Recessione, anche la Francia è a un passo

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Credits: ARSOV/SIPA)

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Credits: ARSOV/SIPA)

strip-ici-parisNon solo la perdita delle famose tre A da parte dell’agenzia americana Standard&Poor’s a giudizio della Francia sembra ormai inscritta a chiare lettere nella tabella di marcia di un destino ineluttabile, ma l’Insee (l’Institut National de la statistique et des études économiques) ha previsto due trimestri concecutivi di contrazione dell’attività produttiva.

In termini più semplici: la Francia sta entrando in recessione e il PIB (ovvero il prodotto interno lordo francese) dovrebbe scendere dello 0,2% in questo trimestre, dello 0,1% nel prossimo per poi risalire solo dello 0,1% nella primavera del 2012.

Questo pronostico si dimostra più pessimista, o forse più realista, di quello di due mesi fà che prevedeva solo una “crescita zero” invece che una  negativa. La crisi del debito si è aggravata negli ultimi mesi e la zona euro soffre anche delle tensioni politiche tra i Paesi, che non rassicurano gli investitori e provocano rapide e pericolose oscillazioni dei mercati finanziari.

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Un altro dato preoccupante per la Francia è l’aumento del tasso di disoccupazione che rischia di superare il 10% intorno alla metà del prossimo anno, tetto che non è mai stato superato dalla metà degli anni Novanta e che la nuova struttura Pole Emploi (Polo impiego) creata da Nicolas Sarkozy per favorire l’inserzione nel mondo del lavoro, non riesce ad arginare.

Dal canto loro, davanti ad una situazione che si delinea a tinte fosche e davanti alle diffidenze delle banche ad accordare prestiti alle società, imprese e cittadini dichiarano di scegliere di fare economie, tagliando il superfluo e rimandando gli investimenti, cosa certo comprensibile, anche se rischiosa perchè puo’ far cadere il paese in una situazione di stagnazione.

Dal punto di vista strettamente politico infine, il ministro dell’economia François Baroin ha escluso l’ipotesi di un terzo piano di rigore e per delle riforme strutturali austere bisognerà probabilmente aspettare le elezioni presidenziali perchè in campagna elettorale sono assai rare le decisioni economiche impopolari.

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