Linkedin, la Rete del lavoro


Linkedin, la Rete del lavoro

Marcello Albergoni, senior sales manager di Linkedin Italia

di Andrea Nicoletti

Lo usano gli headhunter in cerca di talenti, i manager per fare carriera, le aziende che devono assumere. Linkedin, il network dei professionisti con 135 milioni di iscritti nel mondo, è il nuovo mercato del lavoro. E qualcosa di più. La community cresce al ritmo di due nuovi membri ogni secondo: perché domanda e offerta viaggiano veloci, e il meccanismo funziona.

Altrimenti non si spiegherebbero i 2,8 milioni di italiani che ogni giorno lo usano per trovare e farsi trovare dalle aziende. Con buona pace delle tradizionali società di headhunting, per le quali il social network è diventato uno dei tanti strumenti di recruiting: temono di restar tagliate fuori dal giro.

Sempre più spesso infatti le aziende cercano (e trovano) su Linkedin, bypassando le agenzie per il lavoro e quelle di executive search. Un fai-da-te veloce ed economico, a sentire molti direttori del personale, ma con alcuni limiti, avvertono i cacciatori di teste professionisti.

In ogni caso la società che ha sede a Palo Alto ed è vicina di casa di Google macina profitti. Nata alla fine del 2002 da un’idea di Reid Hoffman, 44 anni, venture capitalist che ha partecipato alla nascita di tante startup digitali (da Paypal, sistema di pagamenti elettronici, a Zynga, sistema di giochi online, e Last.fm, social radio). Si racconta che fu lui a fare incontrare Mark Zuckerberg e Peter Thiel, il primo investitore a credere in Facebook.

Linkedin è stato anche il primo tra i grandi social media a sbarcare alla Borsa di New York, battendo sul tempo Facebook e Twitter. Chi ha comprato azioni a 45 dollari, il prezzo al suo debutto meno di un anno fa, oggi si trova in tasca quasi il doppio del valore. Il mercato infatti ha premiato un modello di business vincente, con entrate diversificate che arrivano dalle iscrizioni a pagamento e dalla vendita di pacchetti ad aziende e cercatori di manager.

E anche i conti sono in gran spolvero: nel terzo trimestre del 2011 i ricavi sono aumentati del 126%, a 139 milioni di dollari. Più della metà, 71 milioni, arrivano dalle soluzioni dedicate agli headhunter (+160%), 28 milioni sono le revenue degli abbonamenti premium (+81%), mentre i tool, gli strumenti, venduti alle aziende valgono 40 milioni (+113% rispetto al trimestre precedente).

Chi sono i maggiori clienti? Molte fra le più grandi multinazionali. In Italia per esempio Ferrari, Eni o Gucci usano Linkedin nelle loro campagne di hiring e sono le prime tre nella classifica delle società più seguite.

«Su Linkedin si trovano i contatti che possono aiutarci a fare un salto di carriera e le società in cerca di talenti» spiega Marcello Albergoni, 44 anni, a Panorama Economy. Ex manager di Pricewaterhouse Coopers, è stato reclutato (e non poteva essere altrimenti) su Linkedin, che ha aperto a Milano la prima sede italiana lo scorso 29 novembre. D’altro canto il 39% degli iscritti alla rete è manager, direttore, proprietario o amministratore delegato o vicepresidente di un’azienda, secondo un’indagine condotta da Amodiovalerio Verde, consulente di marketing.

Ma esserci non basta. Bisogna distinguersi. «Il nostro consiglio » dice Albergoni «è quello di scrivere sul profilo esempi concreti di esperienza lavorativa piuttosto che descrizioni vaghe. È come parlare a una conferenza o in riunione con il cliente: è la vera voce di ognuno di noi che si sente. E quindi bisogna usarla».

Un’altra regola non scritta è interagire con gli altri: fare domande e rispondere a quelle degli altri fanno crescere il valore della propria presenza. «Domande interessanti e risposte pertinenti costruiscono la credibilità su Linkedin, servono a fare notare competenza e ad aumentare visibilità». Un pizzico di pubblicità non guasta. «Per rendere più popolare il profilo si parte facendosi i complimenti da soli: vedrete che arriveranno anche quelli degli altri» è il trucco svelato da Albergoni.

Su Linkedin bisogna darsi da fare, come nella realtà. Con qualche cautela visto quello che è accaduto al direttore del personale di una società di servizi inglese: venne licenziato perché nel suo profilo si era dichiarato interessato a nuove opportunità di carriera.

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Il 7 Febbraio 2012 alle 17:16 Linkedin, la Rete del lavoro – Panorama (Blog) | Relazioni Pubbliche e Comunicazione ha scritto:

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