Sindacati uniti: “Governo cambi politica economica”. L’articolo 18 non si tocca

Raffaele Bonanni, Susanna Camusso e Luigi Angeletti a Palazzo Chigi in una foto d'archivio (Ansa/Samantha Zucchi)

Raffaele Bonanni, Susanna Camusso e Luigi Angeletti a Palazzo Chigi in una foto d'archivio (Ansa/Samantha Zucchi)

Il nuovo governo Monti, oltre che sfornare con tempi record una manovra e guadagnarsi i complimenti dei partner europei, è riuscito in un’altra impresa: mettere d’accordo i vertici di Cgil, Cisl e Uil, che da tre anni praticamente non riuscivano a trovare una linea unitaria su niente.
Ieri i leader dei sindacati Raffaele Bonanni, Susanna Camusso e Luigi Angeletti hanno trovato l’intesa su un documento unico su lavoro, crescita, equità sociale e fiscale, da presentare al governo.

La gravità della crisi impone “un cambiamento nella politica economica del Governo” che, dopo il rigore della manovra di dicembre, “è chiamato ora a mettere in atto politiche che favoriscano la crescita, il lavoro, l’equità sociale e fiscale”, questo il pressing sull’esecutivo firmato Cgil, Cisl e Uil, che hanno riunito le segreterie unitarie per la prima volta dal maggio 2008, e hanno condiviso il documento base su cui chiedono un confronto ampio.

Non lasciano alcun spazio di manovra sul nodo dell’articolo 18. “Abbiamo già detto che se il governo vuole introdurre questo argomento vuol dire che non vuole il confronto con i sindacati. Per noi il confronto si apre sulle proposte che facciamo”, dice la leader della Cgil Susanna Camusso: “Il tema dell’articolo 18 non c’è, non lo consideriamo risolutivo per i problemi che presentiamo”.
Dal fronte delle imprese la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sottolinea che gli industriali andranno al tavolo “senza ideologie e senza dire dei no prima di sedersi”, e che si aspetta che i sindacati facciano la stessa cosa. Ma secca è la replica della Camusso: Marcegaglia “parlerà per sé”.
“È fuorviante insistere su questo tema, è imbarazzante”, le fa eco Raffaele Bonanni (Cisl), che parla di “aree di ideologismo che fanno male al Paese”, e sottolinea il diverso spirito con cui i sindacati hanno cercato una piattaforma comune: “Le nostre sono proposte che evitano di far litigare il sociale e la politica“.
“È una rappresentazione falsa dire che i sindacati vogliono mettere pregiudiziali e Confindustria no” sulla stessa linea Luigi Angeletti (Uil). “Noi abbiamo delle idee, e abbiamo spiegato centinaia di volte che intervenire sull’articolo 18 non sarebbe d’aiuto“.

Al governo i sindacati chiedono di aprire un confronto che vada oltre la riforma del lavoro su cui hanno informalmente già incontrato il ministro Elsa Fornero: chiedono di inquadrarla nel contesto più ampio delle misure per sostenere la crescita l’occupazione, di discutere anche del dossier liberalizzazioni, e di equità, a partire dalle pensioni sul fronte sociale e da una riforma fiscale che alleggerisca lavoratori, pensionati e famiglie andando a toccare i patrimoni. Ora la convocazione del governo a un tavolo è attesa a breve.

Ecco i punti principali del documento unitario di Cgil, Cisl e Uil:

CRESCITA. Il governo, dopo le manovre, “è chiamato ora a mettere in atto politiche che favoriscono la crescita, il lavoro, l’equità sociale e fiscale”. Bisogna creare le condizioni rilanciando gli investimenti infrastrutturali materiali e immateriali, nei trasporti, nelle reti energetiche, nella manutenzione e difesa del suolo, nell’innovazione e nella ricerca.

LAVORO. “È necessario un piano organico per dare sostegno all’occupazione, in particolare con strumenti rivolti ai giovani, alle donne, agli over 50 e al reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione e ai disoccupati”.
Il “Contratto a tempo indeterminato” deve essere la forma comune d’impiego ma va generalizzato l’utilizzo del !contratto di apprendistato” per l’ingresso al lavoro dei giovani e favorito il part time per conciliare lavoro e famiglia.
Contemporaneamente vanno ridotte le altre tipologie di lavoro flessibile, armonizzando costi e tutele. In questo contesto il contratto a tempo determinato serve soprattutto per i lavori stagionali, va fissato un reddito minimo per il parasubordinato e va limitato il ricorso al voucher (lavoro accessorio) consentendo il raggiungimento del reddito minimo per far raggiungere agli stranieri il permesso di soggiorno. Si prevede la riduzione dei tirocini, limitandoli al settore dell’istruzione, anche universitaria.

FISCO. I sindacati ritengono indispensabile che il governo realizzi in tempi brevi un intervento di riduzione del carico fiscale a beneficio dei lavoratori, dei pensionati delle famiglie da finanziare con gli introiti della lotto all’evasione e all’elusione fiscale. Va migliorato e reso strutturale la detassazione e la decontribuzione del salario di produttività.

AMMORTIZZATORI. Si chiede un “riordino” con un sistema “fondato su uno schema assicurativo con un contributo da parte di tutte le imprese” e con l’estensione a tutte le categorie. Due gli strumenti: la Cig e, in caso di avvenuta risoluzione del rapporto di lavoro, l’indennità di mobilità e/o indennità di disoccupazione, prevedendo per quest’ultima un graduale incremento. Si punta, poi, ad una valorizzazione dei Contratti di Solidarietà come alternativa alla messa in mobilità o ai licenziamenti. Ripristinare poi strumenti di contrasto alle dimissioni in bianco.

PENSIONI. I sindacati ritengono che “le recenti misure contenute nel provvedimento varato nello scorso mese di dicembre devono essere modificate perché sono intervenute in modo insostenibile ed iniquo sulla struttura dei diritti previdenziali di milioni di persone senza nessuna gradualità” e prevedendo “deroghe ed esenzioni per sostenere chi espulso dai sistemi produttivi rimane senza lavoro e senza alcuna fonte di reddito”. Si propone, tra le altre cose, di cancellare la penalizzazione per i pensionamenti anticipati; di sperimentare il part-time negli ultimi anni di lavoro, rendendo più sostenibile l’allungamento dell’età per la pensione; introdurre l’esenzione per il tetto al contante delle pensioni; affrontare il nodo della progressiva perdita di potere d’acquisto per le pensioni; estendere al privato la normativa fiscale per la previdenza complementare.

LIBERALIZZAZIONI. “Possono essere di sostegno alla crescita del Paese a condizione che non si traducano in un’azione indistinta, incoerente e improvvisata”. Vengono quindi indicate alcune condizioni “fondamentali”: 1) il mantenimento della proprietà pubblica degli asset strategici e di infrastrutture nodali per il Paese e per il Welfare. Il sindacato critica il progetto di acquisizione da parte del Tesoro di Rete Ferroviaria Italiana a discapito di Trenitalia; 2) i processi di liberalizzazione non devono mettere in discussione i servizi universali. Questo riguarda, in particolare, come si legge nella bozza del decreto, Poste Italiane e la Rete regionale Ferroviaria; 3) Vanno rispettati i Ccnl di settore e la tutela del lavoro; 4) Vanno rispettate le competenze istituzionali degli enti locali, ad esempio in materia di liberalizzazione dell’orario dei negozi; 5) Bisogna accorpare le società dei servizi pubblici locali. I nuovi assetti dimensionali devono prevedere nell’azionariato diffuso dei cittadini e nella partecipazione dei lavoratori. 6) estensione dell’abolizione delle tariffe minime a tutte le categorie, in maniera omogenea e trasparente.

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Il 18 Gennaio 2012 alle 10:14 Economia e Finanza : Sindacati uniti: “Governo cambi politica economica”. L’articolo 18 non si tocca ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 18 gennaio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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