Quando i licenziati hanno sempre ragione

Manifestazione contro l'abolizione dell'articolo 18 (Credits: ANSA / LUCA ZENNARO)

Manifestazione contro l'abolizione dell'articolo 18 (Credits: ANSA / LUCA ZENNARO)

Il dibattito sull’articolo 18 si fa sempre più caldo. Dopo le polemiche di ieri tra il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il segretario della Cgil Susanna Camusso (con il ministro Fornero che a distanza diceva la sua), il tema della possibilità per l’imprenditore di licenziare più facilmente chi è “ladro” o fa il furbo torna pesantemente di attualità. Ecco quattro storie pubblicate nel 2011 sul settimanale Panorama e che raccontano di chi, allontanato dal posto di lavoro, è stato poi reintegrato. A voi giudicare.

di Maurizio Tortorella

Finisci in carcere perché hai rapito un bambino, e perdi il lavoro? Ti licenziano perché ti scoprono a rubacchiare, o perché in ufficio scateni una rissa tra colleghi, con tanto di colluttazione fisica e scambio d’insulti? No problem: hai ottime probabilità di trovare un giudice che ti reintegri nel tuo posto, con molte scuse.

E la cosiddetta “giusta causa”? Nei nostri tribunali, praticamente, non esiste. Attenzione: queste non sono vicende degli anni Settanta, né esempi di un pansindacalismo d’antan. Quelle che seguono sono le storie paradossali che continuano ad accadere nell’Italia del 2011, proprio il paese che Bruxelles accusa di essere la “cicala” del continente anche per l’eccessiva rigidità nei rapporti di lavoro. Del resto, prima di cadere, il 26 ottobre il governo Berlusconi aveva indicato proprio la difficoltà dei licenziamenti come uno degli ostacoli da rimuovere (entro il maggio 2012…) nella famosa lettera d’impegni indirizzata all’Unione europea. Ma il tema è stato poi cancellato nella legge di stabilità, approvata il 12 novembre dalla Camera dei deputati.

L’INFERMIERA RAPITRICE
L’ultimo caso è del 4 novembre. Quel giorno Annarita Buonocore, un’infermiera del Cardarelli di Napoli, è stata condannata in secondo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione perché una sera del giugno 2010, alla fine del turno di lavoro, aveva portato a casa con sé un neonato appena entrato nella nursery dell’ospedale di Nocera. Scoperta dopo 24 ore, s’era giustificata raccontando di aver voluto convincere il suo compagno di avere messo al mondo un bimbo.

Si stabilì poi che era capace d’intendere e di volere, finì in carcere e dopo nove mesi passò agli arresti domiciliari. Ora la Corte d’appello di Salerno, confermando la condanna per sequestro di persona, ha però stabilito che l’infermiera meriti di tornare al suo posto: “Chiederlo era un diritto della nostra cliente” ha spiegato il suo avvocato “tanto più che l’ospedale è la sua unica fonte di reddito e ha due figlie da mantenere”. L’unica “sanzione professionale” per l’infermiera Buonocore, decisa da giudici decisamente di… buon cuore: potrà lavorare solo durante il turno di mattina.

IL BIGLIETTARIO E I RESTI
Altrettanto discutibile è la sentenza che il 26 ottobre ha riportato sui vaporetti veneziani il bigliettaio Valter Veronese, licenziato all’inizio del 2010 dopo la pubblica “denuncia” di Striscia la notizia. Gli inviati del tg satirico lo avevano sorpreso (e ripreso) mentre tratteneva per sé le monete che avrebbe invece dovuto consegnare come resto ad alcuni turisti stranieri, pratica che peraltro si era velocemente scoperto fosse assai diffusa anche tra suoi colleghi. L’azienda municipalizzata aveva deciso il licenziamento del solo Veronese, ma i suoi avvocati hanno fatto ricorso contestando la sproporzione tra le accuse e la sanzione: “Il nostro cliente” hanno sostenuto “è stato trasformato in capro espiatorio”. Un mese fa il tribunale di Venezia ha ordinato la riassunzione del bigliettaio: la motivazione arriverà per Natale.

IL VIGILANTE AL CAFFÈ
Il 27 settembre il tribunale di Lucca ha reintegrato una guardia giurata della Fidelitas, licenziata perché aveva inopinatamente abbandonato la banca che sorvegliava: il “vigilante” si era giustificato sostenendo che era andato a prendersi un caffè caldo. Caldo come il giubilo del sindacato di categoria al reintegro, decretato dal giudice: il sindacato ha anche duramente censurato il comportamento di alcuni colleghi del licenziato, i quali avevano testimoniato a favore dell’azienda.

Commenti

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Il 23 Febbraio 2012 alle 13:05 antoninospartacustrovato ha scritto:

Si vogliono attaccare i diritti dei Lavoratori ed è molto grave,riprovevole volerlo fare, approfittando della profonda crisi,direi fallimentare,in cui versa il nostro paese, che ha bisogno di unità e non di tensioni sociali.

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richard-branson
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