Ducati: l’eccellenza italiana che cresce. Nonostante la crisi - L’INTERVISTA

gabriele_del_torchio

di Luciano Lombardi

Gabriele del Torchio è uno che di carene se ne intende. Ha cominciato a occuparsene sette anni fa quando era Amministratore Delegato del Gruppo Ferretti Yacht e continua a farlo tuttora - ma di carene di moto si tratta - con il medesimo ruolo in Ducati Motor Holding, a capo dell’eccellenza italiana in fatto di due ruote.

Nel primo lustro al vertice dell’armata delle Rosse di Borgo Panigale, lo abbiamo intervistato all’indomani dal suo rientro in ufficio dopo la tradizionale trasferta sulle nevi di Madonna di Campiglio, dove si è appena concluso Wroom, la kermesse con cui il mondo Ducati si dà appuntamento per inaugurare ufficialmente la stagione che si avvia a cominciare.

Neve e piloti, moto e spettacolo, dichiarazioni e cifre. Alcune eclatanti.

Se in Giappone Golia (le quattro grandi sorelle che si spartiscono la torta modiale della produzione motociclistica, ndr) piange, in Italia Davide (la “piccola” factory bolognese) sorride. Ci riassume i dati con i quali ha appena fotografato la presenza sul mercato dell’azienda che dirige?

Nonostante la crisi, il 2011 per noi è stato un anno da record, durante il quale siamo stati costantemente in crescita. Rispetto al 2010 abbiamo totolazzato un +21% nel nostro fatturato, immatricolato 42.200 moto (l’80% in più dell’anno precedente) e visto la nostra market share ampliarsi di due punti percentuali.

Basta un’occhiata anche rapida del vostro listino per capire che avete agito in netta controtendenza con i vostri grandi competitor, che stanno reagendo alla delicata congiuntura concentrandosi sui modelli low cost, sulle economie di scala e nei mezzi per gli spostamenti quotidiani. Voi, in questo senso, siete agli antipodi, impegnati piuttosto ad alzare l’asticella delle componenti di pregio, nell’esclusività, nell’avanguardia tecnologica, nelle partnership di lusso.

Tutto vero. E’ la nostra principale quota distintiva: facciamo prodotti Premium, non di massa

Tra le nevi, lei ha parlato anche di un sorpasso piuttosto clamoroso: gli Stati Uniti sono diventati il vostro primo mercato, scalzando, per la prima volta, il nostro Paese dalla vetta della classifica. E’ stato un obiettivo cercato? Oppure una conseguenza della scelta - di cui sopra - di non rincorrere a tutti i costi  le vendite dei modelli più mass market (leggi scooter e moto “intelligenti”)?

Entrambe le cose: la penetrazione nei mercati stranieri è parte integrante della strategia Ducati da lungo tempo. Ha mai provato a contare le Ducati posteggiate tra le strade degli Usa? E le giapponesi, per dire? La differenza è schiacciante, 10 a 0 per noi. E’ un successo, quello che siamo riusciti a ottenere sul mercato americano, che ci rende orgogliosi e che si aggiunge al +30% in Germania e al raddoppio nel far east. In Italia, certo, le cose sono andate meno bene (-5% rispetto allo scorso anno) ma il calo è stato comunque di gran lunga inferiore a quello del mercato nel suo complesso (20% circa).

Per quanto riguarda, invece, la scelta di provilegiare la nicchia a scapito del mercato di massa, beh, nel nostro codice genetico c’è scritto che nei nostri prodotti c’è innanzitutto il pregio della tecnica e delle componenti, c’è uno stile di vita, c’è un design ricercato, ci sono le prestazioni: authentic italian performance è la locuzione che sintetizza meglio il tutto.

Numeri a parte, ci deve però spiegare qual è stata la ricetta con cui lo chef è riuscito a preparare un piatto tanto prelibato?

Più che dell’estro del singolo, preferisco parlare di tutte le persone che lavorano con me: il successo di Ducati è un successo collettivo che coinvolge tutti i lavoratori dell’azienda e che si spiega con un mix di passione, motivazione, coinvolgimento, esperienza, know how ai massimi livelli. Solo in un contesto del genere, il cosiddetto intuito imprenditoriale riesce a dare il meglio. E a esprimere alla massima potrenza i valori dell’azienda che, nel nostro caso, riguardano l’innovazione di prodotto, l’internazionalizzazione (Ducati oggi è presente in 84 Paesi del mondo), l’attrattività del marchio, la forza del design italiano.

Ci sarà pur stato qualcosa che non è andato per il verso giusto…

E’ inutile negare che la nostra ultima stagione in MotoGP è andata meno bene di quello che tutti si aspettavano. C’è da dire però che noi eravamo consapevoli che quella appena passata sarebbe stata un’annata complicata e che l’adattamento di Valentino alla Desmosedici non sarebbe stato immediato. Siamo tuttavia certi che nei mesi a venire potremmo ripagare i nostri tifosi con gli interessi.

In Superbike invece…

Per la 17esima volta abbiamo concluso il campionato sul gradino più alto. Senza contare i successi in Superstock…

Insomma, i primati nelle competizioni, Valentino che vince o che non vince: tutto concorre a far vendere più moto.

Le competizioni, da sempre, per noi sono fondamentali, sia per la reputation dell’azienda nel medio e nel lungo periodo, sia perché la correlazione tra la ricerca e lo sviluppo nelle gare e l’innovazione che poi si traferisce alla produzione delle moto di serie è sempre più forte. E indispensabile.

Torniamo al business. Capitolo occupazione: nemmeno un’ora di cassa integrazione quest’anno, mentre in Italia gloriosi marchi chiudono le saracinesche: tanto di cappello. Ma c’è lo stabilimento in Thailandia che spaventa, e non poco, i suoi dipendenti. E se ne ve ne andate voi, dopo le già numerose defezioni celebri, addio anche Motor Valley, addio tera de mutor…

Per quanto riguarda le vendite all’estero, io per primo mi sarei augurato che l’Italia rappresentasse per noi ancora una volta il primo mercato. Ma le condizioni non lo hanno consentito. E a noi non resta che continuare a guardare avanti, sperando che il nostro Paese riprenda rapidamente il proprio cammino verso la crescita.

D’altra parte, la delocalizzazione che per noi non significa produrre, bensì assemblare all’estero, è stata una scelta obbligata, soprattutto per cercare di ridurre i costi - divenuti ormai insostenibili - dei dazi doganali. In tutto ciò, ricordiamolo, portiamo con orgoglio in giro per il mondo il vessillo italiano.

In ogni caso, ci sembra di capire che l’espansione all’estero non sia destinata a rallentare. Prossima tappa?

Se proprio dobbiamo individuare la prossima frontiera direi l’America Latina. Ma non sarà l’unica. E non intendiamo affatto dimenticare l’Europa.

In questi quattro anni del suo mandato quanto e come ha visto cambiare la percezione del marchio da parte del ducatista storico e da parte di chi ducatista non è? Mi spiego meglio: una delle accuse tipiche che vi venivano mosse dagli appassionati negli ultimi anni era che l’azienda avesse puntato soprattutto sul marketing, mettendo un po’ da parte il suo dna del passato, fatto soprattutto di passione e di emozione. Per certi versi, la nuova 1199 Panigale sembra essere la risposta a tutte queste critiche. Conferma?

Confermo, sottoscrivo e aggiungo che la svolta (o se preferisce, il tornare a intraprendere il percorso di “ritorno alle origini”) è cominciata ben prima: la farei risalire al 2007, con il lancio della 1098, la moto della nuova era, una moto piena di carattere e con prestazioni all’altezza dopo l’esperienza non felicissima del precedente modello.

Nel far nascere quel capolavoro di meccanica ci siamo posti più di una volta il problema di dover contrastare la disaffezione degli appassionati del nostro Marchio e rispondere in modo costruttivo alle accuse di rinnegamento delle origini. Del resto, pur in questo contesto, non abbiamo potuto fare a meno di constatare che il segmento più amato dai ducatisti si stava contraendo sempre più pericolosamente e rimanervi ostinatamente ancorati avrebbe significato un’enorme sofferenza del nostro business. Da qui l’idea di includere tra i capisaldi della nostra strategia l’esplorazione di nuovi segmenti.

Restando in tema di rapporti con la sua “base”, molti ducatisti sarebbero ben contenti di potersi confrontare con lei per via diretta, via Twitter, Facebook e con tutto quello che offre oggi la tecnologia per le interazioni social. Sarebbe anche una grossa opportunità per l’azienda, che in questo modo potrebbe contare su una sorta di focus group permanente. Eppure, lei su Twitter non c’è. E su Facebook neppure…

Credo molto nel Web e credo molto nei social media. Ma io finora ho preferito essere un low worker. Finora, appunto. In futuro, chissà, non escludo nulla…

Ci regala un’anticipazione per il 2012?

Posso solo dirvi che a novembre, durante il prossimo Eicma, ci sarà una novità che - ancora una volta - lascerà tutti a bocca aperta.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 12 Gennaio 2012 alle 14:14 Economia e Finanza : Ducati: l’eccellenza italiana che cresce. Nonostante la crisi – L’INTERVISTA ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 12 gennaio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101