La Grecia ha bisogno di più liquidità per la crescita. La Bce ha segnato la strada giusta - ANALISI

Il presidente della Bce Mario Draghi (Credits: AP Photo/Michael Probst))

Il presidente della Bce Mario Draghi (Credits: AP Photo/Michael Probst))

di Micaela Osella

AAA liquidità cercasi (ancora non disperatamente). Atene è salva. Ma solo per ora. Il 20 marzo prossimo rimborserà i suoi bond in scadenza. I dubbi degli operatori però non sono ancora sgombrati del tutto. E l’ha dimostrato l’agenzia di rating Fitch che questa mattina ha tagliato il rating sulla Grecia da C a CCC (titoli spazzatura) proprio in seguito al piano dell’Eurogruppo per il salvataggio. Nell’architettura del secondo pacchetto di salvataggio c’è, infatti, un dettaglio che fa paura: la quota di debito greco in mano alle istituzioni ufficiali sale notevolmente, rendendo difficile per la Grecia attrarre nuovi investitori quando deciderà di emettere debito a lungo termine.

Per gli esperti di mercato, non a caso, esiste una strada alternativa per traghettare l’Europa fuori dal pantano del debito sovrano: ha il marchio americano e chiama in causa le Banche centrali e soprattutto il loro dna, quello di stampare moneta.

“Il problema maggiore è che dopo anni di contrazione economica, l’area euro non sembra aver realizzato che i problemi della Grecia non si risolveranno senza una strategia per la crescita – denunciano gli esperti di Global Insight -. È preoccupante vedere come nel comunicato dell’Eurogruppo in 1.100 parole la parola crescita compare solo due volte”.

Ai tempi del grande crac del 1929, correva la Grande Depressione, diversi economisti trovarono una nuova funzione allo Stato: il ruolo di promotore di politiche sociali. E oggi come allora quella esperienza potrebbe tornare attuale, dicono gli addetti ai lavori.

Su entrambe le sponde dell’Atlantico è l’ora della Modern Monetary Theory, una teoria che ha il suo perno nel pensiero di John Maynard Keynes, economista inglese che ispirò il New Deal americano. Niente rigore, niente tagli sono richiesti per i miracoli economici. Qui basta solo che la Bce si metta a stampare moneta e che lo faccia a tambur battente. “Questo in realtà lo si sta già facendo e ne avremo prova i prossimi 28 e 29 febbraio quando ci sarà la seconda edizione del rifinanziamento a tre anni da parte della Bce”, dice Paolo Pizzoli, economista di Ing.

E, in effetti, un assaggio il mercato l’ha avuto già lo scorso 21 dicembre. Quel giorno l’Eurotower ha aperto le danze dell’operazione Ltro (Long term refinancing operation) con un finanziamento agevolato a 3 anni al tasso dell’1%. Una sorta di bancomat da cui le banche europee hanno attinto 489,1 miliardi di euro.

E a fine febbraio arriverà il secondo round. “Siamo in una fase in cui gli effetti di trasmissione della politica monetaria all’economia reale sono ancora incerti e occorrerà aspettare settimane per capirli – avverte Pizzoli -. Di sicuro l’idea di immettere nel sistema liquidità che la Bce ha inaugurato a dicembre non si esaurirà presto se le condizioni di mercato e di scenario lo renderanno necessario, come sembra”.

Annuisce Marco Stringa economista di Deutsche Bank a Londra che ripete: “È parte della soluzione, ma non la soluzione. Questo perché nel medio periodo abbiamo di fronte tre fasi: dovremmo passare per il consolidamento delle manovre e delle riforme fiscali; a livello europeo sarà necessario implementare una maggiore coordinazione; infine terzo e ultimo assisteremo alla soluzione politica monetaria”, snocciola.

“Nei Paesi anglossassoni e in America le Banche centrali hanno di fatto attuato politiche di quantitative easing, ovvero di aumento della moneta in circolazione. La Bce ha scelto una strada diversa: quella del Ltro che rimuove il rischio della stretta del credito per i privati, ma non risolve l’empasse della crescita”, prosegue. Pertanto “immettere liquidità nel sistema farà quindi da ponte per raggiungere gli obiettivi di medio lungo periodo e dev’essere sfruttato in maniera intelligente soprattutto dalle banche”.

Un monito per il sistema del credito che invece fino ad oggi si è tenuto stretto il cash a prezzi stracciati dell’Eurotower. “Le immissioni di liquidità non risolvono nessun problema strutturale, sono necessarie riforme macro fiscali per riportare questi paesi su una traiettoria sostenibile e far diminuire il debito”, fa quadrato Silvio Peruzzo, economista di Royal Bank of Scotland.

Un vantaggio però lo trova Marco Sticchi, fixed income strategist di Nemesis Am. “La liquefazione del sistema finanziario equivarrebbe a socializzare i debiti dei singoli Paesi, in quanto l’aggiustamento avverrebbe attraverso la svalutazione della moneta unica”, dice l’esperto che riconosce che questa sia una delle soluzioni alla crisi ma comprensibilmente non gradita ai Paesi virtuosi della zona Euro.

Gira e rigira si finisce sempre lì: in Finlandia, Paesi Bassi, Olanda e Germania. Per i falchi dell’Euro la stagione del rigore potrebbe portare solo un pugno di briciole.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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