Riforma del lavoro: tutto sull’articolo 18

articolo181Alle domande di «Panorama» risponde Francesco Daveri. Insegna politica economica a Parma, è docente alla Bocconi.

1 In poche parole, che cosa stabilisce l’articolo 18?
L’articolo 18 stabilisce che un lavoratore licenziato non per giusta causa o motivo giustificato può rivolgersi al giudice per essere reintegrato nel suo posto di lavoro, con lo stesso trattamento e lo stesso stipendio di prima, e non per ottenere un semplice indennizzo in denaro. È comunque il lavoratore che sceglie se avvalersi del reintegro o del risarcimento.

2 È vero che senza l’articolo 18 ci sarebbe «libertà di licenziare»?
Senza articolo 18 ci sarebbe più libertà di licenziare da parte dell’imprenditore, ma questa libertà può essere esercitata solo nel rispetto di precisi limiti e modalità. Senza l’articolo 18 si applicherebbe l’articolo 2118 del Codice civile che stabilisce come i contratti di lavoro a tempo indeterminato possano avere un termine. L’articolo fissa un obbligo di preavviso e di indennizzo. Senza articolo 18 non c’è l’obbligo di reintegro.

3 Quali sono, per esempio, i «giustificati motivi» per i quali un dipendente può, già oggi, essere licenziato nonostante l’articolo 18?
Ci vogliono specifiche motivazioni socialmente giustificabili. Possono essere legate al comportamento del lavoratore, cioè se fa qualcosa di dannoso per l’azienda, come rifiutarsi di svolgere i suoi compiti aziendali, o se svolge un altro lavoro durante una malattia.

4 Nella realtà, quante sono le cause di lavoro che si concludono a favore del dipendente e quante a favore dell’azienda? In quanti casi il lavoratore viene riassunto e in quanti, in percentuale, ottiene un risarcimento?
Nella maggior parte dei casi i giudici tendono a dare ragione al dipendente che è ritenuto, per lo più a buon diritto, la parte più debole. I risarcimenti sono più frequenti dei reintegri.

5 Che cosa sono i licenziamenti discriminatori?
I licenziamenti discriminatori sono licenziamenti che derivano da ingiuste cause o motivi ingiustificati. Il licenziamento discriminatorio è vietato. Un licenziamento dovuto alle opinioni politiche o religiose o sindacali di una persona è un esempio di licenziamento discriminatorio, come lo è quello di una madre lavoratrice fra l’inizio della gravidanza e il compimento del primo anno di vita del bambino. Stabilire se e quando un licenziamento è discriminatorio è una cosa da avvocati e giudici.

6 Senza l’articolo 18 si potrebbe licenziare per motivi discriminatori?
No, la legge non dice così.

7 Senza l’articolo 18 chi stabilisce se un dipendente è stato licenziato per motivi discriminatori?
Un giudice del lavoro.

8 Senza l’articolo 18 finisce anche la cassa integrazione?
No, la cassa integrazione non c’entra niente con l’articolo 18.

9 Se venisse abolito l’articolo 18, una persona che viene licenziata potrebbe ricorrere al giudice per far valere i propri diritti?
Una persona licenziata è tutelata dall’articolo 2118 del Codice. Può cioè ricorrere al giudice per vedersi riconosciuto un equo indennizzo. Ma non più per il reintegro nel posto di lavoro.

10 Si dice che anche in Germania esista l’articolo 18. È vero?
No. In Germania di fronte a licenziamenti ingiusti c’è un diritto all’indennizzo monetario, di entità variabile in funzione dell’anzianità.

11 Chi lavora in un’impresa con meno di 15 dipendenti non è tutelato dall’articolo 18. Può essere licenziato in qualsiasi momento?
No. La possibilità di licenziare i dipendenti delle imprese sotto i 15 dipendenti è soggetta a limitazioni di modalità e circostanze.

12 Negli altri paesi quanti mesi di stipendio vengono dati, in media, al dipendente che viene licenziato?
In Germania l’indennizzo di un lavoratore con 20 anni di anzianità licenziato ingiustamente è pari a 18 mesi di stipendio, in Francia a 16 mesi, in Spagna a 22 mesi e nel Regno Unito a 8 mesi. La media è dunque di 16 mesi. In Italia l’indennizzo è pari a 15 mesi di stipendio.

13 Perché si dice che l’articolo 18 è «un costo per le imprese»?
Perché limita la possibilità delle aziende di adattare la forza lavoro alle esigenze del momento. Lo stesso però può dirsi per le altre leggi che vincolano le possibilità di licenziare.

14 Alcuni sostengono che l’articolo 18 sia una delle cause del nanismo industriale dell’Italia, il fatto che le imprese italiane rimangono piccole. È vero?
Sembra di no. Due miei colleghi della Voce.info, Fabiano Schivardi e Pietro Garibaldi, hanno trovato che il numero delle imprese diminuisce con la loro dimensione, come è naturale: ci sono tante piccole imprese e poche grandi imprese. Però non c’è alcun ammassamento di aziende appena al di sotto della soglia fatidica dei 15 dipendenti.

15 Secondo un rapporto dell’Ocse, l’Italia è uno dei paesi che ha il mercato più flessibile del mondo. Se è vero, allora non c’entra l’articolo 18…
L’Italia non ha un mercato del lavoro flessibile, ha un mercato del lavoro dualistico. La maggioranza dei dipendenti ha un impiego a tempo indeterminato, con il massimo delle tutele, incluso l’articolo 18. Questa parte del mercato del lavoro è rigida. C’è poi un’altra parte che include i lavoratori temporanei, i più flessibili di tutti, e gli altri occupati nelle aziende con meno di 15 dipendenti non tutelati dall’articolo 18.

16 Se l’articolo 18 venisse abolito, potrebbe essere previsto, nella sua formulazione attuale, all’interno dei contratti di categoria o aziendali?
Sì, in linea di principio. Dubito che lo sarebbe.

17 L’articolo 18 continua a valere anche per i lavoratori assunti da aziende italiane che vengono trasferiti all’estero?
Credo di sì. Immagino dipenda da con chi si firma il contratto di lavoro: se con la casa madre italiana o con la filiale estera.

18 Perché i dipendenti pubblici non possono essere licenziati? In forza dell’articolo 18?
Non in forza dell’articolo 18 ma di altre leggi. In realtà, poi, da vari anni alcuni dipendenti pubblici possono essere licenziati, almeno in linea di principio e qualche volta anche in pratica. Almeno quelli, come gli insegnanti, il cui contratto di lavoro si è trasformato in un contratto a tempo indeterminato e non più in un ruolo come era in passato.

Commenti

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Il 7 Febbraio 2012 alle 16:10 Documenti. Riforma del lavoro: tutto sull’articolo 18 | Unimpresa ha scritto:

[...] rivolgendo alcune domande a Francesco Daveri, docente di Politica economica a Parma e alla Bocconi. Clicca qui per leggere [...]

Il 10 Febbraio 2012 alle 9:31 neupaul ha scritto:

Cominciano ad essere ufficiali i dettagli del nuovo album dei mitici In Articulo Mortis 18 la cui uscita dovrebbe essere ormai imminente. Il disco intitolato “Destroy Articulo 6+6+6” uscirà via Goldman Sachs Record e sarà composto da 10 canzoni (…) http://inpastoalsilvio.wordpre.....mortis-18/

Il 15 Febbraio 2012 alle 19:34 Articolo 18, discussione rinviata. Ma i sindacati non si illudano. INTERVISTA A GIULIANO CAZZOLA - Politica | Allnewz.it ha scritto:

[...] i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno preferito spostare in avanti il dibattito sulle norme anti-licenziamento contenute nello Statuto dei Lavoratori, che il premier Mario Monti vorrebbe rendere più flessibili per stimolare [...]

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