
(Credits: Imagoeconomica)
Il prezzo della benzina continua a salire: 1,8 euro al litro; 1,75, invece, per il gasolio. Sono queste le quotazioni minime di oggi secondo Staffetta Quotidiana, agenzia d’informazione specializzata nel settore energetico. E tra gli indiziati non ci sono solo le quotazioni internazionali dei carburanti, con la verde arrivata a 632 euro per mille litri, rispetto ai 576 euro di tre anni fa (10% in meno).
Stando agli effetti, schizzano in alto anche il Gpl a 0,814 euro ed il metano a 0,95 euro, mentre faticano a mantenere i prezzi bassi anche le cosiddette pompe bianche, le benzine no – logo che viaggiano su prezzi di 1,718 euro per la verde e 1,659 per il diesel.
Per Quotidiano Energia, che segnala ugualmente rialzi diffusi su tutta la rete, si profila invece un altro week-end di record, dopo che in alcune regioni del centro si è arrivati a punte di 1,91 euro per la verde e al Sud il diesel sale fino a 1,78 euro. Più ottimistiche le previsioni dell’osservatorio Figisc Confcommercio: per i prossimi tre o quattro giorni, spiega, ci si può attendere una certa stabilità del prezzo.
Ma torniamo alle cause. La prima: i prezzi internazionali. Rilevati quotidianamente dal Platts, spesso salgono perché seguono le quotazioni del greggio, come è successo a fine dicembre con il petrolio oltre i 100 dollari e come è accaduto oggi con il petrolio in crescita sui mercati asiatici a 108,7 dollari al barile e del greggio Brent sui 126 dollari in Europa.
A volte però il prezzo del carburante non dipende direttamente da quello del greggio, ma piuttosto dalla crescita della domanda per un’ondata speculativa o perché si stanno ricostituendo le scorte. C’è poi una particolarità tutta italiana: la reale concorrenza sul mercato.
Senza contare il carico fiscale sui carburanti: tra l’inizio e la fine del 2011 il prezzo industriale della benzina, ha ricordato il Centro studi promotor, è aumentato del 7,3%, mentre la componente fiscale ha avuto un incremento del 23,8% e il prezzo alla pompa è salito del 16,7%. Non solo. Con il nuovo aumento dell’Iva del 2%, che scatterà dal primo ottobre, il peso del fisco su ogni rifornimento salirà al 23%. Con buona pace dei consumatori, ovviamente.
- Venerdì 24 Febbraio 2012
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