Recessione, ci dovremo fare i conti per tutto il 2012. A meno che gli Usa…- L’INTERVISTA

(credits: Imagoeconomica)

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“Allacciarsi le cinture di sicurezza, perché c’è il pericolo serio di andare a sbattere; mettere in campo tutti gli strumenti possibili per rilanciare le imprese e sostenere le famiglie; e infine sperare in un evento positivo imprevisto che arrivi dagli Stati Uniti”. E’ questa in sintesi la ricetta anti-recessione immaginata dal professor Luigi Campiglio dell’Università Cattolica di Milano. In questo dialogo con Panorama.it l’economista fa il punto proprio sullo stato di recessione annunciato ieri ufficialmente dall’Istat, cercando di capire gli effetti che questa situazione potrà avere e come si può pensare di venirne fuori.

Professor Campiglio, è rimasto sorpreso dalla notizia che l’Italia è tecnicamente in recessione?

Si tratta semplicemente della certificazione di difficoltà economiche che sono davanti a noi nostri occhi da tempo ormai. Tra l’altro il valore del Pil di -0,7% annunciato per l’ultimo trimestre, è anche inferiore a quello che realmente sentiranno le famiglie. Quello reso pubblico infatti è un valore aggregato, che distribuito su tutti i soggetti, che con i flussi migratori sono in costante aumento, porta a valori di diminuzione del Pil pro capite ancora più pesanti.

Date queste premesse gli italiani come devono comportarsi nel prossimo futuro?

E’ una stagione che richiede alle famiglie grande sobrietà, perché per molti, molti mesi il Paese è destinato a decelerare ulteriormente. D’altronde i problemi con cui fare i conti sono e saranno sempre più stringenti: salari congelati nei settori pubblici e privati, tasso d’inflazione che cresce al ritmo del 3%, enti locali che a causa dei mancati trasferimenti hanno aumentato le tariffe dei servizi a valori esorbitanti. Senza contare che gli effetti della manovra Salva Italia del governo Monti devono ancora farsi sentire sulle tasche degli italiani, che ad esempio non hanno ancora pagato la nuova Imu. Ecco, tutto ciò rappresenta un mix micidiale che porta il potere d’acquisto delle famiglie ad una riduzione dell’ordine del 10%.

E allora cosa bisogna fare?

Usando una metafora automobilistica direi che è bene allacciarsi le cinture di sicurezza, non perché sia certo che andremo a sbattere, ma c’è un pericolo reale che possa accadere. Soprattutto considerando che a livello europeo la situazione sta precipitando, perché si sta imboccando una direzione contraria a quella che dovrebbe essere una ragionevole politica economica. Questa infatti non è più una crisi che arriva dagli Stati Uniti, ma le difficoltà hanno a che fare innanzitutto con l’incapacità tutta europea di gestire i debiti pubblici dei Paesi partner.

In questo scenario lei non vede nulla di positivo?

C’è un unico evento imprevisto che potrebbe risollevare le nostri sorti ed è rappresentato dall’incoraggiante segnale di ripresa che arriva dagli Stati Uniti. Questo fenomeno potrebbe diventare nel 2012 l’avvio di una faticosa uscita dalla recessione. C’è però un grosso punto interrogativo su questa prospettiva, un dubbio che di certo è stato al centro anche dei recenti colloqui tra i presidenti Obama e Monti: ogni speranza di ripresa potrebbe infatti risultare vana se l’Europa cadesse a picco come un sasso in uno stagno, una possibilità che si potrà scongiurare solo salvando la Grecia e tenendola nell’area dell’euro.

Ritornando entro i confini del nostro Paese, come giudica proprio in chiave anti-recessione l’attività del governo Monti?

La prima manovra, quella Salva Italia, è stata dettata da esigenze di cassa. I successivi interventi invece in tema di liberalizzazioni e semplificazioni rischiano di avere scarsi effetti sull’economia reale. In generale dunque, io vedo grande scrupolo dell’esecutivo in tema di entrate e di taglio delle spese, e questo va bene. Continuo invece a vedere poco e nulla sul fronte della crescita, che dovrebbe invece urgentemente puntare sul rilancio delle imprese e su un sostegno più deciso alle famiglie.

Per il 2012 allora cosa dobbiamo aspettarci?

Se l’inatteso evento americano sopra citato si consolida, la mia congettura è che per le famiglie l’anno in corso sarà un periodo, non certo di ripresa, ma almeno di tenuta. Il tutto però sperando che lo spread diminuisca, perché se dovesse restare ai livelli attuali, nonostante le rassicurazioni di Monti, entro sei mesi ci sarà bisogno di una nuova manovra per tenere a bada il debito pubblico e allora saranno nuovi dolori per tutti.

Commenti

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Il 13 Marzo 2012 alle 15:41 Prima la recessione, ora l’inflazione. E se arrivasse la stagflazione? – ANALISI | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] bastavano i dati di ieri che hanno certificato lo stato di recessione dell’Italia. Oggi l’Istat ci ha messo il carico da undici annunciando anche un’impennata dell’inflazione [...]

Il 13 Marzo 2012 alle 16:03 - Vivi Capena ha scritto:

[...] ANALISI marzo 13, 2012 | Autore admin Non bastavano i dati di ieri che hanno certificato lo stato di recessione dell’Italia. Oggi l’Istat ci ha messo il carico da undici annunciando anche un’impennata dell’inflazione [...]

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