Nell’attuale contesto economico-commerciale, la riverenza nei confronti del capo è anacronistica. E, per converso, il dispotismo non è una qualità auspicabile né in un dirigente né in nessun’altra persona. Per fortuna, l’atteggiamento è mutato sia in ambiente domestico che lavorativo.
A casa nostra un sano dibattito era la norma. Sebbene mia madre avesse solitamente l’ultima parola (come d’altronde avviene tuttora), le mie sorelle e io eravamo stimolati a esprimere la nostra opinione praticamente su ogni questione. A scuola era diverso. A causa della mia dislessia e del mio carattere ribelle ero destinato a diventare il capo di me stesso. Il latino non è mai stato la mia materia scolastica preferita, ma una parola che mi è rimasta impressa è il verbo “educere”.
Ricordo di essere rimasto molto sorpreso nell’apprendere che la radice del termine “educare” significa esattamente “tirare fuori”. Fino a quel momento avevo sempre considerato l’educazione come un mero “inculcamento”.
Se un cattivo insegnante, proprio come un cattivo capo, insegnerà o dirigerà inculcando le proprie opinioni negli allievi o subalterni, un buon insegnante o leader aziendale farà esattamente il contrario, “tirando fuori” idee e opinioni dai propri studenti o colleghi. Se notate che voi stessi o i vostri manager, nonostante i migliori sforzi, vi trovate nelle condizioni di impartire ordini anziché ascoltare i dipendenti, considerate innanzitutto il modo in cui è strutturato il luogo di lavoro.
Nella maggior parte dei casi, questa politica gestionale tradizionale si palesa già nella progettazione concreta degli edifici aziendali, configurata secondo una rigida organizzazione piramidale, a partire dall’ufficio più appartato al piano superiore, scendendo fino agli spazi più angusti assegnati ai dipendenti “di basso livello” al piano terra se non addirittura in un seminterrato privo di finestre. Strutture gerarchiche di questo tipo sono spesso assenti dagli ambienti di lavoro più lungimiranti.
Alla Virgin non abbiamo mai costruito una sede mondiale in vetro e cemento. Durante tutta la mia carriera mi sono trovato a lavorare solo in tre posti: una house boat, casa mia e un’amaca. Le nostre aziende sono tutte ubicate in edifici strutturati appositamente per soddisfare le loro specifiche esigenze e l’indirizzo che abbiamo indicato per quanto di più simile abbiamo a una sede centrale la dice lunga: “La Vecchia Scuola”, che altro non è che una “cattedrale aziendale”.
Fin dai primi tempi della nostra società, quando disponevamo poltrone a sacco nel nostro negozio di dischi, invitando i clienti a fermarsi ad ascoltare musica e chiacchierare con il nostro personale, anziché cercare di smerciare loro qualcosa e spingerli velocemente fuori dalla porta, sono sempre stato un grande sostenitore degli uffici open space.
Sarebbe opportuno che vi fossero anche tanti spazi comuni, aree di svago e cucine dove i lavoratori possano incontrarsi spontaneamente e discutere di tante cose. Pareti, porte, scrivanie e banconi rappresentano una barriera alla comunicazione.
E ora concentratevi su voi stessi: un leader è molto diverso da un capo. Molti Ceo si comportano da capi, non da leader, dirigendo i propri dipendenti da una posizione ben lontana dalla prima linea. Eppure, starsene seduti nella sala di consiglio, prestando ascolto anche ai rapporti più dettagliati elaborati dal personale di front-line non è minimamente comparabile con l’essere sul posto, vedendo, ascoltando e comprendendo in prima persona le interazioni con i clienti. Se non visitate regolarmente questi reparti, assumendone il controllo insieme ai vostri collaboratori, perderete il contatto con le realtà della vostra azienda.
Così, la prossima volta che qualcuno vi dice: «Ok, va bene. Sei tu il capo» e si gira verso la porta, fermatelo immediatamente e replicate: «Niente affatto. Siamo una squadra. Quindi torna qui e dimmi cosa faresti se fossi al posto mio». Anzi, meglio ancora, la prossima volta andate a trovare questo collaboratore alla sua postazione, fermatevi per qualche tempo accanto a lui e chiedete la sua opinione su come stanno andando le cose. Il buon esempio è contagioso, come la vera leadership.
- Martedì 24 Gennaio 2012
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