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Porsche 911 Carrera S (Credits: AP Photo/Ronald Wittek)
di Franco Oppedisano
In Italia si vendono meno supercar rispetto allo scorso anno, ma, come quella di un cane che morde un uomo, non é una notizia. Lo è, invece, il fatto che non ci sia stato nessun crollo: Maserati e Ferrari perdono in percentuale meno di Fiat o di Peugeot (rispettivamente -15% e -17 % nei primi 11 mesi dell’anno contro il -19% e 24 dei due costruttori generalisti) mentre Porsche, nello stesso periodo, ha visto aumentare le vendite del 12%.
Anche a novembre non c’è stata una caduta verticale delle immatricolazioni e, nonostante il redditometro, il costo del nuovo bollo e quello della benzina, i costruttori di bolidi hanno continuato comunque a piazzare nel nostro Paese centinaia di auto che hanno lo stesso prezzo di un bilocale in città e costano almeno un migliaio di euro al mese tra tasse, assicurazione, carburanti e manutenzione.
Certo vendono meno, ma seguono, con l’eccezione di Porsche, l’andamento negativo del mercato dell’auto in Italia che ha perso complessivamente il 10% rispetto allo scorso anno e quasi 700 mila immatricolazioni rispetto al record di oltre 2,4 milioni del 2007.
Anche le previsioni per il 2012 per l’intero settore in Italia sono pessime con un ulteriore calo del 4% e non è difficile immaginare che verrà venduta anche qualche super car in meno.
Ma a Maranello o a Sant’Agata (sede della Lamborghini) non si stanno certo strappando i capelli. La Rossa ha sempre adottato la politica dettata fin dall’inizio da Enzo Ferrari di “costruire una macchina in meno di quelle che vengono richieste” per accentuare, come se il prezzo non bastasse, il carattere distintivo dell’auto e chiuderà l’anno, almeno secondo il suo presidente Luca Cordero di Montezemolo a quota 7 mila immatricolazioni complessive, in crescita di 7-8 punti percentuali rispetto allo scorso anno.
Lamborghini, Maserati e Porsche faranno più o meno la stessa cosa perché per ogni auto di lusso che non viene venduta in Europa, se ne vendono almeno due a nuovi clienti sparsi per in uno qualsiasi dei Paesi che definivamo emergenti e che, ormai, sono emersi da un pezzo.
Il solo problema dei marchi delle supercar è mantenere il prestigio e aprire nuovi punti vendita, spesso in città di cui la maggior parte del mondo ignora persino l’esistenza. Un discorso che vale per loro e anche per quelli che vengono definiti marchi Premium come Bmw, Mercedes e Audi che archivieranno il 2011 come il loro migliore anno di sempre, nonostante la crisi del Vecchio Continente e grazie alle vendite in Oriente e in Russia.
- Martedì 27 Dicembre 2011
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Commenti
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Il 27 Dicembre 2011 alle 13:16 Economia e Finanza : Auto di lusso, la crisi c’è ma non è grave ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 27 dicembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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