Gas, ecco perché in Italia costa molto. E perché serve liberalizzare

Il gasdotto Greenstream dell'Eni che porta il gas dalla Libia all'Italia (Credits: Ansa)

Il gasdotto Greenstream dell'Eni che porta il gas dalla Libia all'Italia (Credits: Ansa)

Il prezzo medio del gas all’ingrosso in Italia costa, all’inizio del 2012, circa 32 euro per MWh. La stessa quantità di gas al confine tra Austria e Slovacchia costa 23 euro. Ecco: questi sono i due numeri dai quali partire per capire come mai in Italia il gas non solo costa molto, ma continua ad aumentare di prezzo dato che solo tra ottobre 2010 e ottobre 2011 è salito del 12,2%.

Il primo motivo di un costo così alto, soprattutto per le imprese, sono le tasse: l’aumento dell’Iva dell’anno ha fatto crescere la bolletta del 5,5% in un solo trimestre. Ma c’è dell’altro. Molto altro. Che complica un po’ le cose. Diciamo che uno dei principali motivi per il quale il gas costa molto è che stiamo parlando di un settore nel quale la concorrenza è scarsa. Scarsissima.

Sia quando si tratta di importare la materia prima, sia quando si tratta di stoccarla (cioè immagazzinarla in siti a questo predisposti), sia quando si tratta di comprarlo dai paesi produttori. Partiamo da quest’ultimo punto.

Per diversificare le fonti di approvvigionamento del gas basterebbe avere molti rigassificatori, cioè siti nei quali il gas, trasportato via mare, viene lavorato e poi distribuito. In Italia, invece, anche grazie al fenomeno Mimby, abbiamo solo due rigassificatori, uno a Panigaglia e, uno, entrato in attività solo di recente, a Rovigo.

Questo significa che la maggior parte, l’88% per la precisione, del gas che importiamo arriva in Italia attraverso dei tubi. E qui iniziano i problemi.

Per prima cosa usare i tubi non consente di diversificare le fonti di approvvigionamento, cioè, i Paesi dal quale lo compriamo sono sempre gli stessi. In secondo luogo c’è il problema che questi tubi sono di proprietà della Snam (ex Snam Rete gas) che appartiene al 55,5% all’Eni.

Significa che l’infrastruttura attraverso la quale il gas arriva in Italia appartiene al maggiore operatore del settore il quale ha interesse ad ostacolare il passaggio sui propri tubi del gas importato da altri soggetti, che sarebbero suoi concorrenti sul mercato interno.

Recentemente qualche cosa è, tuttavia, successo: il gasdotto Tag, che porta in Italia il gas estratto in Siberia, è stato venduto dalla Snam alla società pubblica Cassa Depositi e Prestiti, così come imposto dall’Europa proprio per aumentare la competizione. Il punto è che quel tubo è poco utilizzato, appena al 64,9% nel 2011 e non perché nessuno volesse farci passare il proprio gas, ma perché le regole di accesso a quel tubo erano talmente complicate e costose (a detta dei concorrenti) che di fatto non si riusciva ad utilizzare.

Ecco perché la riscrittura delle regole di accesso da parte della Cdp (altrimenti non si capisce perché sia stata ceduta se non si rende più facile accedervi) potrebbe dare un aiuto alla concorrenza e, quindi, al calo dei prezzi.

Ma un maggiore aiuto al calo della bolletta arriverebbe dalla separazione societaria tra le due società (Snam ed Eni), esattamente come si sta pensando di fare per le Ferrovie, proprio per ottenere il massimo di trasparenza e il massimo di concorrenza. Nel caso di Telecom Italia, invece, si è decisa non la separazione societaria tra la rete di telecomunicazioni e l’operatore dominante, Telecom, appunto, ma solo una separazione contabile tra la rete di telecomunicazioni e il suo proprietario. Separazione contabile, tra l’altro, “imposta” dall’Authority del settore.

Ma c’è un altro problema: lo stoccaggio. La Snam ha il monopolio, non legale ma di fatto, dello stoccaggio del gas nei siti italiani a questo predisposti.

Poter stoccare il gas consente di accumulare riserve quando sul mercato non c’è la domanda (estate), per poterle rivendere quando la domanda esplode (inverno). Solo l’Eni riesce ad avere questa flessibilità e ciò le consente di poter agire sul prezzo finale in modo più libero.

Resta il fatto che a 12 anni dal decreto Letta, dal nome dell’allora ministro dell’Industria Enrico Letta, che ha liberalizzato la vendita di gas dal lato della domanda (tutti possono comprare gas da chiunque), nulla è stato fatto per liberalizzare il mercato dal lato dell’offerta perché l’Eni resta l’operatore dominante.

Chissà che sia arrivato il momento.

Commenti

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Il 16 Gennaio 2012 alle 16:40 antoniorisparmiarerisparmiando ha scritto:

permetto di segnalarvi un sito che in questi tempi di crisi mi è sembrato decisamente interessante…. ahimè!!!!
Il sito è
http://www.risparmiare-risparm.....iando.com

Il 16 Gennaio 2012 alle 17:28 ojoblog ha scritto:

http://www.ojoblog.it/2012/01/.....c-eyewear/

Il 7 Febbraio 2012 alle 16:31 Gas è emergenza: via anche alle centrali a olio combustibile | Ambiente Bio ha scritto:

[...] da Passo Gries (dove transita il Transitgas), dove si registra un -12,2%. Complessivamente la quantità di gas in arrivo è quindi del 15,7% inferiore rispetto alle [...]

Il 31 Marzo 2012 alle 8:36 Elettricità più cara anche del 10%, 49 euro l’anno per famiglia | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] Teniamoci pronti perché mentre un litro di benzina verde sfiora ormai i 2 euro al litro, da aprile il gas costerà l’1,8% in più, l’energia elettrica il 5,8% in più e a maggio (forse) addirittura il 10% in [...]

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