Confindustria dà ragione a Monti: gli investimenti esteri in Italia sono al lumicino

Il premier Mario Monti (Credits: LaPresse)

Il premier Mario Monti (Credits: LaPresse)

Capitale-e-dintorniÈ difficile sostenere, come hanno fatto nei giorni scorsi i sindacati, che la segnalazione di un possibile effetto anti-investimenti dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fatta da Mario Monti rischi di trasformarsi (per la cattiva pubblicità fatta al paese) in profezia autoavverantesi. Per la semplice ragione che non è una profezia, ma una constatazione di fatto: gli investimenti esteri in Italia sono già al lumicino e non da oggi, con tutte le conseguenze che si possono immaginare in termini di benessere economico e di occupazione.

Certo, si può replicare che l’articolo 18 non è la sola causa di questo handicap italiano e neppure la principale, vista la portata delle altre: dall’incertezza di qualunque normativa di legge riguardante il business alla minaccia della criminalità, dallo strapotere della burocrazia a un sistema fiscale che penalizza il lavoro a vantaggio della rendita, solo per citare le maggiori.

Tuttavia nessuno di quelli che hanno protestato per le frasi di Monti sull’articolo 18 sembra interessato a un dibattito pubblico sulle cause reali che penalizzano l’Italia come meta dei capitali di altri paesi. Per convincersi che ne varrebbe la pena a basta scorrere i dati sull’andamento degli investimenti esteri nel 2010 pubblicati dal Comitato degli investitori esteri di Confindustria due mesi fa (qui il documento integrale).

Numeri che più chiari non potrebbero essere. Per restare all’Europa, lo stock di investimenti diretti esteri che hanno trovato la strada dell’Italia nel 2010 è stato di 337 miliardi di dollari ben lontano dagli oltre 1.000 della Gran Bretagna e della Francia, dai 667 della Germania e perfino dai 614 della Spagna. Quanto poi ai flussi annui, nel periodo 2005-2010 il Regno Unito ne ha attirati 117 miliardi di dollari, la Francia 72, la Germania 37, la Spagna 46. L’Italia è anche in questo caso il fanalino di coda, con 28 miliardi, nettamente al di sotto della media europea in termini di percentuale di incremento sul pil che ne è derivata.

Apparentemente in controtendenza va uno studio di Kpmg, secondo cui negli ultimi 3 anni c’è stata una vera escalation nel numero di acquisizioni estere di aziende italiane

- 38 nel 2009 (per un valore di 7 miliardi);
- 83 nel 2010 (per 10 miliardi);
- 108 (per 18 miliardi) nel 2011 (su tutti i casi clamorosi di Bulgari, Parmalat, Coin).

Ma la contraddizione è, appunto, solo apparente: considerando il modo in cui vanno le cose nel nostro paese, gli investitori esteri si lasciano tutt’al più affascinare dalle grandi storie di successo, ma ci pensano mille volte prima imbarcarsi in nuove iniziative in cui bisogna metter su qualcosa partendo da zero.

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Il 8 Febbraio 2012 alle 1:14 Economia e Finanza : Confindustria dà ragione a Monti: gli investimenti esteri in Italia sono al lumicino ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 08 febbraio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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