La riforma del lavoro? Apprendistato, sulla strada tracciata da Sacconi - L’INTERVISTA

(credits: Imagoeconomica)

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Nuovi incentivi per l’apprendistato, che diventerà la forma di assunzione prevalente per i giovani. E’ una delle misure che verranno inserite nella riforma del mercato del lavoro, su cui ripartirà lunedì prossimo il confronto tra il governo e i sindacati, con una nuova discussione sugli ammortizzatori sociali.

Il  ministro del welfare, Elsa Fornero, vuole infatti puntare con decisione su un provvedimento che accontenta tutti, sia Confindustria, sia Cgil, Cisl e Uil: l’introduzione di  agevolazioni fiscali e contributive per le  aziende che offrono ai giovani dei contratti d’inserimento stabile, accompagnati da lunghi programmi di formazione professionale. “E’ un fatto indubbiamente positivo”, dice Michele Tiraboschi, giuslavorista dell’Università di Modena e Reggio Emilia ed ex-allievo di Marco Biagi, “ma va sottolineata una cosa importante: la riforma dell’apprendistato esiste già, bisogna soltanto applicarla bene”.

In che senso?

Vorrei ricordare che il governo Berlusconi, con la regia dell’ex-ministro del welfare, Maurizio Sacconi, ha già introdotto dei forti incentivi all’apprendistato, stabilendo per questi contratti di lavoro degli sgravi sui contributi, che sfiorano il 100%.

E allora, quali sarebbero le novità introdotte dal governo?

E’ un fatto positivo che il ministro Fornero e le parti sociali si siano seduti attorno a un tavolo per dare una vera attuazione alla riforma, attraverso i contratti collettivi di lavoro e l’intervento delle Regioni, che dovranno occuparsi di formazione professionale. Una legge scritta soltanto sulla carta non basta. Occorre anche applicarla bene.

Dunque, il ministro Fornero dovrebbe muoversi sulla stessa strada di Sacconi?

Esatto. L’apprendistato rappresenta infatti una forma di assunzione molto efficace per modernizzare e  rendere più dinamico il mercato del lavoro, perché è utile a tutti: sia alle imprese, che possono qualificare i propri dipendenti ottenendo anche delle agevolazioni, sia ai lavoratori, che riescono così a intraprendere dei percorsi di crescita professionale. Non a caso, i paesi economicamente più forti e produttivi, come la Germania, fanno un uso particolarmente virtuoso di questi contratti.

Il governo, però, vorrebbe fare anche un’altra cosa: ridurre il numero dei contratti di assunzione precari o renderli più costosi. E’ d’accordo?

Non credo proprio che le assunzioni temporanee siano il vero problema dell’Italia, come qualcuno crede. Non dimentichiamoci che i contratti flessibili, nel nostro paese, riguardano soltanto il 13%  circa dell’intera platea dei lavoratori dipendenti: una quota inferiore alla media europea. Se eliminassimo queste forme d’impiego, non si creerebbe certo per magia nuova  occupazione stabile. Anzi, il rischio che corriamo è piuttosto un altro.

Quale?

Un incremento del lavoro nero o non regolamentato, che è la vera anomalia del nostro paese.

Molte aziende, tuttavia, hanno spesso abusato della flessibilità. Non crede?

E’ vero. Ma non è detto che lo abbiano fatto attraverso le assunzioni a termine che, bene o male , conferiscono dei diritti ai lavoratori e sono  comunque la migliore forma di inquadramento possibile, dopo i contratti a tempo indeterminato. Gran parte degli abusi avviene attraverso altre forme, come appunto il lavoro nero o gli stage, con cui i giovani italiani vengono spesso costretti a lavorare tantissimo, ma con delle paghe basse o addirittura inesistenti.

Da mesi si discute anche sulla revisione dell’articolo 18. Cosa ne pensa?

Il problema è stato probabilmente troppo enfatizzato. Non credo che la riforma dell’articolo 18 e l’introduzione di minori vincoli ai licenziamenti possa portare benefici in termini di occupazione. Anzi. Guardiamo a quello che accade negli Stati Uniti, dove lasciare a casa un dipendente è abbstanza facile. Lì, durante la crisi economica, c’è stata un’emorragia di posti di lavoro.

Ma la riforma della disciplina dei licenziamenti non era anche un progetto del professor Biagi?

Sì, ma va ricordato che la legge Biagi fu concepita in un mondo diverso da quello di oggi, quando l’economia cresceva e l’attuale crisi non era nemmeno immaginabile. Io, però, faccio un ragionamento da tecnico e mi rendo conto che, su questo tema, ci sono pure  altre variabili che entrano in gioco.

Cosa vuol dire?

La revisione dell’articolo 18 ha anche un significato politico, oltre che economico e sindacale. Portando a termine questa riforma, il premier Monti darebbe infatti un segnale di aver cambiato radicalmente il mercato del lavoro su una questione che sembrava insormontabile.

Sembrerebbe una svolta significativa…

Probabilmente sì. Ma vorrei sottolineare una cosa: oggi si parla di sospendere le tutele contro i licenziamenti per agevolare la trasformazione di contratti precari in assunzioni stabili. Ebbene, si tratta di una possibilità già prevista dal tanto discusso articolo 8 della manovra estiva approvata lo scorso anno,anche se ci sono delle differenze tra quel provvedimento e i progetti che circolano oggi.

Quali?

In maniera più intelligente, l’articolo 8 non prevede di sospendere le tutele per legge ma di rimandare queste decisioni alla contrattazione collettiva tra le parti, cioè al negoziato trai  sindacati e il  datore di lavoro nelle singole imprese.

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RIFORMA DEL LAVORO
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Commenti

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Il 17 Febbraio 2012 alle 20:14 Economia e Finanza : La riforma del lavoro? Apprendistato, sulla strada tracciata da Sacconi – L’INTERVISTA ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 17 febbraio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

Il 17 Febbraio 2012 alle 20:18 marcopagliarino ha scritto:

il regno dell’ipocriti

Il 17 Febbraio 2012 alle 20:26 marcopagliarino ha scritto:

una generazione sprecata grazie ai signori in rosso evari sindacati che ormai da troppo tempo non fanno niente per i lavoratori una maniacale ricerca di quel potere di qui loro si sono investiti e in questi momenti dove il sacrificio e’chiesto a tutti loro che fanno ilsolito quardsno le loro casse che sono strapiene perche no fanno vedere i lor conti e magari pagassero le tasse come i sindacati europei?fermi agl’anni 60 una cosa e’cambiata hanno perso credibilita tutti sanno di sono servi uncancro da mille metastasitrovremo la cura b=per sconfiggrlo mi aygyro che quel giorno arriv prima possibile

Il 17 Febbraio 2012 alle 20:28 marcopagliarino ha scritto:

caro Andrea per cosa crede che Biagi sia stato ucciso

Il 19 Febbraio 2012 alle 4:33 max784 ha scritto:

allora siamo convinti di queste leggi ebbene ricordare chè lè aziende già dà molti anni speculano sui contratti di lavoro quello che io vorrei dire ai cari ministri di poter fare una task force sulle aziende e verificare che i contratti coincidono sui diritti dei lavoratori , ora vi spiego ci sono grandi aziende che usano una bella e grande speculazione .
1 foglio legge 407 perchè sè non lò hai non ti assumono.
2 creano contratti par time di 3ore al giorno risultato in busta paga e invece nè fai 14 .
3 ancora lò stato vuole dare incentivi alle aziende che il 90%sono disoneste non basta che alcune aziende sono come dei schiavisti e allora cerchiamo di fare più controlli sul lavoro e su contratti e ora di finirla cerchiamo di eliminare là corruzione che un male sia del paese e sia della povera gente onesta

Il 19 Febbraio 2012 alle 12:48 italo43 ha scritto:

E’ inutile incolpare i signori rossi,volevo ricordare ai signori bianchi,che sono stati al governo ben oltre 17 anni,con una maggioranza così ampia , mai avuta nella storia,cosa hanno fatto per i lavoratori? NIENTE. hanno soltanto lavorato per il CAPO…E lui li ha ringraziati, lasciando tutti nella cacca e fuggire,FALLITO.

Bisogna ammirare il coraggio che avete a farvi vedere uin giro.

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richard-branson
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