
Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Credits: Imagoeconomica)
“Ho un appuntamento con i francesi” ha affermato il presidente francese Nicolas Sarkozy rispondendo alla domanda se sarà candidato o meno alle prossime elezioni. Un’ora di intervista in diretta dalla sala delle feste dell’Eliseo, davanti a quattro giornalisti, per entrare nelle case dei francesi e mostrare di avere una strategia per far crescere la Francia, recentemente declassata dall’agenzia Standard & Poor’s della sua tripla A, considerata il tesoro del paese dal suo stesso presidente.
Il dibattito si è concentrato su questioni economiche, e il presidente ha assunto un’aria assai grave parlando a più riprese della catastrophe della scorsa estate che ha aggravato la crisi economica già in corso, ha promesso che non ci sarà un terzo piano di rigore né un aumento delle tasse per i cittadini, facendo tuttavia comprendere che saranno le collettività locali a doversi arrangiare.
Tre i punti su cui si è soffermato:
- la disoccupazione dato che “un disoccupato non ha alcun potere d’acquisto”;
- le modalità per favorire l’impiego tra i giovani, inserendo l’obbligo del 5% di apprendisti nelle aziende con più di 250 impiegati;
- l’abbassamento delle tasse patronali per le industrie, in modo da evitare la delocalizzazione all’estero e puntare sulla produzione in Francia.
- il mercato immobiliare, che a suo avviso deve essere motore dell’economia tanto da lanciare l’idea di una legge che permetta di costruire negli stessi terreni il 30% in più del previsto, per risolvere il problema della mancanza di alloggi e per assumere più persone nelle imprese di costruzione.
“Bisogna difendere e valorizzare il lavoro” ha detto Sarkozy, che tenta di rilanciare il “made in Francia” prendendo pero’ spesso ad esempio la Germania, che è allo stesso tempo suo cliente e concorrente nelle esportazioni in Europa.
Il riferimento all’esempio dei tedeschi, perfino alle decisioni prese dal socialista Schroeder negli ultimi anni, è costante nei discorsi del presidente francese, che insiste sulla forza della coppia franco-tedesca per risolvere la crisi globale.
Contro una “finanza folle” Sarkozy continua la sua corsa verso la messa in opera della Tobin Tax, come misura allo stesso tempo “choc” e “d’esempio” verso il mondo finanziario e i governi degli altri Stati europei, favorevoli ma molto più cauti rispetto ai tempi della sua applicazione, da decidere in sede comunitaria e non solo nazionale.
Alla vigilia del vertice europeo, Sarkozy si mostra ai francesi come un uomo concentrato sulla sua missione di presidente “della quinta economia mondiale”, punta sull’autencità e fa di tutto per mostrarsi all’altezza della situazione. Riuscirà a convincere i suoi cittadini e i suoi partner europei?
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- Lunedì 30 Gennaio 2012
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