
Shopping in America (Credits: La Presse)
L’e-commerce è una brutta bestia. E negli Usa se ne sono accorti. Tanto che si parla di una sempre più probabile chiusura dei centri commerciali a simboleggiare la fine di quella che è sempre stata una delle tradizioni più solide nella cultura americana. Per Vivian Weng, cofondatrice di FashionStake, un portale specializzato nella vendita di abbigliamento e accessori, la scomparsa degli shopping mall potrebbe rappresentare uno shock per tutti quei giovani americani che, negli anni ‘90, hanno vissuto una quotidianità scandita dalle varie aree dei mega centri commerciali di periferia. Ecco perché è opportuno trovare un modo per trasformare la loro funzione anziché prevederne il fallimento.
Gli americani frequentano questi megastore per fare la spesa, per divertirsi con un po’ di shopping voluttuario, ma anche per trascorrere il tempo libero con gli amici e la famiglia. Al ristorante, al cinema, nei pub, in palestra e in sala giochi.
Eppure, il dubbio di tanti non è relativo al modo in cui gli statunitensi decideranno di sostituire questo importante luogo di svago e interazione, ma a cosa potranno servire queste strutture enormi una volta abbandonate alla luce della rivoluzione dell’e-commerce.
Anche se ci vorranno almeno altri dieci anni prima che i sette milioni di metri quadrati oggi destinati ai centri commerciali negli Stati Uniti vengano definitivamente dismessi, è opportuno iniziare a immaginare per loro una nuova destinazione d’uso. Che possa essere complementare e non in competizione con gli spazi dello shopping virtuale.
Dal momento che tanti prodotti non potranno essere venduti esclusivamente online perché i consumatori avranno comunque bisogno di vederli o provarli prima di procedere all’acquisto, i centri commerciali potrebbero essere trasformati in enormi showroom in cui sarà possibile esporre tutti i modelli e tutte le taglie per migliorare la scelta e permettere agli acquirenti di comprare gli oggetti preferiti con il cellulare o la carta di credito, per riceverli poi direttamente a casa il giorno successivo.
Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di trasformare i centri commerciali in agglomerati di “pop-up stores“, negozi temporanei utilizzati dalle aziende per far conoscere il loro prodotti e il loro marchio prima di lanciare la vendita in rete. C’é chi invece vorrebbe sfruttarli come “centri di scambio“: chi non può ricevere consegne a domicilio potrebbe farsele spedire in una sorta di centro di smistamento dove poterle poi ritirare.
Mentre chi ama acquistare capi di abbigliamento online potrebbe servirsene per provarli e, eventualmente, approfittarne per modificare la taglia quando necessario.
Se così fosse, gli shopping mall continuerebbero ad essere abbastanza frequentati da rendere conveniente il mantenimento di tutte quelle attività ricreative e di ristorazione che già adesso offrono. Mentre gli spazi rimasti vuoti potrebbero essere facilmente trasformati in uffici. In maniera da permettere agli adolescenti del terzo millennio di continuare a vivere una buona parte della loro quotidianità negli stessi megastore in cui sono cresciuti i loro genitori.
- Giovedì 16 Febbraio 2012
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