
Il senatore del Pd Pietro Ichino (Credits: Imagoeconomica)
TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO
Mario Monti oggi chiarisce. La sua battuta sulla monotonia del posto fisso “presa fuori dal contesto, può prestarsi a un equivoco” ha detto a RepubblicaTv. “Se intendiamo per “fisso” un posto che ha una stabilità e tutele, certo è un valore positivo. La mia frase serviva a dire che i giovani devono abituarsi all’idea di non avere un posto fisso per tutta la vita, come capitava alla mia generazione o a quelle precedenti, un posto stabile presso un unico datore di lavoro o con la stessa sede per tutta la vita o quasi”. Ma questa volta anche Pietro Ichino non ha potuto tirarsi indietro. E ha detto la sua.
Anche per rilanciare, in un periodo in cui si tratta tra governo e sindacati sul mercato del lavoro, i punti cardine della sua proposta di riforma.
Intervenendo infatti ad un direttivo sindacale dei metalmeccanici della Fim-Cisl, Ichino ha dapprima definito “una battuta un po’ infelice” la frase pronunciata dal presidente Monti a proposito appunto del posto fisso, ma ha poi subito aggiunto che è giusto dare la possibilità di cambiare lavoro per migliorare la propria posizione.
In questa logica anzi Ichino ha reinterpretato in chiave positiva l’affermazione di Mario Monti, spiegando che secondo lui, il presidente del Consiglio intendeva mettere in evidenza che l’abbandono di un lavoro spesso coincide con la possibilità di liberarsi “da un datore di lavoro che ti tratta male, o che ti paga meno di quanto non ti paghi un altro” ha detto Ichino.
Che ne ha poi approfittato per ribadire, in linea con quanto sostenuto nel suo progetto di riforma del mercato del lavoro, che invece nei Paesi scandinavi come la Danimarca, dove vigono sistemi di flexsecurity, tutto ciò è reso molto più semplice grazie ad ammortizzatori sociali che supportano il lavoratore nel periodo in cui resta senza occupazione. “Il mercato del lavoro è innervato di servizi efficienti che consentono di trovare lavoro non solo come in Italia sulla base di relazioni amicali, parentali, professionali: ma anche, per chi non ha queste relazioni, semplicemente affidandosi all’agenzia che individua questi percorsi di ricollocazione, li finanzia, e ti accompagna fino al punto d’arrivo”.
Un modello che più volte il senatore Ichino ha rilanciato per il nostro Paese senza raccogliere finora grandi consensi. Di certo, lo stesso ministro del Welfare Elsa Fornero ci ha tenuto in più di un’occasione a ribadire che per definire la riforma definitiva verranno tenute in considerazioni le proposte venute da più esperti, tra le quali appunto quella del senatore Ichino.
Sembra però che la proposta del senatore del Pd abbia alla base l’esigenza non solo di una trasformazione radicale degli strumenti operativi, ossia contratti e ammortizzatori, ma anche di una profonda rivoluzione culturale che renda il nostro Paese un po’ più europeo. Una trasformazione quest’ultima che forse richiederà molto di più del mese di tempo entro cui Elsa Fornero ha promesso di portare a compimento la riforma del mercato del lavoro.
- Venerdì 3 Febbraio 2012
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Commenti
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Il 3 Febbraio 2012 alle 21:15 Economia e Finanza : Posto fisso, Monti chiarisce e Ichino commenta: “Battuta infelice. Ma cambiare lavoro deve diventare più facile” ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 03 febbraio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 4 Febbraio 2012 alle 2:16 raffaele45 ha scritto:
Nell’ultimo incontro, la cancelliera Merkel secondo una non ben accreditata agenzia di stampa locale pare abbia suggerito al presidente Mario Monti di motivare gli Italiani a lavorare di più,citando il noto motto del filosofo Hengel:” Il lavoro rende liberi ” (Arbeit macht frei).
Riteniamo inattendibile la notizia, in quanto Monti fino ad ora ne ha dette tante sul lavoro, ma non ci risulta che abbia ancora
citata la massima del filosofo tedesco.
Il 4 Febbraio 2012 alle 10:56 nhico ha scritto:
D’Accordissimo, il posto fisso non può, né deve esserci, per decreto governativo. Inoltre i nostri distratti sindacalisti, specialmente quelli radicati a sinistra, fanno finta di non rendersi conto che il posto fisso sono stati proprio loro a cancellarlo dalla faccia dello Stivalo. Distruggendo in tutti i modi consentiti dalle leggi sul lavoro, e sono tantissimi, e i pochi sotterranei e non consentiti ma altrettanto perniciosi, le aziende italiane, verso le quali hanno da sempre nutrito un odio viscerale. Perché il padrone andava abbattuto. E sulle note di questo loro pregiudizio, del quale non era immune neppure Bertinotti, buttavano, nella fogna a cielo aperto della loro idiozia ideologica, l’acqua sporca con il bambino. Ma mettendo da parte il cachemire e Bertinotti, Monti ha sbracato senza nemmeno accorgersene. Anzi ha sbagliato due volte. E forse anche tre, se il suo è stato un lapsus freudiano. Se ha parlato, insomma, di se stesso. E se così fosse, scopriamo che il prof. Monti sente la monotonia del suo lavoro. Non del suo posto fisso, che se lo tiene stretto. Da una vita. Ma del suo lavoro routinario. Come dire che è uno dei tanti scalda sedia di cui è piena la pubblica amministrazione, università compresa. Perché se così non fosse, se fosse innamorato del lavoro, saprebbe che il lavoro non annoia mai. Né esalta. Ma senza si è schiavi della disoccupazione. E adesso come adesso, quello che spaventa i giovani e i meno giovani, fino ad arrivare agli ultra sessantenni, non è la mancanza di accesso al “posto fisso”, ma la dilagante disoccupazione sulla quale galleggiano verso la deriva della loro esistenza. E su questo fasciame in disfacimento Monti fa le sue battute intrise di cachemire.
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