
Francesco Casoli, titolare del gruppo Elica (Credits: Imagoeconomica)
“Non perdiamo troppo tempo a discutere sull’articolo 18 e facciamo una riforma ad ampio raggio, che spazia dai contratti di assunzione fino agli ammortizzatori sociali”. È questa la ricetta per cambiare il mercato del lavoro proposta da Francesco Casoli, senatore del Pdl e proprietario del gruppo Elica, multinazionale marchigiana con 3mila dipendenti, leader mondiale nella produzione di cappe da cucina.
Nella sua duplice veste di politico e di imprenditore, Casoli suggerisce al ministro del Welfare, Elsa Fornero, di muoversi con un approccio molto pragmatico, prendendo il meglio dei progetti di riforma finora presentati in Parlamento.
Anche quelli che vengono dal centrosinistra?
Certo. Credo che sia molto interessante, per esempio, la proposta del senatore del Pd, Pietro Ichino, anche se ci sono alcune cose che non mi piacciono.
Cosa?
Questo progetto di riforma impone un po’ troppi oneri alle aziende. Secondo Ichino, le imprese dovrebbero svolgere un ruolo di supplenza del sistema di welfare pubblico, finanziando in parte i sussidi alla disoccupazione e i programmi di reinserimento nel mercato del lavoro del dipendente licenziato.
Dal centrosinista arriva anche un’altra proposta: quella del senatore Nerozzi e dell’economista Tito Boeri, che vorrebbero minori tutele contro i licenziamenti nei primi 3 anni successivi all’assunzione. Cosa ne pensa?
E’ un’idea da prendere in seria considerazione perché accresce la flessibilità dei contratti di lavoro. Il rapporto tra un’azienda e il suo dipendente è sempre invetabilmente complesso e ha bisogno di tempo prima di consolidarsi. Vanno bene, dunque, tutte le soluzioni che allungano il periodo di sperimentazione o di apprendistato.
In tal caso, però, sarebbe necessario un cambiamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E i sindacati non ne vogliono sentir parlare….
Penso che oggi si debba evitare un errore: quello di concentrarsi troppo sul dibattito legato alla riforma dell’ articolo 18. Per me, la revisione di questa norma non rappresenta certo un tabu’ ma è comunque un aspetto secondario, che deve invece essere inserito in un contesto molto più ampio.
Boeri e Nerozzi, però, sostengono anche un’altra cosa: la necessità di alzare i salari per i lavoratori precari. E’ d’accordo anche su questo?
Non la trovo una proposta scandalosa. In linea di principio, come imprenditore, non sono contrario a pagare di più chi accetta un contratto di lavoro flessibile.
Il ministro del welfare dovrà affrontare anche un’altra questione importante: la riforma degli ammortizzatori sociali. Ha qualche suggerimento da darle?
Anche su questo fronte, credo che il ministro dovrà muoversi con molto pragmatismo. Gli ammortizzatori sociali che ci sono oggi, e in particolare la cassa integrazione, hanno funzionato bene ma sono necessari dei cambiamenti.
Quali?
Credo che si debba andare verso un modello simile a quello adottato nel Nord Europa. I sussidi alla disoccupazione non possono durare all’infinito o troppo a lungo ma, come in altri paesi, a certe condizioni possono anche essere ridotti o revocati .
Quando?
Per esempio quando un lavoratore licenziato rifiuta più di 2 nuove proposte di assunzione, adeguate al suo livello di competenze e alle mansioni che ha svolto in precedenza.
Crede che il governo ce la farà a varare la riforma?
Non lo so ma mi auguro di sì.
Che giudizio dà del ministro Fornero?
Veramente, di persona non la conosco e non posso esprimermi più di tanto. Devo dire che, in certe esternazioni, mi è sembrata un po’ emotiva: una caratteristica che non si addice molto a chi occupa delle cariche di grande responsabilità come la sua. E poi, in alcuni casi, mi è parso che il ministro abbia parlato un po’ troppo: su temi così delicati come la riforma del lavoro, la politica degli annunci rischia di essere molto dannosa.
- Mercoledì 1 Febbraio 2012
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