
(Credits: Fabio Ferrari/LaPresse )
I numeri contano. Eccome. A un giorno dall’incontro informale, previsto per domani mattina, tra industriali e sindacati per fare il punto sulla riforma del mercato del lavoro, in vista del nuovo tavolo con il governo convocato per giovedì a Palazzo Chigi, le stime dell’Istat sui senza lavoro in Italia pesano come un macigno: il numero dei disoccupati a dicembre è salito a oltre 2,2 milioni, 221 mila in più rispetto allo scorso anno (+10,9%), più o meno quanto il numero di abitanti di una città medio - grande italiana. Il problema è che il 31% dei giovani non ha un posto.
A livello congiunturale il rialzo è tuttavia meno deciso: +0,9%, pari a 20 mila unità. Ma il dato potrebbe essere peggiore, ha spiegato Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, perché “se non ci fosse stata la cassa integrazione, e in particolare la Cig straordinaria e la deroga, i disoccupati sarebbero oggi più di 3 milioni”.
Il numero degli occupati, tuttavia, a dicembre 2011 risulta stabile sia a livello congiunturale sia a livello tendenziale, a poco più di 22,9 milioni, con una lieve flessione annua dello 0,1% (-23 mila unità). Inoltre, il tasso di occupazione è pari al 56,9%, anch’esso stabile rispetto a novembre e in diminuzione dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
A preoccupare, ovviamente, è il tasso di disoccupazione che a dicembre è all’8,9%, in rialzo dello 0,1% rispetto a novembre e dello 0,8% da dicembre 2010, ma comunque il dato più alto da gennaio 2004. Questo indice, però, non considera le persone che hanno smesso di cercare lavoro, gli inoccupati (ossia coloro che non hanno mai lavorato) e nemmeno coloro che fanno lavori saltuari o in nero.
Tuttavia c’è un dato che fa luce su questo aspetto: quello sugli inattivi, ossia quelle persone tra i 15 e i 64 anni che, per vari motivi, hanno smesso di cercare lavoro. Stando all’Istat, infatti, lo scorso dicembre sono diminuiti dello 0,2% (-34 mila unità rispetto al mese precedente), mentre il tasso di inattività è diminuito dello 0,5% su base annuale, posizionandosi al 37,5%.
Incrociando questi ultimi dati con quelli sull’aumento dei disoccupati (ossia gli iscritti al centro per l’impiego), si scopre l’altro lato della medaglia: c’è un numero di “scoraggiati”, ancora non bene quantificato, che ha ricominciato a cercare lavoro. E questo, forse, è un buon segno.
- Martedì 31 Gennaio 2012
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