Saclà: l’unione fa la forza (anche nei sottaceti)


Saclà: l’unione fa la forza (anche nei sottaceti)

Lucia, Lorenzo e Giuseppe Ercole, sul tetto del Lingotto con la Fiat 500 brandizzata Saclà

di Francesca Vercesi

Da qualche settimana, sugli scaffali di alcuni negozi alimentari sparsi nei Paesi del Golfo Persico ci sono anche i prodotti Saclà, una delle prime aziende conserviere del Piemonte, nata dall’idea imprenditoriale di Secondo Pinin Ercole.

A distribuirli è il gruppo Shura trading & hotel supplies con sede presso la Al Yasat Tower di Abu Dhabi, parte del colosso Al Mazroui group of companies che ha in pancia una ventina di altre società che spaziano dalle infrastrutture all’energia, dai servizi fino alle apparecchiature per l’aviazione militare e civile.

Un gruppo che è stato pioniere nella scelta dell’italianità, dato che è attivo nella distribuzione di altri brand storici come Illy, l’acqua Fiuggi, la pasta Rustichella d’Abruzzo, il caffè fiorentino Eureka e che ha appena stretto un accordo anche con acqua San Benedetto.

Così il gruppo Saclà, acronimo di Società anonima commercio e lavorazione alimentari, nato ad Asti nel 1939, città dove ha tuttora sede, ha scelto due strade per farsi conoscere: quella dell’internazionalizzazione e quella degli accordi strategici. In controtendenza rispetto all’immagine internazionale che ci vede storicamente incapaci, come sistema Paese, di mettere in atto delle alleanze, Saclà dallo scorso novembre è una delle 13 imprese dell’agroalimentare italiano (tra cui c’è anche Valsoia) che compongono il consorzio Almaverde Bio, la società leader nel biologico in Italia.

Si tratta di aziende che vantano una lunga esperienza nel settore biologico e, come tiene a sottolineare il presidente di Saclà, Lorenzo Ercole, «in un momento di crisi come quello che sta affrontando l’economia, è importante mettere da parte gli individualismi e lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni. Per questo abbiamo deciso di aderire al consorzio».

E a dicembre è partito anche lo spot. «Il settore ha enormi potenzialità ancora inespresse, considerando che i dati evidenziano una palese sproporzione tra mercato futuro del biologico e mercato reale» commenta Renzo Piraccini, presidente di Almaverde Bio, che conta su un fatturato 2011 che dovrebbe superare i 32 milioni di euro.

Il biologico, infatti, si mantiene ancora al 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane, pari a 1,8 miliardi di euro complessivi, considerando la totalità dei canali commerciali, di cui circa 480 milioni nella moderna distribuzione. «Il progetto del consorzio è di fondere le esperienze di imprese italiane che condividono un forte legame con il territorio e la volontà di rendere il biologico un’alternativa possibile e concreta» continua Piraccini. Per il marchio Almaverde Bio, Saclà propone sughi e pesti, sottoli e sottaceti, olio extravergine di oliva, frutta da spalmare, aceto balsamico e glassa balsamica.

Intanto l’azienda di Asti continua a puntare lo sguardo oltre confine con l’obiettivo di espandere ancora la rete di filiali. Tanto che è appena stata riaperta la sede americana, vicino a San Francisco. Oggi la metà dei 130 milioni di euro di fatturato consolidato dell’azienda proviene dall’export. Il Nord Europa è il primo mercato di sbocco ed è proprio qui che l’impresa di conserve alimentari fondata ottant’anni fa, seguendo l’idea di conservare in barattoli il surplus della produzione ortofrutticola, mantiene la leadership in diversi settori.

Come in quello dei pesti in Gran Bretagna (dove il marchio è presente da circa vent’anni, ndr), delle conserve di verdure in Islanda, dei sughi in Germania. Mentre olive, sottaceti e sottoli sono il core business italiano.

Il private label è l’altro filone strategico per competere all’estero: grandi catene come Tesco, Sainsbury e Mark & Spencer già distribuiscono prodotti (pesti e sughi soprattutto) Saclà, con la propria etichetta. «Il marchio è fondamentale, soprattutto oggi, per legare il nostro nome alla grande tradizione del made in Italy.

Solo l’ottima qualità e la riconoscibilità ci potranno portare a muovere i passi giusti, anche in un contesto di mercato come quello attuale» precisa Ercole. Il gruppo ha sempre cercato d’innovare: è stato fornitore dell’esercito italiano, ha distribuito prodotti con la tessera annonaria in tempo di guerra, ha lanciato la prima confezione famiglia e le confezioni trasparenti, passando poi alle conserve di alta qualità per la ristorazione di lusso in giro per l’Europa. Negli anni Settanta Saclà lancia gli Acetelli, una linea di sottaceti caratterizzati da una minore acidità.

Negli anni Ottanta, invece, nascono i condimenti per pasta a lunga conservazione (pesto, sughi rossi concentrati) che, qualche anno più tardi, saranno di fondamentale importanza per lo sviluppo del mercato estero.

Gli anni Novanta segnano il consolidamento della posizione in Italia, con la leadership nel comparto dei sottaceti, delle olive e dei sottoli. Nello stesso periodo Saclà si apre al mercato estero con un’offerta di prodotti diversa rispetto al mercato italiano: condimenti per pasta, principalmente pesto e sughi rossi uht. «Siamo passati dalla latta al vetro negli anni Sessanta e nel 1970 abbiamo cambiato il marchio: Sacla è diventato Saclà. L’azienda continua a essere sana e a dare buoni risultati: l’utile pre-tasse è intorno al 10% del fatturato, in linea con le altre realtà del mercato» afferma Ercole.

E i rapporti con la grande distribuzione? «Non sono facili. Noi lavoriamo bene, ma c’è un punto che vorrei sottolineare: il cibo da noi costa troppo poco e questo perché tutto si è spostato solo sulla politica dei prezzi. Il concetto di fidelizzazione al marchio è cambiato e spesso si finisce per scegliere un prodotto in base al costo e non a chi l’ha realizzato».

Sta di fatto che è difficile presidiare gli scaffali con prezzi adeguati. «Posso dire che noi siamo stati fortunati perché abbiamo trovato una via d’uscita sui mercati esteri che ci ripaga degli sforzi» continua Ercole. «La nostra forza, infatti, è tenere alta la qualità e investire in impianti e immobili: negli ultimi tre anni abbiamo impegnato 12 milioni di euro. Inoltre, abbiamo sette persone nel settore della ricerca e sviluppo» continua il manager, che ha in Rodolfo Garatti il suo storico braccio destro, in Laura Ronco il direttore finanziario e in Andrea Granato e Roberto Gheritti i direttori commerciali, mentre il direttore generale è Sante Vassura.

L’azienda, comunque, continua a restare familiare, nonostante alcune posizioni chiave siano state esternalizzate. La prossima a prendere le redini sarà l’unica figlia di Lorenzo, Chiara, terza generazione della famiglia piemontese, che oggi si occupa già dell’ufficio acquisti e del marketing. Ma è ancora presto: lei è ancora giovane, mentre suo padre ha ancora parecchie idee da trasformare in realtà prima di andare in pensione. A cominciare da un nuovo accordo. Che forse tanto lontano non è.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 7 Febbraio 2012 alle 14:04 Business Suit For Men ha scritto:

Business Suit For Men…

Saclà: l’unione fa la forza (anche nei sottaceti) - Economia - Panorama.it…

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101