di Oscar Giannino
« Abbiamo fatto tutto il necessario, ora è l’Europa che deve muoversi». Queste le reazioni del governo dei tecnici all’indomani del downgrading di S&P a mezza Europa, che a noi ha riservato un BBB+. «O c’è un visibile miglioramento in cambio del nostro maggior rigore, oppure ci saranno reazioni negative in chi si sottopone a enorme disciplina», ha aggiunto Mario Monti al Financial Times, rivolgendosi ai tedeschi. È giusto? Un problema europeo c‘è, eccome. Ma dire «l’Italia ha fatto tutto il necessario» non è accettabile oggi più di quanto lo fosse con il governo precedente.
A pensarla così non sono io solo, povero fesso: anche economisti come Paolo Savona (leggete il suo Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi), Nicola Rossi, Sandro Bisin, Giulio Zanella, Eugenio Somaini. Pensiamo che la linea del decreto «salva Italia» sia di totale continuità, con l’eccezione dell’energica riforma delle pensioni, rispetto a quella della destra, e della sinistra prima. Dei 48, dei 71 e degli 81 miliardi di miglioramento complessivo dei saldi pubblici nel triennio 2012-13-14, i tre quarti si devono a Giulio Tremonti, poco più di un quarto a Monti. Ma l’81 per cento del saldo migliorato nel 2012, il 72 e il 76 nel biennio poi si devono solo a più tasse.
Da Giuliano Amato a oggi, quando sfioriamo il burrone, a comandare davvero è la medesima linea. L’idea continuista è che il rientro del debito pubblico italiano si persegue operando sui flussi, cioè con sanguinosi avanzi primari di almeno 5 punti di pil l’anno, soprattutto tramite più tasse, visto che la spesa sarebbe comprimibile solo per pochi sprechi, essendo «sociale ». Martedì Vittorio Grilli lo ha confermato alla Frankfurter Allgemeine Zeitung: 10 anni di tasse a questi ritmi per ritrovarci con un debito al 100 per cento del pil nel 2020. Scherziamo? Bassa crescita da 15 anni e pressione fiscale da record mondiale ci stroncano. Il 46 per cento di pressione fiscale «ufficiale» nel 2013 e 2014 significherà il 54 per cento e rotti sul prodotto di chi le tasse le paga.
L’alternativa c’è. Loro affrontano deficit e debito pubblico con la pompa incrementale sui flussi fiscali. Noi vorremmo l’ascia dei tagli. Ergo, bisogna lavorare sugli stock, non sui flussi. L’Italia potrà dire di aver fatto il necessario quando il debito pubblico sarà abbattuto con dismissione su-bi-to per 30 punti di pil di attivo pubblico, a partire dal mattone di Stato ma non solo. E quando la spesa pubblica sarà abbassata in qualche anno di almeno 10 punti di pil, dagli attuali 840 miliardi tendenziali. Non dei 10 miliardi in tutto di cui si parla per la spending review di Piero Giarda.
L’alternativa c’è, alla linea macrokeynesista, statalista e fiscalista. È una linea microoffertista, sussidiaria e personalista. Che abbassa spesa ed entrate avvicinandole a chi paga, che libera energie per la crescita invece di drenarle, che smonta dalle fondamenta l’opaco consenso fra nicchie protette d’impresa e 250 mila italiani che campano di politica e amministrazione apicale pubblica.
- Domenica 22 Gennaio 2012

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Il 23 Gennaio 2012 alle 0:15 Economia e Finanza : Monti, “L’Italia ha fatto tutto il necessario”. Non è così: sarà vero quando avrà abbattuto il debito pubblico ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 23 gennaio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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