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“Scegli la strada che porta alla crescita”. Sembra quasi di sentirla, Sheryl Sandberg che risponde, non interpellata, ai cacciatori del posto fisso a tutti i costi. Lei, che sta per incassare un dividendo da 1,6 miliardi di dollari grazie alla quotazione di Facebook di cui è chief operating officer (direttore generale), il numero due dopo Mark Zuckerberg.
Nata a Washington D.C. nell’agosto del 1969 ha frequentato le scuole pubbliche della Florida dove i genitori si erano trasferiti quando aveva pochi anni. Nel corso del suo percorso formativo, che culmina alla facoltà di economia di Harvard da cui esce con un MBA, ha sempre puntato (e raggiunto) il massimo dei risultati. Tanto da vincere il John H. Williams Prize, il riconoscimento per gli studenti di economia più meritevoli, e da guadagnarsi la stima di Larry Summers, economista e professore che diventa il suo consigliere e mentore.
È lui, infatti, a portarla con sé alla Banca Mondiale, dove Sandberg lavora su progetti sanitari per l’India. Ed è sempre lui che, una volta nominato Ministro del Tesoro sotto la presidenza di Bill Clinton, la vuole alla guida del suo staff.
Chiaro dunque che accettare la proposta lavorativa di un 23enne, potesse sembrare una brusca frenata in una carriera che andava molto veloce, ma Sandberg ha saputo fare del ruolo di chief operating officer (che le era stato cucito addosso, perchè Mark Zuckerberg aveva semplicemente percepito il suo potenziale quando l’aveva conosciuta a una festa di Natale nel 2007) un trampolino di lancio per sè e per il brand Facebook.
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All’inizio del 2008, infatti, quando Sandberg entra in Facebook (dopo un “no grazie” alla proposta di The Washington Post Group che cercava un manager di rilievo) il sito di social network è ancora ben lontano dal diventare quello che oggi di fatto è: un colosso da 100 miliardi di valore.
A dirla tutta, Zuckerberg non aveva ancora ben capito come trarre profitto dall’aggregatore digitale a cui aveva dato vita. È stata Sandberg a suggerire l’idea di trasformare la leadership di Facebook in un gancio per la pubblicità. Introdotta in maniera discreta, la comunicazione ha permesso a Facebook di mettere a segno i primi profitti a partire dal 2010.
Con l’arrivo di Sandberg, dunque, è passato da 70 a 800 milioni di utenti e vanta un miliardo di profitti su un fatturato di 3,7 miliardi di dollari. “Il percorso migliore per la propria carriera non è necessariamente il più ovvio”, ha commentato il manager lo scorso ottobre dal palco di Most Powerful Women Summit, promosso da Fortune in California. La sua filosofia le ha dato ragione. Nel 2008, Sandberg era la 34a donna nell’elenco delle più potenti del business stilato da Fortune Magazine.
Nel 2009 era ventiduesima, nel 2010 sedicesima. E, ancora, per Forbes, che l’ha inserita nella classifica delle cento donne più potenti del mondo, era quinta nel 2011 e fra le 25 persone più influenti del web per Business Week. Adesso, Sandberg si avvia a dare una paurosa quantificazione del valore che le testate economiche le hanno attribuito nel corso degli ultimi anni. Al suo stipendio da 300 mila dollari, infatti, Facebook ha aggiunto azioni per oltre trenta milioni di dollari e altri 38 milioni di azioni (valore stimato 1,6 miliardi di dollari, se Facebook toccherà i cento miliardi di valutazione) vincolate alla sua permanenza in azienda fino al 2020.
Sandberg, dunque, sarà una fra le (poche) self-made women, le donne che si sono fatte da sole, nel mondo e fra le pochissime dell’high tech. Potrebbe bastare? Pare di no. Sandberg, infatti, si fa paladina di un movimento di consapevolezza delle donne nel business. Ne ha parlato recentemente anche a Davos, nel corso del World Economic Forum, dove ha sottolineato la necessità per le donne di prendere in mano le redini della propria realizzazione professionale e smettere di attribuire agli uomini la colpa delle proprie difficoltà.
Il suo non è il solito commento di una carrierista che dice quello che gli uomini si aspettano di sentirsi dire: con due figli all’attivo, una politica aziendale che non subordina il talento alla voglia di maternità, Sandberg incoraggia le dipendenti a non rinunciare ad alcuna ambizione. E sono proprio le donne, alla fine, ad aver contribuito al successo di Facebook: il gentil sesso, infatti, genera il 62% del traffico, il 71% delle attività quotidiane della fan page e ha in media l’8% di amici in più degli uomini.
Il manager, dunque, invita le donne a premere sull’acceleratore: “Gli uomini sono più ambiziosi. E io credo che non risolveremo le differenze nei risultati fino a che non saneremo le differenze nelle ambizioni”.
- Martedì 7 Febbraio 2012

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Il 7 Febbraio 2012 alle 15:15 Economia e Finanza : Sheryl Sandberg, la numero due di Facebook seduta su 1,6 miliardi di dollari ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 07 febbraio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 7 Febbraio 2012 alle 20:13 Sheryl Sandberg, la numero due di Facebook seduta su 1,6 miliardi … – Panorama (Blog) | Relazioni Pubbliche e Comunicazione ha scritto:
[...] site: Sheryl Sandberg, la numero due di Facebook seduta su 1,6 miliardi … – Panorama (Blog) Articoli correlatiPeak Facebook? - Trend-online.comFacebook, niente donne in cda - [...]
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