Se state per andare in vacanza all’estero armati di iPad o di smartphone, occhio a quello che scaricate ogni giorno. Potreste avere amare sorprese al momento di pagare la bolletta o di calcolare il credito residuo. Per darvi la connessione, infatti, il vostro gestore deve avvalersi di un contratto di roaming internazionale con una compagnia telefonica locale, esattamente come accade per le telefonate o gli sms.
Con la piccola differenza che mentre i prezzi di questi ultimi, dopo anni di discesa, sono oggi più o meno ragionevoli, il costo del roaming per il traffico dei dati costa un occhio della testa alle compagnie, che naturalmente lo riversano sul cliente. Simulazioni fatte su una famiglia media con figli adolescenti parlano di più di 1.000 euro a settimana. Un’enormità.
Fino a che scaricare in mobilità era una bizzarria da “smanettoni”, poco male. Ma ora che milioni di persone usano tablet e telefonini per collegarsi in viaggio, si apre un problema. Non per niente la Commissione europea ha preparato una proposta di riduzione dei prezzi di cui si parlerà oggi al Parlamento europeo a Bruxelles.
Secondo la sua proposta il tetto massimo praticabile al cliente finale dovrebbe essere di 90 centesimi di euro per Mega nel luglio 2012, di 70 nel 2013 e di 50 nel 2014. La stessa Commissione, tuttavia, deve sospettare che non sia sufficiente, visto che la bozza della relatrice, la parlamentare Angelika Niebler, prevede un ulteriore taglio di circa il 50% per ognuno dei 3 anni.
Quasi tutti, ormai, sono convinti che solo un taglio drastico dei prezzi potrebbe far muovere davvero il mercato. Specie le compagnie mobili che puntano di più sul traffico dati come Tre, l’operatore posseduto dal magnate cinese Li-Kashing, che chiede di scendere addirittura a 9 centesimi nel 2014.
Tanta attenzione è dovuta soprattutto a un’altra novità di prima grandezza contenuta nel provvedimento, per cui gli utenti saranno liberi di scegliere l’operatore a cui collegarsi quando si trovano all’estero.
Significa che in questo segmento di mercato si aprirà una corsa internazionale con riflessi anche nei mercati domestici, perché una volta conquistato il cliente-viaggiatore nulla vieta di fidelizzarlo quando torna a casa.
Ma è qui che si apre un problema che tiene molti con il fucile spianato in attesa delle decisioni (previste per febbraio) della Commissione: quello del rapporto fra i prezzi fissati al dettaglio e i loro corrispondenti all’ingrosso.
Perché se la differenza sarà troppo ridotta, come secondo alcuni nella proposta della Niebler, il rischio è che gli operatori virtuali (quelli privi di una rete propria, che devono affittarla dai concorrenti) restino tagliati fuori da questa partita.
- Martedì 20 Dicembre 2011

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