
(Credits: AP Photo/Andy Wong)

Da quando i quattro grandi emergenti, Cina, India, Brasile e Russia si sono coalizzati tra loro la profezia fatta da Jim O’Neill di Goldman Sachs nel 2001 si è trasformata anno dopo anno sempre più in una realtà. E anche se queste nazioni non hanno superato indenni la crisi economica, va riconosciuto che nessuno di loro è a rischio recessione.
Come hanno fatto? E, soprattutto, basandoci su quali caratteristiche potremmo riuscire ad individuare, proprio come ha fatto O’Neill, il prossimo gruppo di emergenti? Derek Thomson e Max Fisher su The Atlantic ne hanno individuate tre, classe media, commercio e capitalismo di stato, cui hanno aggiunto un limite importante, la corruzione, e un possibile antidoto per limitarne l’impatto, il consolidamento di governi responsabili e di una forte società civile.
1) Nessuna ascesa può essere definita completa fino a quando non viene raggiunto il “trionfo della classe media“. E in tutti questi paesi i redditi medi (in termini reali) stanno crescendo da più di dieci anni a ritmi sostenuti. Tanto da aver spinto numerosi analisti ad aspettarsi che entro il 2050 la metà della borghesia mondiale risiederà in Cina e India. Figuriamoci sommando anche quella di Brasile e Russia!
2) I Brics hanno capito che per crescere bisogna vendere. E hanno trasformato il commercio in una delle loro priorità. Il successo ottenuto dalla Cina negli ultimi vent’anni è sotto gli occhi di tutti, ma pochi si sono resi conto che anche l’India in meno di dieci anni ha triplicato la sua fetta di mercato globale. L’interscambio della Russia dipende tanto dall’andamento dei prezzi del petrolio, mentre il Brasile ricorda ogni giorno di più la Cina di quindici anni fa: gli stranieri vi spostano i capitali, le industrie nazionali crescono, e le esportazioni pure.
3) Il successo economico del Brics è legato a doppio filo con il concetto di “capitalismo di stato“. Per lo meno per quel che riguarda Cina, Russia e Brasile. Colossi in cui le aziende principali sono state nazionalizzate e lo stato controlla i mercati…ponendosi però crescita e sviluppo come principali obiettivi da raggiungere.
4) Anche se tanti dei piccoli emergenti si stanno sempre più convincendo che il modello del capitalismo di stato potrebbe essere molto utile anche per loro per mantenere il controllo della nazione e allo stesso tempo arricchirsi tanto quanto i Brics, la limitata trasparenza di questo modello rischia di trasformarsi in un boomerang. Non solo per i problemi legati a fenomeni di corruzione sempre più diffusi in queste società, ma anche per il desiderio di tanti funzionari a capo di strutture importanti di smettere di limitarsi a seguire le direttive emanate dal partito e iniziare ad influenzarne più da vicino le scelte. Anche per assecondare i propri interessi.
5) Se il capitalismo di stato può essere un vantaggio che a sua volta rischia di essere facilmente annullato dalla corruzione, i Brics potrebbero tentare di evitare questa pericolosa involuzione rendendo i propri governi più autonomi, solidi e responsabili. Un vero e proprio miraggio per gli emergenti. A meno che, commenta The Atlantic, in questi paesi la società civile non si rafforzi al punto tale da indurre il governo a riconoscerne e a proteggerne interessi e diritti mostrando un grande senso di responsabilità.
Un altro miraggio. Che ci porta a concludere che gli emergenti del terzo millennio (Indonesia? Vietnam? Turchia?) difficilmente riusciranno a rimediare agli errori dei Brics lasciando più spazio alla società civile e alla trasparenza.
- Sabato 18 Febbraio 2012
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Il 18 Febbraio 2012 alle 21:14 Economia e Finanza : Cosa possiamo aspettarci (e imparare) dai Brics? ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 18 febbraio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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