
Il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi (Credits: ANSA/GUIDO MONTANI)
Correva l’anno 1996, quando il neo ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini, annunciò a una platea di cronisti affascinati che da quel momento in poi gli uffici pubblici sarebbero stati toccati dal soffio dell’informatica, facendo risparmiare soldi e tempo allo Stato e ai cittadini. “L’amministrazione” spiegò “non potrà chiedere più a nessuno un documento che possiede già”. Sono passati quasi 16 anni e oggi si torna a parlare di agenda digitale.
Ma siamo sempre lì. Il ministero ha cambiato più volte nome e perimetro. Nella XIV legislatura si sdoppiò e ne nacque addirittura un clone espressamente votato all’informatica, con l’ambizioso nome di ministero dell’Innovazione.
Considerando entrambe le poltrone, si può calcolare che da allora si sono avvicendati al vertice ben 7 politici e tecnici di vario colore (Piazza, Frattini, Stanca, Mazzella, Baccini, Nicolais e Brunetta) ognuno dei quali appena seduto ha fatto lo stesso annuncio di Bassanini: basta file allo sportello e addio alle scartoffie inutili. Arriva l’informatica.
È evidente che se ciascuno avesse mantenuto almeno metà della promessa non saremmo qui a parlarne: la digitalizzazione della Pubblica amministrazione sarebbe completata da un pezzo. Ora il ministro della Pubblica amministrazione del governo Monti, Filippo Patroni Griffi (già capo di gabinetto del ministero nel governo precedente) grida anche lui (via decreto semplificazione) il suo “basta alle scartoffie”.
E per rendere la promessa più credibile la condisce con una cabina di regia formata da lui medesimo, dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e dal collega dell’Istruzione Francesco Profumo, incaricata di attuare le indicazioni della Commissione europea sintetizzate in un documento chiamato “Agenda digitale” che già si presenta come il nuovo cavallo di battaglia della modernità.
Gli obiettivi sono più o meno quelli di sempre: si potrà ottenere via web il cambio di residenza, i certificati anagrafici, i documenti di identità, la partecipazione ai servizi pubblici e finanche l’iscrizione alle liste elettorali. È inoltre ribadito che non si dovrà più chiedere ai cittadini (in particolare alle imprese che partecipano ai concorsi pubblici) di produrre documenti già in possesso dell’amministrazione.
Tutto giusto, tutto condivisibile. Peccato che al momento appartenga a una sorta di mondo dei sogni. La realtà è quella ricordata una paio di settimane fa in un documento al governo dell’Authorithy per le Comunicazioni, ossia che l’Italia è sotto la media europea in tre parametri fondamentali come il livello di alfabetizzazione informatica, la copertura della rete internet a banda larga e diffusione dell’uso di servizi on line.
Questo non vuol dire che si debba scommettere su un fallimento, beninteso. Può darsi che le circostanze eccezionali che hanno accompagnato la nascita del governo Monti facciano il miracolo. Magari anche grazie al disperato bisogno di crederci degli italiani, che di perder tempo in impacci burocratici e pezzi di carta inutili (con tutti gli altri problemi che ci sono) non ne possono davvero più.
- Martedì 31 Gennaio 2012
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Commenti
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Il 1 Febbraio 2012 alle 4:16 Economia e Finanza : Agenda digitale, per ora è solo nel mondo dei sogni ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 01 febbraio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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