

Sandro Camilleri, amministratore delegato di Matica System
C’erano una volta il vino, la moda e l’alta cucina. Perché oggi l’eterna gara tra francesi e italiani si è spostata in altri settori. E non si tratta neanche delle banche, dell’energia o del latte, industrie finite sotto i riflettori in periodi più recenti. Esiste, infatti, una nicchia più piccola, e giovane, rimasta finora lontana dall’attenzione dei media: la produzione e distribuzione di sistemi stampa per carte magnetiche e di sicurezza, in altre parole carte di identità, carte di credito e tessere di riconoscimento.
Un mercato con una crescita annua stimata intorno al 10%, per un giro d’affari globale di 5 miliardi di dollari, e che in Italia vede in prima linea un’azienda nata nel 1992 a Milano, Matica System, società che oltre alla sede principale in Lombardia, conta anche altre tre sedi distaccate a Novara, Angers (Francia) e Stoccarda (Germania).
L’azienda, per la verità, era nata vent’anni fa solo come produttrice di punzonatrici per targhette di metallo, divisione che ha mantenuto per clienti del settore automobilistico e militare, e ha scoperto la sua vera vocazione solo 10 anni dopo, grazie all’ingresso in azienda di Sandro Camilleri, un manager con alle spalle una solida preparazione all’estero in campo finanziario e una gavetta nel settore bancario e nella distribuzione di stampanti per carte magnetiche in Italia. «Questo è un business nato negli Stati Uniti ed è relativamente giovane in Europa: in pratica, siamo noi gli ultimi arrivati. Inoltre c’è un’alta barriera tecnologica all’ingresso, perché produrre questo genere di stampanti richiede un notevole impegno finanziario» racconta a Panorama Economy Camilleri, amministratore delegato di Matica System.
Guardando agli ultimi 10 anni, Camilleri ha dimostrato di saperci fare. Nel 2002 ha rilevato Matica, di cui è diventato amministratore delegato nel 2007, lanciando un programma intensivo di ricerca e sviluppo per la produzione di sistemi di carte e di sistemi di imbustamento per carte di credito, che ha portato quattro anni dopo all’acquisizione di rami d’azienda della società austriaca Digicard e dell’italiana Fractalos Card Lab, entrambe specializzate in macchinari e moduli ad alta velocità per l’emissione delle carte.
E così è iniziata la corsa: nel 2009, anno orribile per la finanza (che raggruppa una grande fetta dei potenziali clienti di questo settore), il gruppo fatturava 29 milioni di euro. L’anno successivo il giro d’affari è salito a 36 milioni, che nel 2011 sono diventati 42 milioni (+20%).
Così nel Vecchio continente oggi Matica compete con i francesi di Evolis, società con un fatturato di oltre 40 milioni di euro. «Se consideriamo il giro d’affari ora ce la giochiamo sempre per un milione di euro» dice Camilleri. In realtà, ci sarebbe anche un terzo incomodo: Magicard, società britannica della galassia Ultra Electronics Holdings (4 mila dipendenti e oltre 650 milioni di sterline di fatturato), con maggiori vendite però nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia. Nel nostro Paese, invece, non esistono veri competitor nazionali per Matica, ossia multinazionali o società paragonabili per ricavi, ma si contano solo un paio di aziende decisamente più piccole per fatturato con prodotti assimilabili.
La concorrenza più agguerrita, insomma, viene da tre grandi aziende d’oltreoceano: Datacard (con un giro d’affari intorno a 350 milioni di dollari), Zebra Technologies (80 milioni di dollari) e Fargo (120 milioni di dollari). Tre società con un’esperienza alle spalle più che ventennale nel settore e che a oggi possono contare su un cambio euro-dollaro ancora favorevole.
Matica, però, non ha certo intenzione di cedere il passo al rivale d’Oltralpe, né tantomeno alle «tre sorelle» made in Usa. Così da poco ha acquisito il controllo di un competitor tedesco, Digital Identification Solutions (30 milioni di ricavi, sette sedi nel mondo e circa 90 dipendenti), società quotata a Francoforte specializzata in soluzioni di identificazione, tra cui il riconoscimento biometrico.
Un’operazione che ha fatto crescere il numero dei collaboratori del gruppo a oltre 200 unità, di cui 30 ingegneri addetti alla ricerca e sviluppo (Matica ha tre brevetti, mentre 10 sono in corso di approvazione). Con la controllata tedesca, inoltre, il numero delle filiali è passato da due a otto, distribuite fra Europa, Medio Oriente, Singapore, Cina, Stati Uniti e America Latina. «Questa acquisizione ci ha dato sicuramente tre spinte in più: un aumento dimensionale, il miglioramento del processo di consolidamento e una presenza globale, senza la quale, a volte, non si viene presi nemmeno in considerazione da parte di molti clienti del settore bancario e assicurativo» spiega Camilleri.
Radici all’estero che sono poi essenziali per Matica, che esporta il 95% del fatturato attraverso 150 distributori e che ha un vasto portafoglio clienti fuori confine, da Scotland Yard al governo della Malesia, con il quale ha concluso un accordo lo scorso luglio per stampare carte d’identità elettroniche.
In futuro, spiega Camilleri, la lotta tra i competitor sarà per la conquista dell’Asia e del Sud America, Paesi in forte crescita e che ancora oggi non contano player in questo comparto. E per vincere la sfida, o per lo meno non rimanere indietro, Matica conta di crescere per linee interne, continuando a puntare sull’export, a oggi distribuito in queste percentuali: 40% in Asia, 30% nelle Americhe e 30% tra Europa e Medio Oriente.
«Per il 2012 contiamo di ripetere i risultati del 2011, quando siamo cresciuti a due cifre, al di là dell’acquisizione. Entro i prossimi cinque anni, anche se le prospettive di crescita in Europa sono più basse, mentre quelle più forti sono in Medio Oriente, Americhe e Asia, contiamo di raddoppiare il fatturato. Molto però dipenderà dalla situazione macroeconomica» spiega Camilleri, aggiungendo che future acquisizioni saranno fatte o per avere un accesso diretto ai mercati o per sviluppo di nuovi prodotti tecnologici. «In questo caso più coerente con la nostra strategia potrebbe essere l’acquisizione di una società che produce sistemi biometrici» conclude l’imprenditore.
- Mercoledì 1 Febbraio 2012
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