Francia, il 2012 si apre con il 10% di disoccupazione e la recessione

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Credits: AP Photo/Yves Logghe)

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Credits: AP Photo/Yves Logghe)

strip-ici-parisA Parigi l’aria non è certo delle migliori. Il Ministero del Lavoro ha diffuso gli ultimi dati sul tasso record di disoccupazione dal 1999. Una progressione del 5% in un anno. Da tre mesi a questa parte, ogni giorno la Francia conta un migliaio di disoccupati in più. E l’ufficio di collocamento francese, il Pole Emploi, conta oggi più di 5 milioni di iscritti.

Chi soffre di più sono i cinquantenni, che tentano di riconvertirsi a leggi di mercato implacabili, e il cui tasso di disoccupazione è ormai del 15%. Poi ci sono le donne (7%) e i disoccupati che non riescono a rientrare nei meccanismi di reinserimento. Il 2012 si aprirà dunque con la fosca previsione di superare il 10% della soglia tra disoccupati e popolazione attiva.

Insomma la crisi sembra purtroppo avanzare inesorabile anche oltralpe e la recessione, nonché il problema della tripla A, fanno temere una perdita di fiducia degli investitori in Francia ed aumentano il rischio di stagnazione economica nonché di una insoddisfazione popolare diffusa.

Tuttavia nel terzo trimestre, il debito pubblico francese è sceso di 0,9 punti percentuali, ovvero di 3,6 miliardi di euro, secondo quanto riferito dall’Insee.

La campagna elettorale nel frattempo va avanti come una lotta di slogan, tra la “pensione a 60 anni!” proposta da Hollande, e le promesse rinnovate da un Sarkozy i cui propositi del 2007 risultano, anche a causa della crisi, chiaramente erronei (come dimostra il suo fallito progetto di riportare la disoccupazione sotto la soglia del 9%).

Circa 100 mila posti di lavoro nell’industria sono stati distrutti, secondo un’indagine realizzata dallo studio Trendeo e dal quotidiano economico Les Echos, e solo le industrie agroalimentari, l’aeronautica ed il lusso sembrano non risentire della crisi e scommettere sul futuro.

Inoltre, la Confederazione Generale delle piccole e medie industrie ha proposto di aumentare la durata dei Cdd (Contratti a tempo determinato) da 18 a 30 mesi per evitare di dover trasformarli subito in Cdi (Contratti a tempo indeterminato). Un vantaggio per le imprese che costerà ai dipendenti in termini di maggiore incertezza, precariato e instabilità nel lungo termine.

Dal canto suo, Xavier Bertrand, ministro del Lavoro del governo di Sarkozy, prepara una tavola rotonda in vista del summit del 18 gennaio in cui Sarkozy ha l’ambizione di proporre delle soluzioni rapide per contenere al massimo gli effetti della crisi.

Porta avanti il cosiddetto “patto di competitività per l’impiego”, ovvero una sorta di accordo molto flessibile tra azienda e lavoratore, che Monsieur Bertrand spiega così: “Quando tutto va bene, si possono aumentare la durata del lavoro e gli stipendi molto più facilmente. Quando va meno bene, si adatta il tempo di lavoro, con la garanzia però di mantenerlo”.

Insomma, se nel 2007 Sarkozy lanciava il suo travailler plus pour gagner plus” (lavorare di più per guadagnare di più), oggi il suo ministro afferma esattamente il contrario: lavorare di meno per guadagnare di meno. Chissà come reagiranno gli impiegati con il salario minimo.

Commenti

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Il 29 Dicembre 2011 alle 12:25 indigesto ha scritto:

Si, ma i francesi hanno orgoglio e dignità, qualità che altrove latitano. Difficile, ad esempio, che in un consesso di una loro primaria istituzione, si usi una lingua straniera per relazionare e dibattere. E’ dalle cose che sembrano trascurabili che va sentito il polso di una nazione.
La Francia troverà in sé le energie per superare le sue difficoltà, che non sono insormontabili per un paese che non si lascia colonizzare tanto facilmente. Sarà dunque difficile, per i colonizzatori abituali, ridere di esso.

Il 29 Dicembre 2011 alle 17:55 stefanodesantis ha scritto:

I francesi sono un popolo infelice(lo affermano le statistiche non truccate di enti stranieri specializzati) diretto da una banda di gangsters che non hanno orgoglio e dignita’,come afferma INDIGESTO,ma volonta’ di rapina ben dimostratasi in Libia,dove sono intrervenuti per estorcere i contratti all’Italia ed hanno fallito,con enorme spesa (superiore al mezzo miliardo) che ora grava sul debito pubblico.Il loro istituto di statistica INSEE trucca i dati sull’economia,per perpetuare il mito della grandeur gollista-sarkozista.E’ anche utile sapere che bloggers pagati da una loro “agenzia” intervengono con post diffamatori sull’Italia nei principali giornali stranieri(ECONOMIST in particolare) e sul blog italiano STRANEUROPA.

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