Crisi, Christine Lagarde e Angela Merkel: dichiarazioni e invasioni di campo. Ora servono i fatti - OPINIONE

Il direttore generale del Fondo Monetario internazionale Christine Lagarde (Credits: AP Photo/Jens Meyer)

Il direttore generale del Fondo Monetario internazionale Christine Lagarde (Credits: AP Photo/Jens Meyer)

Christine Lagarde. Angela Merkel. Il direttore generale del Fondo monetario internazionale. Il cancelliere tedesco. Entrambe a Berlino. Impegnate su fronti diversi: la prima in un convegno sui dieci anni dell’euro. La seconda in un incontro con il premier belga. Tutte e due pronte durante la mattinata a rilasciare dichiarazioni su modalità e termini di intervento a sostegno della crisi. Un botta e risposta a distanza.

Lei, la Lagarde, è stata chiara. Il 2012 dovrà essere l’anno della guarigione. Per questo il Fondo monetario internazionale rafforzerà la propria cassaforte con 500 miliardi di dollari. Le necessità di finanziamento nei prossimi anni saranno nell’ordine dei mille miliardi. Meglio non farsi trovare impreparati.

Ha poi parlato di Unione Europea sottolineando il ruolo “vitale” che deve giocare la Germania, dicendosi favorevole all’introduzione degli Eurobond e confidando in un rafforzamento delle difese anti-crisi. Altrimenti paesi come Italia e Spagna “che sono fondamentalmente in grado di ripagare i debiti, potrebbero essere costretti a una crisi di solvibilità dagli enormi costi di finanziamento con implicazioni disastrose sulla stabilità del sistema”, ha detto Lagarde.

Pronta alla risposta Angela Merkel che impegnata in una conferenza stampa con il premier belga Elio di Rupo, ha ribadito di essere pronta ad approvare il fiscal compact entro marzo rendendo pienamente operativo da subito il Fondo salvastati temporaneo (Efsf) attivando il prima possibile quello permanente (Esm) senza il bisogno di raddoppiarne la capacità da 500 a 1.000 miliardi e dando così un segnale di forte fiducia al mercato.

“È indubbio che sia Lagarde sia Merkel si stanno impegnando per trasformare intenti politici in risorse di fatto” spiega Stefano Caselli, economista dell’Università Bocconi di Milano. “Certo l’intervento del presidente del Fmi sugli Eurobond è un po’ un’invasione di campo. Forse Lagarde in quel momento ha indossato più le vesti del ministro dell’economia francese che quelle di presidente del fondo monetario internazionale”.

In ogni caso lo scambio di battute “è importante perché mostra una comunione di intenti a livello internazionale che deve tradursi nel corso del Consiglio Europeo del 29-30 gennaio in provvedimenti pratici”. Primo: il fiscal compact entro marzo. “Se si facesse davvero sarebbe la vera notizia”.

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