
Il fondatore di Yahoo! Jerry Yang (Credits: AP/Lapresse)
Non deve essere facile per Jerry Yang, 43 anni, vedere con quale entusiasmo il mercato ha salutato la sua uscita da Yahoo!, l’azienda che ha contribuito a fondare diciassette anni fa. Il commento più sarcastico, riporta il settimanale inglese Forbes, è quello di Dennis Gartman, investitore e opinionista, che ha dichiarato: “Sono poche le persone che hanno distrutto tanti soldi con una sola decisione”.
Il riferimento è chiaro: l’offerta da 47 miliardi di dollari che Microsoft aveva avanzato quattro anni fa per l’acquisizione dell’azienda. Il no di Yang, adesso che Yahoo! è valutata meno della metà della proposta di Microsoft, continua a perseguitarlo come un fantasma.
Ma Gartman non è il solo ad avere questa opinione: all’indomani della dipartita di Yang, infatti, le azioni hanno guadagnato il 5%, segno dell’entusiasmo dei mercati. A quarantotto ore di distanza della notizia, la domanda ha iniziato a circolare: “Yang è saltato da solo o è stato spinto?”.
Secondo Kara Swisher, reporter di AllThings D, Yang ha fatto tutto da solo, “anche se l’ipotesi di una spinta non era tanto lontana”. Difficile, infatti, non vedere le nubi addensarsi all’orizzonte. Dopo quattro mesi di ricerca, lo scorso 4 gennaio si è insediato il nuovo amministratore delegato.
Scott Thompson, ex presidente di eBay e Paypal, è il quarto manager a sedere sulla poltrona del numero uno nel giro di cinque anni. Dunque, su quella stessa poltrona che era di Carol Bartz, il ceo nominato nel gennaio del 2009 all’indomani del “niet” di Yang, licenziata lo scorso settembre senza tanti complimenti per la povertà dei risultati raggiunti.
In azienda, bocche cucite. Yang non ha risposto alle richieste di interviste arrivate da più parti e anche Dana Lengkeek, portavoce dell’azienda, si è trincerata dietro ai “no comment”. “Yahoo sta perdendo l’ultimo pezzo di quello che era comunemente vista come un’organizzazione zoppa”, ha aggiunto impietosamente Allen Weiner, analista di Gartner citato da The New York Times.
Con Yang, accusato di lavorare per esercitare il suo potere su Yahoo! invece che nell’interesse degli azionisti, se ne vanno altri quattro membri del consiglio di amminstrazione, lasciando libera la strada, scrivono gli analisti citati da The Financial Times, alle scelte del nuovo amministratore delegato.
Secondo Business Week, l’uscita di scena di Yang è il preludio alla ricerca di un acquirente per gli asset asiatici di Yahoo!. “Per Thompson, liberarsi di Alibaba Group Holding di cui Yahoo! possiede il 40% e di Yahoo! Japan di cui detiene il 35% significherà rappresentare una minaccia più concreta per Google e Facebook sul fronte della raccolta pubblicitaria per quello che, negli Stati Uniti, è considerato il portale più popolare”, prosegue Business Week.
L’uscita di Yang, infatti, sgombra il campo alle trattative: se l’accordo dovesse andare in porto, entreranno nelle casse di Yahoo! 17 miliardi di dollari. Una situazione paradossale: Alibaba e Yahoo! Japan, infatti, valgono più del resto delle operazioni.
Il fatto che Yahoo! sia destinata a vendere i gioielli di famiglia è un chiaro segno dell’incapacità di evolvere il business. Yahoo!, infatti, non era nato come motore di ricerca, piuttosto, usava Altavista e, successivamente Google, al cui traffico e credibilità ha dato un fondamentale contributo. La visione dell’esordio, inspiegabilmente, si è trasformata in miopia: Yahoo! ha astutamente capitalizzato il grande passaggio nella fruizione delle news dalla carta alla rete, ma ha fallito nel seguire la transizione di navigatori e inserzionisti dalla rete a ai cellulari e ai social network.
Il tentativo di diventare un editore è naufragato e i nuovi competitor – come Google e Facebook – hanno soddisfatto volentieri la domanda di informazione e intrattenimento, seguendo un’altra via.
Non attraverso la creazione di contenuto, ma tramite la costruzione di servizi per il networking digitale e mobile che hanno catalizzato l’attenzione del pubblico e, di conseguenza, degli investitori pubblicitari.
Yang, che continua a possedere il 3,6% dell’azienda valutata 100 miliardi di dollari prima della bolla delle dotcom, potrà tranquillamente ripensare a tutto dalla sua - presumibilmente dorata - Sant’Elena.
- Giovedì 19 Gennaio 2012
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Il 19 Gennaio 2012 alle 15:53 Yahoo!, Jarry Yang se ne va e il mercato festeggia l’arrivo di … – Panorama (Blog) | Relazioni Pubbliche e Comunicazione ha scritto:
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Il 15 Marzo 2012 alle 9:38 francislee ha scritto:
Questa notizia è un ronzio per molte persone. Spero che tutto vada bene e buono per lo sviluppo futuro di Yahoo
ingresso da: repliche borse
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