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In pensione più tardi: lavorare (bene) fino a 70 anni - INCHIESTA

In pensione più tardi: lavorare (bene) fino a 70

Se siete fra coloro che, nelle ultime settimane, hanno calcolato l’età della pensione sospirando per ogni anno di lavoro che vi attende, potreste rimanere sorpresi. E scoprire che in molti posti lavorare fino a 65 anni, 70 o anche più è normale. E piace a datori di lavoro e lavoratori. Continua

Ue: rischio protezionismo nei paesi principali partner commerciali europei

Gucci sulla Ginza a Tokyo

Allarme protezionismo nel commercio mondiale. Solo nel mese di gennaio la Commissione europea ha rilevato nei paesi principali partner commerciali della Ue almeno 87 misure potenzialmente restrittive o tali da creare distorsioni negli scambi.
Di queste, stando ai dati di Bruxelles, 13 riguardano il settore tessile e altrettanti l’agroalimentare e i macchinari; 12 ferro, acciaio e metalli vari; 7 i giocattoli; 3 le telecomunicazioni. Ad alzare i paletti contro le merci europee è stata anzitutto l’Argentina, con 22 misure monitorate, seguita da Cina e India (9), Indonesia (8), Russia (7), Corea del Sud e Vietnam (5), Usa, Canada, Turchia e Ucraina con 3.

Rotaie e voli, gara continua. Tajani: che vinca il più veloce

Un treno Freccia Rossa in arrivo

Una riforma del sistema aereo europeo che promette risparmi fino a 40 miliardi di euro. E il coinvolgimento della Banca europea degli investimenti per finanziare i grandi progetti delle reti transeuropee. Così Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per i Trasporti, traccia le priorità dei prossimi mesi. Da Bruxelles plaude alla concorrenza fra alta velocità e voli scoppiata in Italia.
Per la crisi economica l’Associazione internazionale del trasporto aereo stima 1 miliardo di dollari di perdite sui voli europei nel 2009. Prevedete di intervenire?
Il settore è certamente in crisi. La prima risposta concreta è la riforma del “cielo unico”. Oggi lo spazio aereo europeo è ancora frammentato in 27 sistemi nazionali di controllo del traffico.
Questo produce inefficienze?
Sì. Abbiamo calcolato che un volo è, in media, 49 chilometri più lungo del necessario. Il nostro obiettivo è avere un sistema unico: permette di tagliare i costi, alzare il livello di sicurezza e ridurre l’inquinamento, ovvero altri costi.
Come?
Ridisegnando le rotte guadagneremo per ogni tratta da 50 a 150 chilometri. Tragitti più brevi faranno risparmiare tempo e carburante, quindi anche emissioni di CO2. Stimiamo che la riforma produrrà un risparmio complessivo di almeno 11 miliardi di euro, ma messa a regime potrebbe sfiorare i 40 miliardi. Questo aiuterà il settore, perciò ho chiesto di approvarla in fretta.
Il treno Frecciarossa ad alta velocità ha sottratto 2 mila passeggeri al giorno alla rotta Fiumicino-Linate. Che ne pensa?
La crescita di concorrenza fra treno e aereo è positiva. Se sposiamo l’idea del trasporto intermodale, abbracciamo anche un modello di concorrenza più moderno: nello stesso sistema e fra un tipo di trasporto e un altro.
La compagnia Cai ha risposto con una tariffa scontata: sarà guerra dei prezzi?
Sì, ma non è più solo una questione di prezzo. Contano la puntualità, la qualità del servizio, il tempo che si impiega e se si può usare utilmente lavorando durante il tragitto. La Ryan air ha annunciato che farà usare il cellulare in volo: sono pronto a scommettere che ora si muoveranno altre compagnie. Anche migliorare i servizi è un segnale di concorrenza.

Antonio Tajani,

Altre novità per i passeggeri?
Abbiamo nuove regole per la trasparenza delle tariffe aeree che obbligano le compagnie a specificare tasse e costi sul biglietto e ad applicare lo stesso prezzo a un volo, anche se comprato in paesi differenti. Abbiamo garantito diritti ai passeggeri a mobilità ridotta che sono un terzo della popolazione europea.
Veniamo all’Alitalia. La soluzione per Malpensa non salta fuori…
Ci sarà un continuo incremento del trasporto aereo, passeggeri e merci. La globalizzazione porta anche più mobilità. Quindi ci sarà posto per Linate, Malpensa e Fiumicino. Come hub io vedo Fiumicino e Malpensa. Ovviamente non posso fare questioni di politica aziendale o nazionale, quindi non sto parlando di una sola compagnia. Ma Malpensa è uno degli aeroporti del Centro Europa, Fiumicino lo scalo che guarda al Sud.
E qual è lo scenario futuro del trasporto aereo europeo?
Stiamo cercando di allargare i confini del nostro cielo: abbiamo stretto accordi con il Canada e il Marocco. Ora stiamo trattando per fare lo stesso con l’Australia. E stiamo lavorando per creare un cielo unico allargato a tutta l’area del Mediterraneo. Bisogna accelerare perché la crisi richiede azioni immediate.
Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno rilanciato la Tav, alcuni comuni si oppongono. Si profila un nuovo stallo?
Berlusconi ha riconfermato che la Tav si farà e io non posso che compiacermi. Per noi non c’è stato nessuno stop: stiamo aspettando i progetti e le valutazioni di impatto ambientale. E ho già firmato l’autorizzazione per il finanziamento di 671,8 milioni di euro previsto per la Torino-Lione. Gli altri finanziamenti per l’Italia, già erogati, sono: 844,8 milioni di euro per il traforo del Brennero; 58,8 milioni di euro per la parte italiana degli accessi al Brennero; 5,05 milioni sul nodo di Genova e 74,7 per la tratta Ronchi Sud-Trieste-Divaca.
Le ferrovie europee lamentano che per i 30 progetti delle reti transeuropee servono oltre 27 miliardi di euro ma i soldi non ci sono. Cosa risponde?
Ho firmato 11 decisioni di finanziamento per il 2007-2013: oltre 1,7 miliardi di euro. Purtroppo sono pochi. Ma stiamo lavorando con la Bei e contiamo di coinvolgere anche i privati.
Ferrovie dello Stato e Deutsche Bahn hanno denunciato la scarsa apertura delle ferrovie in Francia: il suo parere?
Abbiamo risposto positivamente: prendiamo atto della denuncia e verificheremo come stanno le cose.
Una domanda sul suo futuro: a ottobre c’è il rinnovo della Commissione europea, conta di restare a Bruxelles?
Se il governo italiano intende indicarmi di nuovo nel prossimo esecutivo, lo farò con grande entusiasmo.

Indagine esclusiva: sotto l’albero l’Europa è unita

Shopping natalizio a Londra

La crisi economica tocca anche i consumi di Natale in tutta Europa. Più del 90 per cento degli europei, infatti, prevede di non sborsare un centesimo in più dell’anno scorso per lo shopping natalizio. Buona parte, anzi, ha già fatto i conti e pianificato tagli agli acquisti. E l’Italia è in testa alla classifica dei risparmiatori forzati. È il Natale al tempo della crisi, fotografato dal primo «European Christmas survey» della banca svizzera UBS, che Panorama pubblica in esclusiva.
L’indagine, condotta nei cinque principali mercati europei (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) su un campione di 2.543 consumatori con diverso reddito, e quindi diversa capacità di acquisto, ha misurato le intenzioni di spesa per la tradizionale strenna e per il nuovo anno. Stando ai risultati, a tirare di più il freno sono proprio gli italiani. Seguono, quasi alla pari, gli spagnoli; poi inglesi e francesi. Mentre i tedeschi risultano i più ottimisti di tutti.
Più in dettaglio, quasi la metà del campione prevede di ridurre le uscite complessive di Natale per alimenti, regali e vacanze. Più o meno un quarto di loro confessa che questo taglio sarà «significativo» (sempre con l’eccezione della Germania). Un altro 40 per cento di consumatori, invece, intende spendere quanto l’anno prima. Poco meno del 10 per cento dei consumatori, infine, è pronto ad aprire di più i cordoni della borsa. Fra le ragioni di questo brusco ridimensionamento c’è, per tutti i Paesi, il minore reddito a disposizione. Ma sono gli italiani a lamentarsi di più della perdita di potere d’acquisto: 58,8 per cento contro una media del 51,8. La seconda ragione è l’incertezza economica, quindi l’insicurezza del posto di lavoro e la difficoltà di accesso al credito.
Gli unici fuori dal coro sono, come detto, i tedeschi: solo il 23 per cento annuncia tagli alla spesa natalizia. Come mai? «Per noi è stata una sorpresa perché eravamo abituati a vedere i consumatori tedeschi come soggetti molto scettici», commenta Stephane Deo, uno degli autori della ricerca, economista di UBS Investment Bank. «Ma questo diventa più chiaro se si considera che la loro spesa era stata già piuttosto contenuta a Natale 2007».
Il budget natalizio dei tedeschi è, in effetti, morigerato. Le stime in circolazione parlano di una media, per gli anni passati, di 420 euro a famiglia: meno di quanto spendono i francesi con 556 euro, gli italiani con 700, gli inglesi con 700 sterline (pari a 825 euro) e gli spagnoli arrivati al record di 900 euro. «Finora, poi, il mercato del lavoro tedesco ha tenuto abbastanza bene, proteggendo i consumatori dai reali effetti della recessione. Infine, delle cinque grandi economie, la Germania è l’unica che rende più facile l’accesso per ulteriori prestiti», conclude Deo.
Ma in quali settori si risparmia di più? Sempre secondo le intenzioni di spesa raccolte dallo studio UBS, il settore più stabile resta quello alimentare: prevede sensibili tagli a cibi e bevande solo il 5 per cento dei consumatori. Resistono molto bene anche i prodotti di bellezza, che si consolidano nel paniere dei regali più gettonati. Un dono che riguarda almeno l’80 per cento degli intervistati. Soprattutto profumi. Metà dei consumatori deciderà quale marca comprare una volta dentro il negozio, per lo più sulla base del prezzo e delle promozioni. Non così per gli italiani, che si lasciano piuttosto sedurre dalle novità. Non a caso, in un solo anno sono state lanciate 46 fragranze nuove e nel 2008 se ne contano ben 953 (dieci anni fa erano appena 255).
Al contrario, i beni di lusso e l’elettronica appaiono a rischio un po’ ovunque. E così pure le attività di svago come ristoranti, locali notturni, viaggi. Anche in questo caso è l’Italia, quasi appaiata con la Spagna, ad apparire più timorosa. Il 46 degli italiani (la percentuale più alta fra i cinque Paesi) dice che questo Natale rinuncerà a comprare oggetti di lusso. Che, per il nostro mercato, significa soprattutto borse, occhiali, scarpe griffate. Un altro 40 per cento di italiani farà a meno di apparecchi elettronici come dvd, lettori musicali, televisori e pc. Ma regge ancora, seppure meno brillante rispetto al passato, il cellulare.
C’è poi chi ha decisio di evitare cene fuori (33 per cento) e l’acquisto di abiti nuovi (27 per cento), rimandando al periodo post-natalizio dei saldi. «Il quadro è coerente: in tempi di crisi, le spese voluttuarie sono le prime a essere tagliate», commenta Arnaldo Abruzzini segretario generale di Eurochambres, l’associazione delle Camere di commercio europee. «Ma ora bisogna pensare piuttosto a come affrontare il 2009, altrimenti l’effetto psicologico negativo supera la realtà: i piani di salvataggio sono buoni ma evidentemente la percezione no».
E i commercianti? «Rappresentiamo i big del retail in Europa e con un giro d’affari annuo di 350 miliardi di euro, trattiamo 259 milioni di clienti a settimana» spiega Paul Skehan, direttore dello European Retail Round Table che riunisce big come Carrefour, H&M, Inditex (Zara), Asda, Ikea, Tesco. «Per noi Natale è un momento interessante ma è inutile nasconderci: quest’anno è molto difficile e siamo preoccupati per le previsioni del 2009». Ci si aspetta che a risentirne di più siano i prodotti di qualità e di prezzo alto. In base ai dati di Ubs, il 41 per cento degli europei afferma che nel 2009 sarà costretto a risparmiare anche su viaggi e vacanze. Le previsioni dell’anno segnano il meno anche per elettrodomestici, apparecchiature elettroniche, arredamento, libri.
Sarà davvero così? «È soprattutto il grado di fiducia condizionato dall’incertezza del futuro, a determinare la scarsa propensione all’acquisto» spiega Sandro Castaldo, responsabile del dipartimento Marketing dello SDA Bocconi. «C’è però una considerazione da fare: le crisi hanno anche qualche aspetto salutare, riportano tutti con i piedi per terra». l

Attenti alla promozione: scade come uno yogurt

Alla cassa di un supermercato Esselunga
Molti l’avevano dimenticato, altri apprendono la notizia con sconcerto, altri ancora non se ne sono neppure accorti. Sta di fatto che le raccolte punti organizzate dalle aziende per fidelizzare i clienti e premiare quelli migliori con offerte o regali hanno una scadenza. Questo vale per i punti accumulati con la spesa fatta ogni giorno al supermercato come per quelli ottenuti dai passeggeri aerei grazie alle tratte dei viaggi effettivamente volate.

Tutto nasce da un decreto di qualche anno fa (il numero 430 del 26 ottobre 2001) che fissa la durata delle operazioni a premio: ogni raccolta punti deve avere un termine, che va da un minimo di un anno a un massimo di cinque. Oltre il periodo prescelto, i punti accumulati decadono e non possono più essere utilizzati né trasferiti su una nuova raccolta, come accadeva in passato. E dunque occhio alle scadenze.
La faccenda riguarda, per esempio, i clienti dei supermercati Esselunga, catena italiana con oltre 130 punti vendita disseminati in tutto il Nord della penisola. I punti maturati con la carta Fidaty scadono il 21 aprile e non avranno più alcuna validità. Chi non li utilizza per ritirare i premi in catalogo entro questa data li perderà e non potrà recuperarli sulla nuova raccolta punti che parte subito dopo, il 23 aprile.
Stessa situazione per i punti Millemiglia dei passeggeri Alitalia. La compagnia aerea ha utilizzato il periodo massimo previsto dalla legge: l’attuale operazione, infatti, ha avuto inizio il 1° gennaio 2003 e dovrà inderogabilmente concludersi il 31 dicembre 2007. I circa 3 milioni di clienti Millemiglia, quindi, hanno ancora otto mesi di tempo per utilizzare i punti premio raccolti. Le miglia accumulate potranno essere spese nell’acquisto di biglietti (ma non solo) che saranno validi per un anno dal giorno di emissione. E sarà possibile cambiare almeno la data di partenza: in pratica, si potrà volare ancora per tutto il 2008.
L’Alitalia sta già mettendo a punto un nuovo programma Millemiglia, che sarà reso noto a breve. Secondo qualche anticipazione, il regolamento di questa edizione premierà meglio i “frequent flyer”, i viaggiatori più assidui e fedeli. La compagnia studierà una soluzione anche per quanti accumuleranno punti a ridosso della scadenza di fine anno, in modo da evitare che tali clienti vengano ingiustamente penalizzati.

Finanziaria 2007: Bruxelles non ci vede chiaro e indaga


Sono 29 le misure della Finanziaria sotto la lente d’ingrandimento dell’Ue (dieci delle quali devono ricevere l’autorizzazione di Bruxelles per diventare efficaci).
Fra queste il cuneo fiscale e la riforma del tfr (trattamento di fine rapporto, qui l’abc di Panorama), come pure gli incentivi alla rottamazione delle auto e i contributi alla Trenitalia.
Sul cuneo fiscale, il punto critico riguarda la natura “discriminatoria” del provvedimento che esclude alcuni settori (energia, telecomunicazioni, autostrade). Gli sgravi fiscali selettivi potrebbero essere giudicati un aiuto di stato illegittimo perché, di fatto, avvantaggiano solo alcune imprese. Soluzione? Estendere il cuneo a tutti, o rinunciare.
Quanto al tfr, questo era già stato oggetto di dibattito alcuni anni fa.L’ipotesi di alcuni era che il meccanismo di trattamento di fine rapporto (che in molti paesi europei non esiste) potesse configurarsi come aiuto di stato per le imprese per via del vincolo di legge che lo rende obbligatorio. Ora l’esame si concentra sull’applicazione contabile e sull’impatto che la riforma avrà sui conti pubblici.


richard-branson




Giampiero Cantoni
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