
Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit (Credits: AP Photo/Antonio Calanni)
Poco più di 10 giorni . È il tempo entro il quale chi ha nel portafoglio il titolo Unicredit dovrà decidere se aderire o meno all’aumento di capitale messo in cantiere dalla banca guidata da Federico Ghizzoni : un’operazione da 7,5 miliardi di euro, che è iniziata il 9 gennaio e si concluderà il 20 e che si sta rivelando una vera e propria altalena da togliere il fiato per i piccoli azionisti della società. In quattro giorni, in effetti, il titolo ha perso il 63,88% scendendo a 2,28 euro. Ma niente panico.
Bisogna stare tranquilli. Ieri Federico Ghizzoni, amministratore delegato del gruppo ha detto che “non si aspettava un calo del titolo in Borsa di tale entità… ma questo non tocca la bontà dell’operazione”. In effetti, per chi ha le azioni Unicredit in tasca una cosa è sicura: l’aumento di capitale è certo, garantito com’è da grandi nomi della finanza internazionale come Merrill Lynch, Mediobanca e la stessa Unicredit. Bisogna solo decidere cosa fare e come muoversi.
L’OPERAZIONE. Prima di tutto, occorre capire nel dettaglio come funziona l’aumento di capitale, che prevede l’emissione di 3,85 milioni di nuove azioni della banca al prezzo di 1,943 euro ciascuna con uno sconto del 43% rispetto al prezzo negoziato dai titoli all’inizio dell’anno scorso.
Gli azionisti di Unicredit dal 9 gennaio hanno acceso il loro computer e si sono trovati in portafoglio non più solo le azioni del gruppo bancario acquistate in precedenza ma anche delle “opzioni”, ovvero dei titoli che consentono di aderire all’aumento di capitale. Se esercitati, danno il diritto (in questo caso) di acquistare due nuove azioni della banca al prezzo di una vecchia: ovvero 3,88 euro (1,943 per due) per ogni titolo precedentemente posseduto.
Alle “opzioni” consegnate gratuitamente dalla banca agli azionisti è stato assegnato un valore: 1,359 euro e sono negoziate anch’esse sul mercato come fossero delle normali azioni. Dunque il loro prezzo sale e scende.
Ricapitolando: chi aveva nel portafoglio i titoli di Unicredit agli inizi di gennaio, si è ritrovato con un capitale diviso in 2: una parte investita in azioni e una parte in opzioni.
Ora, a causa dei recenti ribassi sul mercato, la somma di queste due componenti è di molto inferiore al capitale iniziale.
Un esempio aiuterà a capire: alla fine del 2011, il titolo Unicredit valeva circa 6 euro. Avere 100 azioni significava possedere un patrimonio di 600 euro. Dopo la ricapitalizzazione, il valore del titolo in Borsa è sprofondato a 2,28 euro (il 9 gennaio) mentre il prezzo delle opzioni, fissato inizialmente a 1,359 euro ciascuna, è crollato intorno a 40 centesimi.
Risultato: il valore del capitale iniziale di 600 euro è sceso a 310 euro (230 euro circa rappresentati dalle 100 azioni e altri 80 euro circa rappresentati dai 200 diritti di opzione ricevuti), con una perdita complessiva di quasi il 50%.
LE MOSSE GIUSTE. Dunque ora chi ha azioni e opzioni in portafoglio cosa deve fare? La decisione deve essere presa entro il 20 gennaio quando scade il diritto di esercitare le proprie opzioni per ricevere in cambio le azioni Unicredit come precedentemente spiegato.
Le strade sono tre.
1) Vendere tutto, azioni e diritti di opzione e chiudere la propria posizione su Unicredit. Ma significherebbe, quasi sicuramente, rassegnarsi per sempre a subire delle perdite consistenti.
2) Aderire all’aumento di capitale, esercitando i diritti di opzione.
In tal caso, chi ha nel portafoglio 100 titoli vecchi, ha ricevuto dalla Banca 200 diritti di opzione (in virtù del concambio di 2 a 1): in base a quanto detto in precedenza, esercitandoli pagherà 388 euro per avere 200 azioni. Alla fine dell’operazione si troverà con un totale di 300 titoli acquistati a un prezzo complessivo di 988 euro (i 600 euro spesi al momento dell’acquisto dei vecchi titoli più i 388 pagati con l’aumento di capitale). Alle quotazioni di Borsa di oggi, questo pacchetto però varrebbe non più di 690 euro, cioè molto meno della cifra versata per acquistarlo.
Ma niente panico. È possibile infatti che Unicredit risalga lentamente la china a Piazza Affari, riportandosi sopra i 3,3 euro, come sostengono gli analisti di Banca Akros, che consigliano infatti di accumulare i titoli in porafoglio. Se così fosse, il valore delle 300 azioni detenute dall’investitore schizzerebbe a 990 euro, azzerando completamente le perdite. “Chi ha comprato azioni Unicredit prima del crollo” dice Davide Pasquali, presidente di Pharus Sicav “è quasi obbligato ad aderire all’aumento di capitale, per un semplice motivo: se aveva fiducia nelle prospettive di crescita della banca in precedenza, a maggior ragione deve averla anche adesso”.
3) Fare scorta. Un’altra possibile strategia, adatta però soprattutto a chi ama il rischio, è quella di liquidare del tutto o in parte le azioni Unicredit presenti nel portafoglio e, con il ricavato, comprare soltanto i diritti di opzione. Con la vendita di 100 titoli al prezzo di 2,2-2,3 euro, per esempio, si possono acquistare almeno 400 diritti ai prezzi attuali, che consentiranno di rastrellare altrettante azioni di nuova emissione, a un prezzo complessivo di 777 euro (1,943 euro moltiplicato per 400).
Se le quotazioni del titolo Unicredit dovessero tornare sopra i 3 euro, come previsto dagli analisti, il valore del capitale salirebbe a 1.200 euro.
Occhio però alle date: la scelta va fatta entro il 20 gennaio. Dopo le opzioni non saranno più quotate.
- Martedì 10 Gennaio 2012
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Commenti
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Il 12 Gennaio 2012 alle 12:26 gennarnu ha scritto:
Nel caso che uno sia in ospedale, all’estero o che comunque non sappia nulla dell’aumento di capitale in corso che succede?
1) Si becca una colossale fregatura, perché i diritti di opzione anche se fino alla fine hanno conservato un qualche valore poi non valgono più niente (ritengo che con questa evenienza sia quanto meno INDECENTE!).
2) I diritti di opzione gli valgono ai prezzi di chiusura dell’asta e con quel valore gli vengono riconosciute nuove azioni Unicredit sempre ai prezzi di chiusura dell’asta sulle opzioni nonché gli viene accreditato in c/c la somma non attribuibile ad una azione intera, non frazionabile.
3) O… che altro?
Il 18 Gennaio 2012 alle 14:10 marcosottopensiero ha scritto:
Non vorrei dire una inesattezza ma c’è poca chiarezza riguardo al punto 3. Colui che acquista il diritto in realtà deve sostenere il costo per l’acquisto del diritto e successivamente l’aumento. Facendo un esempio, corregetemi se sbaglio, al momento attuale il diritto di opzione è a 1.96. Per calcolare al convenienza bisogna somma (1.96 + 1.943 + 1.943) / 2 (Rapporto 2 a 1 ) di conseguenza il prezzo teroico finale sarà di 2.92. Quotazione attuale 3, quindi vantaggio di 8 centesimi ad azione. Quindi conviente acquistare il titolo rispetto all’azione ordinaria. Dal vostro articolo invece sembra emergere che chi volesse acquistare i diritti dovrebbe tenere conto solo del 1.943 moltiplicato per due azioni.
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