
Tonino Perna, ex numero uno di It Holding (Credits: Imagoeconomica)
di Zornitza Kratchmarova
Oggi Tonino Perna, ex numero uno di It Holding, è stato arrestato per bancarotta fraduolenta. Panorama Economy il 18 febbraio del 2009 aveva raccontato la storia del crack da 61 milioni di euro che ha lasciato in crisi un’intera regione, il Molise. Ve la riproponiamo.
E ITTIERRE SCIVOLA SULLA FINANZA
“È un disastro”. Franco Giorgio Marinelli, assessore alle Attività produttive della Regione Molise, è sotto choc per la decisione presa domenica 8 febbraio da It Holding di ricorrere all’amministrazione straordinaria per Ittierre, la controllata che produce su licenza i marchi Just Cavalli (che garantisce 250 milioni di fatturato l’anno), Versace Jeans Couture, C’N’C’ National e John Galliano.
In totale, 425 milioni su un giro d’affari 2007 di 635 milioni. Ittierre, con le casse prosciugate, non paga più le royalty e così i committenti minacciano di staccare la spina. Ora non resta che sperare in un acquirente, anche se le trattative prima con la cinese Mensun e poi con il fondo di private equity Kingsbridge sono finite nel nulla.
Oppure vendere i pezzi pregiati, a cominciare da Ferré. “Non ci saremmo mai aspettati una débâcle così repentina” dice Marinelli a Economy. “Per una regione con il 16-17% di disoccupati le conseguenze saranno gravissime”. Nel Molise, stando a un censimento condotto nel giugno 2008, ci sono 2.993 addetti nel settore tessile-abbigliamento, di cui 2 mila circa coinvolti direttamente o indirettamente nella filiera produttiva di Ittierre.
Circa 900 sono i dipendenti dello stabilimento Ittierre a Pettoranello di Molise, paesino di 450 anime a una decina di chilometri da Isernia. Oltre un migliaio, invece, sono i lavoratori dell’indotto. A fare il punto è Lino Zambianchi, segretario generale per il Molise del sindacato di settore Filtea-Cgil: “Nella regione sono 315 le imprese attive in questo segmento, la maggior parte di taglio piccolo, anche con 3-5 persone ciascuna” dice. “Sono poche quelle che non hanno nulla a che fare con Ittierre”.
Lo stesso patron dell’azienda, Tonino Perna, 62 anni, originario di Isernia, era solito ripetere di avere creato nella propria terra un distretto “tra i migliori al mondo”. E finora ha fatto di tutto per preservarlo, ammette Zambianchi.
Ma nella sola fabbrica molisana ci sarebbero 150-200 esuberi che risalgono al 2005, ai tempi cioé del divorzio dal marchio D&G. All’epoca, infatti, dopo 12 anni di collaborazione, Dolce & Gabbana decise di internalizzare la produzione. Per Perna si temette il peggio: in un colpo solo vennero a mancare 200 milioni di euro di fatturato, il 40% del totale. “Nessun problema, la ristrutturazione è cosa fatta” dichiarò lo stesso Perna qualche mese dopo.
“Non è stato mai deciso un solo giorno di cassa integrazione” interviene Marvi Massazza Gal, della segreteria nazionale di Filtea-Cgil, che tra Milano, Firenze, Bologna e Piacenza conta altri 385 dipendenti di It Holding in bilico, senza contare quelli all’estero.
MOSSE AZZARDATE. L’intera storia di It Holding è costellata da mosse azzardate. Nel 1999 venne acquisito il controllo di Romeo Gigli, di Malo e Gentry Portofino dei fratelli Canessa di Firenze e della mantovana Allison-Optiproject, specializzata nella produzione di occhiali per un totale di 171 miliardi di vecchie lire. A parte Malo, tuttora in portafoglio, ma mai davvero decollata, ed Exté, tutte le altre partecipazioni sono state rivendute nel 2004.
Secondo gli analisti interpellati da Economy, però, l’euforia da shopping e la diversificazione fallita (oltre agli occhiali, anche i profumi Itf) ne avrebbero minato per sempre le basi finanziarie. Tanto più che nel dicembre 2000 ci fu il grande colpo: per 350 miliardi di lire Perna si assicurò il 90% della milanese Gianfranco Ferrè.
Il restante 10%, rimasto in mano allo stilista spentosi nel 2007, se lo sarebbe aggiudicato nel 2002. L’operazione venne finanziata con un prestito obbligazionario da 187 milioni di euro emesso da It Holding Finance, in scadenza nel 2012. Al 30 settembre 2008 l’indebitamento complessivo era di 295,4 milioni, in buona parte dovuto proprio al “Ferrè-bond”. Ma It Holding è controllata al 60,6% da una finanziaria di Perna, la Pa Investments, su cui gravano debiti per altri 136,5 milioni con Efibanca, la merchant bank oggi del Banco popolare, che in cambio ha in pegno il pacchetto di controllo.
A fine febbraio, poi, è in scadenza un debito di 20 milioni, sempre con Efibanca. “Parlare di finanza va bene, ma non c’è solo quella” interviene Carlo Capasa che controlla il marchio C’N’C’ Costume National ed è l’unico tra i licenziatari a non trincerarsi dietro il “no comment”, nonostante abbia aderito alla messa in mora per il mancato pagamento delle royalty. “Dal punto di vista industriale, l’azienda non è seconda a nessuno”.
Per lui, come per gli altri, c’è ora l’incognita della continuità. Dal 25 febbraio a Milano Moda Donna sfilano le collezioni autunno-inverno 2009-2010. E i licenziatari rischiano di non avere più i loro abiti.
- Lunedì 9 Gennaio 2012
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Commenti
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Il 10 Gennaio 2012 alle 3:27 jimmie01 ha scritto:
Caro Tonino Perna,
te la sei cercata. Avevi dipendenti e dirigenti locali che ci tenevano all’ azienda. La consideravano cosa propria per cui lavorare duro. A questi, onesti tuoi stipendiati, hai preferito i mercenari di fuori regione, molti del Nord Italia. Li hai pagati milioni di euro all’anno ( al contrario i locali ti costavano una frazione di questi stipendi stratosferici ). Adesso ti ritrovi in carcere a Isernia, Via Ponte San Leonardo. E tu saresti quello dell’ istinto infallibile? Mah!
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