
Il ministro del welfare Elsa Fornero (Credits:ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Costano alle casse dello stato ben 9,4 miliardi di euro all’anno. Ma le baby-pensioni, cioè i trattamenti previdenziali percepiti da chi si è ritirato dal lavoro prima dei 50 anni, sono uscite comunque indenni, almeno per adesso, dai pesanti tagli contenuti nella manovra economica del governo.
Agli inizi di dicembre, era circolata l’ipotesi di applicare un contributo di solidarietà a carico di questi assegni, incassati ogni mese da oltre 530mila italiani, per lo più ex-dipendenti pubblici, che si sono messi a riposo con appena 20 o 25 anni di contributi alle spalle o addirittura con 14 anni e mezzo di carriera, nel caso delle donne sposate con figli.
L’esecutivo guidato da Mario Monti ha però deciso di accantonare questo capitolo, contrariamente a quanto avrebbe voluto invece Giuliano Cazzola, deputato del Pdl e vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera.
Ora, dopo l’approvazione a Montecitorio di venerdì scorso, la manovra sta per passare al vaglio del Senato: oggi il primo esame del testo da parte della Commissione Bilancio e Finanze di Palazzo Madama, mentre il voto definitivo in aula è previsto entro Natale (probabilmente il 23).
I margini per riaprire il capitolo delle baby-pensioni sono però abbastanza ristretti visto che, per presentare eventuali emendamenti al Decreto Salva-Italia, i senatori hanno di fronte a sé una scadenza molto ravvicinata: domani mattina, martedì 20 dicembre, alle ore 12.
Le potenziali risorse che si potrebbero raccogliere con un prelievo sulle pensioni-baby non sono tantissime, probabilmente qualche centinaio di milioni di euro all’anno: una cifra comunque superiore ai “pochi spiccioli”, circa 5 milioni di euro entro il 2014, che verranno rastrellati dalla manovra con il nuovo contributo di solidarietà del 15% posto a carico delle pensioni d’oro, cioè gli assegni che superano l’importo di 200 mila euro all’anno.
La platea dei pensionati precoci, nel nostro paese, è infatti ancora abbastanza folta, grazie soprattutto ad alcune e generose regole previdenziali entrate in vigore negli anni ‘70, poi abrogate tra il 1992 e il 1995 dai governi Amato e Dini. Secondo le stime della Confartigianato, oggi in Italia ci sono ben 531.700 persone che si sono messe a riposo con meno di 50 anni di età e 25 anni di carriera (oltre 424mila impiegati pubblici e circa 106mila dipendenti delle aziende private) che percepiscono un assegno medio lordo di 1.500 euro al mese, per una spesa complessiva di 2 miliardi di euro all’anno a carico dell’Inps e di ben 7,4 miliardi per l’Inpdap .
Applicando un contributo di solidarietà tra l’1 e il 2% su questi assegni, il governo potrebbe raccogliere dunque una cifra non superiore ai 180 milioni di euro circa ogni 12 mesi. E’ ovvio, però, che un povvedimento di questo tipo risulterebbe abbastanza impopolare, almeno in alcune categorie di pensionati.
- Lunedì 19 Dicembre 2011
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Il 20 Dicembre 2011 alle 6:16 Economia e Finanza : Baby pensioni, il ritocco è sempre più difficile ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 20 dicembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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