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