
Eurogruppo, Monti insieme al ministro delle finanze greco Evangelos Venizelos (Ansa/EPA/Olivier HosletT)
Al vertice dell’Eurogruppo ultimato nella serata di ieri Mario Monti, nella sua qualità di ministro dell’Economia, incassa l’apprezzamento dei colleghi e preme ancora sulla Germania per il potenziamento del fondo salva stati.
Lasciando il palazzo del Consiglio Ue di Bruxelles il premier italiano ha commentato: “La riunione dell’Eurogruppo è andata molto bene per l’Italia” che è “una componente molto importante per l’eurozona” visto che “quello che abbiamo fatto e stiamo facendo è stato molto apprezzato”, riferendosi alla manovra finanziaria e alle liberalizzazioni.
Il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker ieri notte ha confermato che i ministri si sono “congratulati” con Monti per “le importanti misure di bilancio adottate dal Parlamento italiano il 22 dicembre, ad appena qualche settimana dall’insediamento del nuovo governo: una performance piuttosto notevole”, ha sottolineato.
I ministri, ha aggiunto Juncker, hanno “accolto con favore” anche il resoconto di Monti “sulle liberalizzazioni decise venerdì scorso, che permetteranno di liberare il potenziale dell’economia italiana”.
Il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ha osservato da parte sua che “l’Italia sta continuando a rispettare le sue promesse sia sul piano del consolidamento di bilancio che su quello delle riforme strutturali”.
Anche l’annuncio di Monti sulla fase successiva dell’azione del governo, con l’attesa riforma del mercato del lavoro, è stato “accolto con grande favore” dai ministri, ha detto ancora il commissario. E ha concluso: “Sono fiducioso che prevarrà anche in questo campo la stessa determinazione che c’è stata finora” da parte del governo.
Determinazione il nostro presidente del Consiglio l’ha avuta anche a Bruxelles nel richiedere il potenziamento del fondo salvastati, il cui accordo raggiunto all’Eurogruppo deve essere ancora finalizzato, visto che solo a marzo si deciderà se aumentarne le risorse.
In serata i Paesi hanno raggiunto un’intesa sul testo del nuovo trattato che istituisce il nuovo fondo Esm basato su alcuni punti chiave quali la maggioranza qualificata per le decisioni (85%), la partenza a luglio e la convivenza fino al 2013 con l’Efsf.
La posizione del nostro Paese di maggiori risorse riceve l’appoggio del direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde, che prima dei lavori chiede, se non un raddoppio, un aumento delle risorse affinché l’Europa possa dare ai paesi del G20 un segnale concreto prima di chiedere loro ulteriori fondi.
Berlino però resiste resiste e mentre erano in corso a Bruxelles le discussioni fra i ministri finanziari, la cancelliera Angela Merkel dice di voler accelerare l’avvio del fondo permanente.
Con il premier Mario Monti nei giorni scorsi si sono schierati già Francia, Stati Uniti (Monti sarà a Washington il prossimo 9 febbraio) e il presidente della Bce Mario Draghi.
Draghi per contro torna a chiedere ai paesi europei di ”non abbassare la guardia sui vincoli di bilancio posti dal ‘fiscal compact”’, il patto europeo per una maggiore sorveglianza sui bilanci nazionali da lui stesso lanciato, ed evitando un annacquamento dell’accordo preso al vertice di dicembre.
Sul fondo Esm, almeno per ora, la cancelliera Angela Merkel pare disposta pubblicamente solo ad accelerare il versamento della tranche per “attivare l’Esm e terminare le trattative sui pagamenti”. Una posizione già espressa nel bilaterale con Monti a Berlino e ribadita nell’incontro con il premier belga Elio Di Rupo.
Secondo la Merkel 500 miliardi “erano un obiettivo inimmaginabile tre anni fa”. Nei documenti che circolano al vertice dell’Eurogruppo però si parla del raddoppio del fondo come una misura “che sarebbe considerata significativa dai mercati e partner internazionali”.
Tuttavia a detta di molti osservatori e dello stesso Monti anche il fondo Esm (per il quale a Bruxelles si torna a discutere del potere di ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà) rischia di non essere sufficiente a stabilizzare i mercati. Solo la Bce, nell’accordo limitata a un mero supporto tecnico all’Esm, potrebbe fornire un efficace firewall, in grado di convincere lo scetticismo dei mercati e frenare la speculazione.
Ma su questo la resistenza della Germania e di altri paesi nordici è ancora più dura. Berlino ricorda così come le misure draconiane varate da Italia e Spagna abbiano fatto scendere lo spread nonostante il taglio del rating da parte di Standard and Poor’s, strada che bisogna percorrere fino in fondo.
- Martedì 24 Gennaio 2012
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