di Micaela Osella
I templi supplementari all’ombra del Partenone sono finiti da un pezzo. È da oggi però che sulle sponde dell’Egeo risuonano forti le sirene di una nuova Lehman Brothers. La notte ghiacciata sopra l’Acropoli non ha portato consiglio. E la giornata di oggi potrebbe raccontare la fine della Grecia nell’Eurozona.
Da oggi anche Bruxelles – segnalano gli esperti interpellati da Panorama.it – comincerà a fare i conti con il suo default, sempre più impossibile da scongiurare. Per Atene non ci saranno altre occasioni per salvarsi la pelle. Quel secondo pacchetto di aiuti da 130 miliardi di euro, che a causa del peggioramento della congiuntura economica è lievitato ad almeno 145, appare come un miraggio.
Per ottenerlo la Troika aveva chiesto alla Grecia di versare fino all’ultima goccia di lacrime e sangue. Bruxelles aveva rincarato la dose, reclamando una quadra entro domenica sera, sia nella trattativa con i privati, sia in quella con i prestatori internazionali. Risposta un due di picche.
Dire sì a una riduzione dei salari fino al 25%, della tredicesima e quattordicesima, il licenziamento di 150 mila impiegati statali entro il 2015, un intervento sulle pensioni complementari e nuovi tagli pari all’1% del Pil - circa due miliardi di euro - inclusi gli abbattimenti di costi di difesa e sanità avrebbero condannato Atene alla rivoluzione, ha tuonato stanotte Georges Karatzaferis, leader di estrema destra.
E con lui lo hanno fatto Georges Papandreou, che guida i socialisti e Antonis Samaras, esponente della destra. Niente di fatto insomma per la maratona di colloqui che aveva intavolato con i partiti che sostengono la sua maggioranza il premier greco, Luca Papademos.
Ha tentato il tutto per tutto telefonando al presidente della Bce, Mario Draghi, e al direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. E secondo il tam tam di mercato non avrebbe ancora gettato la spugna: punta a un nuovo valzer di colloqui oggi. Peccato che potrebbero non servire a sgombrare il campo dagli equivoci: quelli che danno ormai Atene spacciata.
Il 13 febbraio è in agenda l’ultimo termine tecnico per evitare la bancarotta. Poi il baratro. “Siamo stati molto generosi”, ha detto il presidente dell’Institute of international financing (Iif), Joseph Ackerman, dalla tarda mattinata di nuovo nel Paese auspicando che i creditori pubblici facciano lo stesso, ovvero aiutino ulteriormente la Grecia accettando perdite sui loro bond.
Che i negoziati sui tagli di bilancio potessero imbattersi sulla strada dei guai lo aveva intuito Erik F. Nielsen, Global Chief Economist di UniCredit Research. “Ho sempre pensato che fossero difficili. In Grecia i tre leader dei partiti si sono uniti nel dire no ai tagli aggiuntivi – ricorda –. Sono convinto che un’intesa sarà trovata prima che sia troppo tardi. Se vogliamo evitare un default disordinato a marzo le trattative dovranno essere chiuse, massimo entro due settimane. Non è un caso – osserva – se l’Ecofin sia stata rinviata a data da destinarsi”.
“Continuiamo a ritenere la probabilità di un default della Grecia disordinato sia remoto per il fatto che le ripercussioni saranno davvero importante e difficili da determinare”, avverte Richard McGuire senior fixed-income strategist di Rabobank. “La politica del rischio calcolato e le posizioni già pre-elettorali assunte dai partiti in Grecia porteranno a ulteriore nervosismo”. Oggi però la realtà racconta un’altra verità.
Anche se Atene affonda, l’euro è salvo. Gli spread non si scompongono più di tanto. A metà mattinata il differenziale tra i Btp e il Bund a 10 anni era salito fino a 390 punti circa. Situazione ancora sotto controllo, insomma. Sabato era stato lo stesso presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker a evocare un simile scenario, dopo mesi in cui aveva puntalmente smentito qualunque ipotesi del genere. “La Grecia sarà l’eccezione alla regola che i Paesi della zona euro non possono andare in default”, riprende Nielsen.
E così sia, finché non saranno poi Portogallo e Irlanda a tremare sotto il peso dell’impalcatura di una moneta unica che scricchiola sempre di più.
- Lunedì 6 Febbraio 2012

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Commenti
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Il 6 Febbraio 2012 alle 18:37 larisamanuela ha scritto:
Component activities of organized crime, have a character secret and well organized, of which case made a social impact very negative, in many states he constituting “cancer perfidious” which weakens the power society, threaten the integrity of government, cause increase taxes which adds the price of goods, endanger safety and jobs of citizens, cause damage businesses are in competition, control by force of moneyunions,finally achieving a strong influence in the sphere of economy, social and especially political.
Romania is a mafia state with not working administration governed by organized crime.
Human trafficking in Romania is a state policy and a modern retail which feed corruption and organized crime. Organized crime is constantly looking for legitimate business that could be used as a cover.
According to data held by the Italian authorities in Roma: 85% of prostitutes in Rome are romanian woman. In Milano: eight of ten prostitutes which practice “job” in Milano are romanian woman including Ioana Visan, Berlusconi’s hooker from Curtea de Arges (Curtea de Arges, pimps factory from Romania, manager: local corrupt police). Behind such companies, actually hiding network specializing in recruitment of girls who end up prostitute.
These companies are used as a mask, to support illegal activities, to wash the money, but also because leaders mobs to be seen as successful entrepreneurs.
Besides these companies, strongly related with them, in the town of Curtea de Arges-Romania exist more mafia groups(indestructible mafia groups because even the police are headed) which with the complicity of local taxi drivers, recruit, transport, and place girls to practice prostitution, girls which later are trafficked external in Italy, Spain, France, Germany, Austria, etc, by prostitution networks from Curtea de Arges.
…in Denmark, Romania is the country with the most prostitutes and according to Europol, Eurojust, The Times, CNN, the first exporter of prostitution in Europe is Romania.
Geert Wilders: Romania and Bulgaria should be excluded from the EU due to high corruption and irregularities which make them unsuitable as members of the EU
Ove Dahl, chief investigator of the Copenhagen Police: “Romanians are people without honor.Kill you for 15 euros. It’s a completely different culture to our. Romanians are the best represented among offenders who come from outside.Since Romania joined the EU, romanians problems increased exponentially.They commit bank robbery, home robberies, serious theft, beg and break shops – all ”.
Rene Hansen officer from department to combat prostitution in Copenhagen:
“Life does not have the same value to them as for us is”.
The Times: Romania is the first exporter of prostitution from Europe.
In Denmark, Romania is the country with most prostitutes.
Milano: Eight of ten prostitutes which practice “job” in Milano are romanian woman including Ioana Visan, Berlusconi’s prostitute.
Roma: 85% of prostitutes in Rome are romanian woman
Tel Aviv: “Corruption in Romania is a national disease”
La Croix: “Romania, the most corrupt country in Europe”
The Observer: “To 22 years after the Revolution, Romania’s corrupt and bankrupt”
El Pais about Romania: “corrupt and without money”
German Bundestag: “Corruption in Romania is a worrying problem”
Angelos Giannakopoulos,coordinator of the study “Crime and Culture - relevant perceptions corruption to crime prevention ” (CE study):
“For Romania one can speak of a generalized culture of corruption. Citizens consider corruption as a normal way to solve things. This way of thinking and doing is deeply rooted in moral attitudes, conceptual and practical of everyday life.”Romanians have the perception of a kind ” mafiot whole ” above the law, that are aggregated multiple interests from all sections of society: politics, police, judiciary, …
Il 6 Febbraio 2012 alle 22:39 Grecia, si tenta il tutto per tutto per evitare il default | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] televisiva ZDF assieme al presidente francese Nikolas Sarkozy. E sì, perché il rischio di un fallimento dello stato ellenico oggi è stato molto, molto [...]
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