Banche, le pressioni dell’Eba schiacciano la ripresa

La sede del gruppo Unicredit a Milano (Credits: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)

La sede del gruppo Unicredit a Milano (Credits: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)

L’atteso rimbalzo alla fine è arrivato. Oggi i titoli bancari hanno trainato l’intero listino di Piazza Affari, con progressi a due cifre per Unicredit (+13,53% circa), seguito a distanza da Ubi Banca (+6,28%),  Monte dei Paschi di Siena (+8,81%), Banco Popolare (+4,07%) e IntesaSanpaolo (+4,03%). Le incognite sul futuro, per i più importanti istituti di credito della Penisola, restano però ancora tante. E sono legate all’Eba.

Maltrattate  a lungo  dai mercati finanziari, pressate dalle autorità di vigilanza europee e zavorrate dal peso dei titoli del Tesoro (che hanno nel portafoglio per una cifra che supera i 200 miliardi di euro), le maggiori banche italiane stentano infatti a trovare la via giusta per uscire da una  crisi che le attanaglia almeno dall’estate scorsa.

La situazione è abbastanza complessa e lo è diventata ancor di più dopo il recente aumento di capitale di Unicredit che in pochi giorni, seppur con qualche rimbalzo, ha provocato un crollo in borsa di circa  il 60% per il titolo dell’istituto di Piazza Cordusio.

L’operazione messa in cantiere da Unicredit, che ha un valore di 7,5 miliardi di euro, è un passaggio necessario per fare scorta di liquidità e per rispondere anche alle richieste dell’Eba (European Banking Authority), l’autorità che vigila sul sistema creditizio europeo, la quale ha fissato dei paletti molto rigidi per i bilanci  delle banche, imponendo loro di raggiungere un coefficiente di solidità patrimoniale (core tier 1) del 9%, per fronteggiare la crisi ed evitare un nuovo crack delle piazze finanziarie.

Chi non rispetta questo requisito entro il giugno del 2012, dovrà rastrellare soldi sul mercato, attraverso un aumento di capitale.

Per questo, nel dicembre scorso, l’Eba ha stilato una lunga lista di banche europee che devono ricapitalizzarsi in cui, oltre a Unicredit, ci sono  3 importanti nomi italiani. Secondo le stime dell’authority,  il Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha  bisogno di un’iniezione di liquidità per circa 3,3 miliardi di euro mentre il Banco Popolare e Ubi Banca dovranno, rispettivamente, rastrellare presto sul mercato 2,7 e 1,4 miliardi di euro.

Si è salavata  invece IntesaSanpaolo che, a detta delle autorirà europee, ha già un patriomonio abbastanza solido per affrontare la crisi, anche senza procedere a un aumento di capitale.

Ora, però, dopo l’esperienza (per alcuni tratti paradossale) dell’operazione-Unicredit, dell’ipotesi di ricapitalizzarsi le banche italiane non vogliono neppure sentir parlare: nè il Monte dei Paschi, né il Banco Popolare e neppure Ubi Banca che, tra tutte, è quella che necessiterebbe di meno soldi.

Temendo di subire lo stesso smacco di Ghizzoni, infatti, i vertici dei 3 istituti (con Mps in testa) stanno cercando delle alternative alla ricapitalizzazione, come la vendita di qualche società controllata o di una parte del proprio patrimonio, per fare appunto scorta di liquidità.

Il Monte dei Paschi di Siena sta pensando addirittura di ricorrere nuovamente ai Tremonti Bond, cioè emettere un prestito obbligazionario sottoscritto dallo stato, come previsto dalle misure d’emergenza  ideate dall’ex-ministo dell’Economia nel governo Berlusconi, Giulio Tremonti.

C’è però un’altra possibilità: convincere l’Eba a rivedere le proprie regolee ferre sul patrimonio delle banche, soprattutto dopo le affermazioni di oggi di Draghi, rendendole più flessibili per gli istituti italiani, i quali presentano una particolarità non da poco.

Oggi si trovano nei guai, cioè sono molto esposti al rischio, soprattutto perché hanno in pancia una montagna di titoli del debito pubblico, di cui non possono certo liberarsi in un lampo, perché provocherebbero una nuova tempesta sui mercati.

Per questo, tramite la propria associazione di categoria Abi, le banche italiane stanno cercando di fare pressing sull’Eba, invitandola a chiudere un occhio, almeno per il momento.

Parlando ieri in un’audizione alla Camera, però, il presidente dell’authority Andrea Enria (che, per ironia della sorte, è italiano) ha risposto picche, ribadendo che le regole non si cambiano e che le ricapitalizzazioni richieste nel dicembre scorso dall’Eba rimangono un passaggio obbligato. Il che, come c’era da aspettarsi, ha mandato su tutte le furie l’Abi che ha definito la posizione di Enria molto discutibile, “nel metodo, nel merito e nella tempistica”.

La matassa, insomma, è molto intricata e spinge gli analisti di diverse case d’affari a una conclusione: nonostante qualche rimbalzo nel breve periodo, è ancora  difficile che i titoli delle banche italiane possano brillare in borsa, visto che la spada di Damocle di un aumento di capitale pende ancora sulla loro testa.

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Il 13 Gennaio 2012 alle 0:14 Economia e Finanza : Banche, le pressioni dell’Eba schiacciano la ripresa ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 13 gennaio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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