Piccole imprese: un «pozzo» inghiottirà la burocrazia

Piccoli imprese: un «pozzo» inghiottirà la burocrazia

Il ministro Filippo Patroni Griffi e Vincenzo Boccia, vicepresidente Confidustria

Capitale-e-dintorniUn «pozzo dei documenti» libererà le piccole imprese italiane dalla morsa della burocrazia? L’idea è più che ragionevole: registrare una volta per tutte le credenziali di un’azienda che partecipa a un bando pubblico, evitandole di rifare la stessa trafila a ogni appalto. Non è così che funziona in Italia, ma stavolta (dopo oltre 15 anni di digitalizzazioni della pubblica amministrazione annunciate da governi di ogni colore) potrebbe essere quella buona.

A spingere perché si crei questo nuovo sistema è anzitutto l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, che il 12 gennaio scorso ha segnalato a governo e Parlamento la disponibilità della sua banca dati telematica a raccogliere e rendere accessibili alle diverse amministrazioni che ne avranno bisogno tutti i documenti presentati dalle imprese per partecipare agli appalti.

La molla è il bisogno di ridurre la spesa pubblica, naturalmente. Ma una riforma del genere sarebbe una vera liberazione per le piccole e medie imprese (quelle da 5 a 249 addetti), che secondo le misurazioni compiute dal ministero della Pubblica amministrazione e dalla stessa autorità spendono ogni anno ben 1,2 miliardi di euro per produrre la quantità industriale di pezzi di carta necessari a partecipare alle gare pubbliche. Ciascuna impresa, infatti, partecipa in media a 27 bandi ogni anno e per 27 volte deve produrre la stessa documentazione, dal certificato antimafia all’iscrizione al registro delle imprese e così via.

Non per niente la proposta di questa nuova banca dati universale (che al ministero hanno ribattezzato, appunto, «il pozzo dei documenti») riempie di entusiasmo le associazioni di categoria delle piccole imprese italiane. «Non solo questa riforma ci farebbe risparmiare un sacco di soldi e di tempo nella presentazione dei documenti» commenta Vincenzo Boccia, che nella Confindustria è il presidente della piccola industria «ma avrebbe anche il vantaggio di ridurre drasticamente i contenziosi che si creano spesso proprio sulla loro validità. Sarebbe un grande passo avanti. Spero solo che si faccia davvero».

Tiene le dita incrociate anche il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che già pensa a evoluzioni ancora più spinte: «Non vedo l’ora di poter estrarre il mio certificato di regolarità contributiva all’Inps o all’Inail e inviarlo per posta certificata».

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