Industria, l’Italia riparte se si sgancia dalla locomotiva tedesca

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

L’Eurozona è un po’ come un treno: se la locomotiva inizia a rallentare a poco a poco tutto il convoglio si ferma. In testa, ovvio, c’è la Germania, da cui dipendono a cascata tutte le altre economie, Italia compresa, e che pare abbia iniziato a tirare i freni. Le prime avvisaglie dai dati della produzione industriale di dicembre, con un inatteso -2,9%. Una conferma dalle stime di oggi dell’Ocse sul Pil, con un magro 0,4% atteso per il 2012 rispetto al 3% dell’anno appena trascorso, in attesa dei dati del Pil del quarto trimestre 2011 (che saranno pubblicati domani).

“Le previsioni però vanno prese con le pinze, anche perché spesso sono la traduzione in numeri dei giornali letti nelle settimane precedenti”, spiega a Panorama.it Francesco Daveri, economista di lavoce.info. Sul passato, però, si va sul sicuro. E a sorpresa il nostro Paese a dicembre è andato in controtendenza, segnando un +1,4% a livello congiunturale.

“Un dato che, tuttavia, va intepretato come un probabile assestamento dopo una lunga serie negativa iniziata ad agosto. Insomma, non è certo una rondine che annuncia la primavera: per vedere cambiamenti di direzione credo che occora attendere la seconda parte dell’anno e mi aspetto risultati negativi anche per i primi due trimestri del 2012″, prosegue. La media della produzione industriale del quarto trimestre, infatti, risulta negativa (-2,1%) rispetto al trimestre precedente e il trend potrebbe non essere migliorato nel 2012: il Centro Studi di Confindustria, infatti, stima a gennaio un calo dell’1,8% su dicembre.

I dati della Germania, invece, prosegue Daveri, “confermano un rallentamento dell’economia che ha origine nella crisi del debito sovrano”. Ma anche se i mercati scontano una perdita di fiducia, il professore rimane parzialmente ottimista: “La recessione potrà essere nel 2012 meno forte di quanto ci si aspettasse alla fine dello scorso anno. Gli Stati dell’Europa periferica, come Italia e Spagna, inoltre stanno facendo un po’ di compiti, per dirla alla Monti, e questo senz’altro permette a questi paesi di riconquistare lentamente la fiducia dei mercati”.

Ma l’austerità non basta. Anzi. Se fa bene ai conti pubblici, può rilevarsi un boomerang sui consumi interni e, di conseguenza, sulle imprese attive soprattutto sul mercato domestico. “In questa fase sopravvivono le imprese esportatrici”, sottolinea Daveri (e infatti basta dare un’occhiata all’export dei nostri distretti).

I terzisti dei gruppi tedeschi (oltre il 12% dell’export totale italiano è destinato in Germania) nei prossimi mesi invece potrebbero soffrire di più, se la locomotiva inizierà a rallentare - gli ordini a novembre, del resto, hanno segnato in totale un -2,6% su base annua e un lieve +0,1% a livello congiunturale. “Queste imprese potrebbero contare su uno sprint degli esportatori italiani e riconvertirsi a terzisti interni. L’accessibilità dei mercati esteri però non è semplice per tutte le aziende: le più grandi riescono a sfondare anche in Cina e negli emergenti, le più piccole solo nei mercati più vicini, che spesso vuol dire ancora Europa”. E, quindi, Germania.

Commenti

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Il 15 Febbraio 2012 alle 16:30 Recessione tecnica: cosa significa, in quattro punti - Politica | Allnewz.it ha scritto:

[...] Industria, l’Italia riparte se si sgancia dalla locomotiva tedesca [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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