
Trattativa in corso per gli esuberi Capitalia dopo la fusione con il colosso bancario Unicredit.
La partita dei tagli al personale ha interessato ieri sera la direzione generale di Roma. Dei 1.200 dipendenti dell’ex gruppo di Cesare Geronzi circa 800 vengono giudicati di troppo dai vertici e verranno quindi invogliati ad andarsene (con premi in denaro), magari aderendo volontariamente al Fondo esuberi di categoria (una sorta di cassintegrazione del sistema bancario). Al Fondo di solidarietà possono accedere solo i
dipendenti ai quali mancano fino a cinque anni per maturare i requisiti di pensione. Per gli altri 400 addetti alla Dg romana (personale di presidenza, sicurezza, call center,
ecc) si prospetta, invece, il trasferimento ad altro incarico e, forse, in altre città dove la carenza di personale è maggiore. Così facendo alla Direzione generale della nuova banca post fusione ci saranno solo gli uomini di Unicredit.
In totale il matrimonio Unicredit Capitalia partorirà circa 7mila esuberi tra il 2008 e il 2010 anche se la banca al momento ne dichiara solo 3mila effettivi. I vertici di
Unicredit - come hanno ribadito ieri i due responsabili delle risorse umane di Unicredit e Capitalia, Marco Vernieri e Matteo Basile -vogliono comunque evitare, in ogni modo, di
ricorrere obbligatoriamente al Fondo esuberi. Cosa che Unicredit nella sua storia non ha mai fatto.
“Adesso dobbiamo capire meglio” spiega Mauro Morelli, coordinatore nazionale Fabi in Capitalia “i risvolti e le ricadute di questo progetto. Noi intendiamo ricollocare in area romana tutti gli esuberi dichiarati dall’azienda. Certo le problematiche ci sono ma speriamo di risolverle con l’azienda”. Il problema principale, infatti, è che gli
800 dipendenti in esubero della direzione generale di Roma sono troppo giovani per andare in pensione o per accedere al Fondo esuberi. Quindi l’azienda dovrà trovare
all’interno di tutto il gruppo dipendenti disposti a andare in pensione (se con i requisiti per la finestra pensionistica) o disposti ad accedere volontariamente al Fondo. Sul piatto i manager del colosso del credito - anticipa Morelli, esponente del più rappresentativo
sindacato interno a Capitalia - hanno messo da 6 a 14 mensilità di bonus, a seconda del mesi che mancano al dipendente per il compimento dei 65 anni. Ma anche, per
quelli che resteranno, l’omogeneizzazione dei contratti. I dipendenti Unicredit, mediamente, guadagnano più di quelli Capitalia. E soprattutto hanno maggiori vantaggi nel contratto integrativo.

Mario Draghi apre in Cina. Oggi il governatore della Banca d’Italia ha formalizzato un accordo con il titolare della Farnesina, il vicepremier Massimo D’Alema, per “l’inserimento di dipendenti della Banca presso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari”.
L’ex vicepresidente per l’Europa di Goldaman Sachs ha deciso, infatti, di chiudere alcune delegazioni estere (come quelle in Europa) e di inserire i dipendenti dell’Istituto nelle sedi delle ambasciate. Operazione di grande immagine, ma soprattutto di forte impatto sui conti dell’Istituto.
L’intenzione è di destinare le risorse economiche che salteranno fuori per aprire nuove antenne di osservazione sui mercati emergenti. Anche per questo motivo - ma Bankitalia si guarda bene dal comunicarlo nella nota ufficiale - si sta studiando l’apertura di un antenna di osservazione in Cina, forse a Pechino e un’altra in Russia. La decisione di chiudere gli osservatori all’estero dell’Istituto di Via Nazionale non è risultata particolarmente gradita ai funzionari e ai dirigenti che vi soggiornano. E da qualche settimana è iniziata la “processione dei questuanti”. Resta da vedere quanti dipendenti usciranno indenni dal taglio imposto da Draghi.
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Incontro bollente domani alla 14 al ministero della Funzione Pubblica. I rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza e Forze armate incontreranno per la seconda volta in meno di due settimane i vertici politici del ministero retto da Luigi Nicolais per ascoltare la nuova proposta del governo sul rinnovo contrattuale delle forze di polizia e per le forze armate. E non si tratta di un incontro semplice.
Lo scorso 5 luglio i Cocer di Carabinieri e Guardia di Finanza rifiutarono l’offerta dei tecnici del ministero che proponevano un aumento di 0,08 centesimi l’ora per gli straordinari. Aumento al lordo delle tasse, s’intende.
L’offerta venne respinta al mittente dai rappresentanti dei carabinieri e della Finanza anche perché i quattrini necessari per il rinnovo del contratto biennale (che scadrà tra soli 5 mesi) sarebbero stati prelevati dai rispettivi bilanci dei corpi di appartenenza.
Martedì 17, nel pomeriggio, il secondo round. Nella speranza che Nicolais abbia racimolato qualche centesimo in più.
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Cambia Bankitalia e cambia anche la rilegatura delle Considerazioni finali. Piccoli segnali della nuova gestione affidata a Mario Draghi (qui il video dell’Ansa).
A Palazzo Koch l’ex vicepresidente per l’Europa di Goldman Sachs, ha letto questa mattina le 21 cartelle (guarda il .pdf) della sua relazione all’Assemblea dei partecipanti, a dire il vero un po’ meno affollata del solito. 
Tra le novità maggiori - di questa seconda relazione del nuovo Governatore - il cambio di veste grafica del documento, l’adozione, per la prima di copertina, di uno sfondo del palazzo della banca centrale di via Nazionale a Roma e, soprattutto, un discreto buffet di bevande nella sala stampa al Piano Nobile.
Invitati e giornalisti hanno gradito l’acqua fresca e, soprattutto, la stabilità di stampa della Relazione.
Negli anni passati il tradizionale cartoncino a rilievo, color carta da zucchero, macchiava indelebilmente le mani dei trafelati partecipanti. In Banca d’Italia - dove le tradizioni in 113 anni di storia hanno assunto quasi un valore religioso - c’è qualcuno però che ha storto il naso per l’innovazione.
All’Archivio storico, infatti, il cambio di colore (dal celeste carta da zucchero al verde scuro) ha fatto sobbalzare gli addetti. Che rassegnati si sono dovuti adeguare al nuovo corso targato Draghi.
Aria di riorganizzazione in Banca d’Italia. E adesso, dopo i malumori dei dipendenti, anche i carabinieri si cominciano a preoccupare. La riorganizzazione lanciata dal governatore Mario Draghi, infatti, porterà alla chiusura di qualche decina di filiali - sulle 97 presenti su tutto il territorio nazionale - ed all’accorpamento di alcune sedi. Oltre ai quasi 3mila dipendenti interessati - su cui i sindacati interni stanno ancora discutendo con i vertici del Direttorio - a tremare sono pure i 1.500 carabinieri in servizio presso tutte le filiali. L’attività di prevenzione e sicurezza dell’Arma presso le filiali della Banca è uno dei compiti tradizionali dei militari. Un compito comodo, senza rischi e ricco di straordinari, ma senza indennità economiche particolari. Dall’ora di chiusura all’apertura al pubblico (sabato, domenica e festivi compresi) i carabinieri presidiano le filiali e la sede centrale di via nazionale a Roma. A Palazzo Koch e a Vermicino (Frascati) la compagnia più nutrita: circa 200 uomini che garantiscono la sicurezza e l’inviolabilità della della sede centrale della banca.
Ma la musica dovrebbe cambiare e dei 1500 militari solo una sparuta schiera resterà in servizio distaccato alla banca. Infatti, riducendo le sedi provinciali - anche se a scaglioni - viene meno la necessità di un così alto numero di militari di presidio. Buona parte di questo piccolo esercito dovrebbe tornare a disposizione del Comando generale. Lunedì prossimo, alle 15, il direttore generale, Fabrizio Saccomanni (insieme segretario generale con delega alle trattive sindacali Paolo Piccialli) affronteranno il tema della riorganizzazione insieme ai rappresentanti delle sette sigle sindacali. Alla riunione non ci saranno, ovviamente, i rappresentanti del Cocer (la rappresentanza sindacale delle forze armate), che comunque attendono trepidanti notizie sul loro futuro.