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Christine Lagarde (Fmi) e Lucas Papademos, primo ministro greco (Credits: AP Photo/Yves Logghe)
di Micaela Osella
Alla fine ha dovuto vendere la pelle. Atene ha ottenuto altri 130 miliardi di euro. Il prezzo da pagare però è stato alto. Gli aiuti che la strappano dal fallimento saranno centellinati, goccia a goccia, da qui al 2014. E sono stati avvallati solo con il commissariamento del Paese.
Lo spread va giù. Gli economisti interpellati da Panorama.it sono divisi. La scia di promesse mancate sulle sponde dell’Egeo è difficile da cancellare, dicono. Lo strappo della lunga notte a Bruxelles è troppo grande però per passarci sopra. Tanto che c’è chi come Bob Janjuah, fixed income strategist di Nomura, non esita a definirlo “anarchia monetaria”.
Atene dall’alba di stamattina si è assicurata il suo obolo: non fallirà. Quell’Eurogruppo che ha dato il via libera per salvarla però l’ha commissariata. I falchi della troika, composta da Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale, marcheranno stretta la Grecia. Negli ultimi due anni andavano a controllare la situazione con missioni ogni tre mesi, da oggi si cambia registro: saranno lì, di casa. Permanenti.
È una vittoria dei falchi del Nord Europa, che non si fidavano più delle promesse della politica ellenica.
La Germania nelle ultime settimane aveva ammorbidito i toni, ma Olanda, Paesi Bassi e Finlandia hanno puntato i piedi. E a passare nella notte è stata così la loro linea dura. La diffidenza che gli impegni presi dal governo Venizelos, sostenuto dai socialisti del Pasok e dai conservatori di Nuova Democrazia, possano venire disattesi dal governo che uscirà dalle urne delle elezioni il prossimo aprile, è ancora troppo alta. Così sono scattate le contromisure: l’erogazione del nuovo piano di aiuti avverrà in due anni, fino al 2014.
E sarà accompagnato da misure di sorveglianza speciali dato l’alto livello di rischio, ha ribadito dal ministro delle Finanze olandese Jan Kees de Jager. Una posizione che non coglie di sorpresa Fabio Fois, economista di Barclays Capital, convinto che questo atteggiamento sia giustificato dall’ammontare degli aiuti richiesti, dai rischi di implementazione del programma ma soprattutto del commitment greco degli anni precedenti.
Il punto è capire quali contorni assumerà. Se si tratta di verificare l’implementazione delle misure in modo asettico e obiettivo, il confine diventa molto labile; ma d’altra parte i precedenti della Grecia non erano tali da garantire grandi aperture da parte dei Paesi più virtuosi. Comprensibile pertanto che quando si conceda un aiuto ad alto rischio si chiedano controlli addizionali.
“I concetti di democrazia e di Stato di diritto, due dei pilastri del mondo moderno, traballano, sono stati messi all’angolo da interessi di opportunità politica”, denuncia senza troppi giri di parole Bob Janjuah, fixed income strategist di Nomura. “La Grecia ha continuato a sbandare, passando dalla tragedia alla farsa. La politica – sottolinea – sembra essere ormai concentrata sulla tutela e sulla conservazione degli interessi acquisiti, con poca considerazione delle condizioni terribili in cui il popolo greco e gli altri Paesi della Periferia sono costretti a convivere”.
In realtà secondo l’esperto della banca giapponese questo non è un fenomeno a uso e costume dell’Eurozona. A suo avviso tenere in poco conto i governi eletti e instaurare insider tecnocrati che fanno il gioco di una elite di interessi è diventata oramai una sorta di specializzazione in tutto il Vecchio Continente. “Con l’aggravante che molti pensano che questo non sia un grosso problema”.
Risultato: “Fino a quando la Germania non sottoscriverà una piena unione fiscale, una rottura della zona euro appare probabile”, è il suo avvertimento.
Dovranno stare attenti a Bruxelles. Dopo la perdita di 17 punti di Prodotto interno lordo in quattro anni, la Grecia tornerà alla crescita nel 2014, hanno previsto gli esperti dell’Unione europea (e Mario Monti), calcolando gli effetti dell’attuazione dei programmi legati al nuovo prestito di 130 miliardi sbloccato dall’Eurogruppo in un documento riservato. “Fino a quando rimanderemo una decisione per proteggere le banche europee – conclude Janjuah- l’Eurozona rimarrà preda di un lungo periodo di crescita debole che, di conseguenza, significa una sostenibilità del debito continuamente descrescente”.
Come dire meglio stare in campana. La partita tra vinti e vincitori è tutt’altro che chiusa.
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- Martedì 21 Febbraio 2012
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