Google cresce, ma troppo poco

Larry Page e Sergey Brin nella sede di Google a Mountain View (Credits: LaPresse)

Sergey Brin e Larry Page nella sede di Google a Mountain View in California (Credits: LaPresse)

Utile netto in crescita del 6,3% (2,71 miliardi di dollari, pari a 8,22 dollari per azione) e ricavi per 10,58 miliardi di dollari (+25% rispetto al 2010). Risultati che in qualsiasi azienda del mondo – visti i tempi di magra – sarebbero accolti con brindisi a ripetizione. Ma non in Google.

Sì perché considerate le percentuali bulgare di crescita fatte registrare da Mountain View negli ultimi anni le cifre dell’ultimo quarto snocciolate dalla società appaiono tutto sommato deludenti. Lo sono state di certo per gli operatori di Wall Street che nella seduta after-hours di venerdì hanno fatto crollare il titolo di oltre 8 punti percentuali.

L’amministratore delegato di Google, Larry Page, getta acqua sul fuoco, parlando di “very strong quarter” (un trimestre molto forte). È indubbio però che i risultati del gigante di Mountain View non siano in linea con le aspettative degli analisti.

Non lo sono i ricavi lordi (10,58 miliardi contro i 10,7 previsti), quelli netti (8,13 contro gli 8,38 attesi) ma soprattutto l’utile per azione (EPS) non operativo (Non-GAAP EPS): 9,50 dollari per azione, contro i 10,5 pronosticati.

Oltre il danno, la beffa, visto che il nemico giurato – Microsoft – ha registrato un trimestre fiscale migliore delle previsioni (ancorché l’utile sia diminuito leggermente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) con un conseguente rialzo in Borsa di circa il 3%.

Sulle ragioni della crescita tiepida delle performance di Google si possono certamente fare una serie di valutazioni.

Di carattere economico, innanzitutto. Perché la crisi colpisce tutti, anche le aziende che investono nella pubblicità online. Per la prima volta negli ultimi due anni, sottolinea Reuters, si assiste a un calo delle entrate dagli inserzionisti per le ricerche pubblicitarie. E poi c’è un dollaro più forte e una diminuzione del valore intrinseco dell’advertising (pubblicità) che risente degli sforzi profusi da Google per estendere il suo raggio d’azione nei mercati emergenti e nel settore dei dispositivi mobili. Due fattori, che secondo Herman Leung, analista di Susquehanna Financial Group, avrebbero prodotto un calo medio dell’8% del valore del costo per clic.

Google può “consolarsi” con i risultati provenienti dal cosiddetto display advertising, la parte più fresca della sua raccolta pubblicitaria (che si affianca a quella “contestuale”, zoccolo duro dell’offerta), che nel 2012 potrebbe arrivare a toccare i 5 miliardi dollari. Una cifra consistente ma comunque piuttosto modesta rispetto al totale del fatturato (che nel 2011 è stato complessivamente di oltre 37 miliardi); oltre che meno profittevole, visto che per ogni annuncio sulla su Rete (Google Display Network) Google deve pagare almeno il 50% degli introiti ai proprietari dei siti sui quali i banner vengono inseriti.

Ci sono poi considerazioni di natura strategica. Come abbiamo già sottolineato altrove, buona parte degli sforzi di Mountain View si stanno concentrando sul versante social, settore nel quale Google non ha mai sfondato realmente. Socializzatemi Google e vi renderò ricchi, è stato il diktat rivolto lo scorso anno dallo stesso Larry Page ai suoi. Come dire faremo di tutto pur di non lasciare a Facebook lo scettro del Web sociale.

Proprio ieri la società si è premurata di comunicare che la sua personalissima creatura socialGoogle Plus – ha appena tagliato il traguardo dei 90 milioni di utenti, un annuncio che secondo molti andrebbe preso con le pinze. Più che il numero di utenti registrati il problema starebbe nel livello di coinvolgimento degli stessi: Larry Page precisa che il 60% dei +users interagisce giornalmente con i prodotti Google e l’80% almeno una volta alla settimana. Secondo Forbes, però, si tratta di un dato che non si riferisce al solo Google+ ma a qualsiasi altro servizio del portafoglio Google (come ad esempio Gmail). Non a caso Page parla di “prodotti”, usando il plurale.

Al di là dell’analisi grammaticale, va comunque sottolineato che gli sforzi finanziari della società su questo versante sono sempre più ingenti (nel 2011 la spesa social è cresciuta del 30%). E che di sicuro non ha giovato alla società (almeno in termini di immagine) la notizia dell’integrazione fra Google+ e il suo motore di ricerca, una mossa che a molti è sembrata un tentativo un po’ goffo (e forse anche un po’ disperato) di racimolare più utenti nel minor tempo possibile.

Proprio per questo, Google potrebbe essere chiamata ben presto a rispondere di abuso di posizione dominante davanti all’FTC americana. Un’indagine che si aggiungerebbe a quelle già in corso con l’Unione Europea e il cui esito è atteso per la prossima primavera.

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Il 22 Gennaio 2012 alle 14:15 Economia e Finanza : Google cresce, ma troppo poco ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 22 gennaio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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