
(Credits: Roberto Monaldo/LaPresse)
TUTTO SULLE MOSSE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
C’è anche una tassa «retroattiva» fra quelle introdotte dal governo Monti con il cosiddetto decreto salva Italia. Si tratta dell’aumento dello 0,33 per cento dell’addizionale Irpef regionale che passa dallo 0,9 all’1,23 per cento “a decorrere dall’anno di imposta 2011″, come prevede l’articolo 28 del decreto.
Una norma pensata per coprire il buco della sanità, cui si aggiungono le maggiorazioni previste dalle singole regioni: in nove (Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia, Emilia-Romagna, Sicilia, Liguria, Marche e Abruzzo) si sale all’1,73 per cento e in tre (quelle più disastrate sul fronte sanitario, Campania, Calabria e Molise) addirittura al 2,03 per cento.
L’addizionale sarà pagata da tutti i contribuenti: i lavoratori autonomi la verseranno dopo la denuncia dei redditi, a giugno, mentre i dipendenti subiranno il prelievo in busta paga in 11 rate, da gennaio a novembre.
Per esempio, su un reddito di 50 mila euro l’aumento significa 165 euro di maggiore imposta, ovvero un maggiore prelievo per i dipendenti di 15 euro al mese. E la norma è di fatto retroattiva perché vale quest’anno sui redditi del 2011. Eppure un’altra legge, lo statuto del contribuente del 2000, all’articolo 3 afferma: “Relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni”.
Non c’è contraddizione tra le due leggi? “Le tasse retroattive non stanno né in cielo né in terra” dice Rosario Trefiletti, presidente della Federconsumatori, l’associazione vicina alla Cgil, che preannuncia a Panorama: “Ho dato mandato alla mia consulta legale di verificare e mettere in campo tutti gli strumenti per contrastare questa nuova norma”.
Altre associazioni di consumatori si preparano a dare battaglia: “I nostri avvocati stanno studiando la materia e riteniamo ci siano le condizioni per intraprendere delle iniziative” sostiene Mara Colla, presidente della Confconsumatori. “Non escludiamo un’azione legale per conto di gruppi di cittadini, come abbiamo già fatto per l’Iva sui rifiuti”.
Stefano Ielmini del Codacons aggiunge: “Valuteremo un’eventuale azione da intraprendere, siamo fortunati in materia tributaria essendo riusciti a far abolire quel mostruoso sistema di tassazione delle rendite finanziarie chiamato equalizzatore che fu bloccato su nostra iniziativa dal Tar del Lazio”.
Un dato è certo: l’aumento dell’addizionale regionale riguarda tutti, mentre l’ipotesi, poi accantonata, di aumentare del 3 per cento l’aliquota marginale Irpef oltre i 75 mila euro avrebbe riguardato solo i più ricchi (evasori esclusi). Così ora con la nuova addizionale chi guadagna più di 85 mila euro paga di meno. Alla faccia dell’equità.
- Martedì 10 Gennaio 2012
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