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Nuovo picco storico dell’euro sul dollaro americano, dopo che ieri era stata superata per la prima volta la soglia psicologica di 1,37. Stamattina in Europa l’euro ha raggiunto addirittura quota 1,3784 dollari.
Più che merito della valuta europea nel mercato dei cambi, si tratta di debolezza del dollaro, legata ai timori sulle prospettive del mercato dei mutui e dell’immobiliare americano. Un boom della valuta che non ha solo aspetti positivi.
Anche la sterlina britannica continua ad attestarsi ai massimi degli ultimi 26 anni sul biglietto verde, stamattina a 2,0266, quasi invariato rispetto ai livelli di ieri. Dunque, per una vacanza studio e per lo shopping all’anglosassone, in questo periodo si conferma decisamente più conveniente volare negli Stati Uniti piuttosto che in Gran Bretagna .
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Nuovo record storico del supereuro, vacanze Usa in saldo
Intanto a proposito di viaggi e risparmi, le associazioni dei consumatori denunciano una ‘’speculazione continua sul prezzo dei carburanti” e richiedono una riduzione del prezzo della benzina. Il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, e quello di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, dopo il record toccato dall’euro sul dollaro, sono intervenuti sul costo dei carburanti con una nota congiunta.
Da aprile - affermano - la benzina costa 0,08 euro in più al litro, pari a 4 euro per un per un pieno di 50 litri. Un fatto ”inaccettabile” proprio nel giorno in cui l’euro segna un record sul dollaro.

Con l’immagine macchiata da scandali, inchieste e precipitosi cambi di management non si direbbe proprio che Telecom Italia scommettesse molto sulla comunicazione. Eppure una verifica fiscale in corso nella tormentata azienda di telefonia avrebbe accertato una consulenza decisamente esosa affidata a un noto giornalista italiano, a suo agio tanto sul piccolo schermo quanto sulla carta stampata.
Il suo nome è balzato agli occhi dei finanzieri che, come in qualsiasi caso di accertamento fiscale, spulciano il lungo elenco di consulenze che un’azienda come Telecom mette in bilancio tra le uscite con importi complessivi di molti milioni di euro. Al momento, va sottolineato, non è emersa alcuna irregolarità. Si tratta di una normale attività di polizia tributaria, che mira solo a far chiarezza su voci di spesa che, al momento, possono apparire sospette o ingiustificate. La verifica dunque non è collegata alle inchieste giudiziarie che per aspetti diversi hanno riguardato l’azienda. Anche se i magistrati milanesi hanno certamente modo di seguirne gli sviluppi e pare siano molto interessati a un dossier specifico proprio sul capitolo consulenze.

Era stato lo stesso amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni a lanciare la nuova grande campagna pubblicitaria dell’azienda energetica. Obiettivo: dare 24 consigli ai consumatori per risparmiare fino al 30 per cento di energia. Ma soprattutto, rilanciare l’immagine della società in vista della liberalizzazione del mercato che partirà il primo luglio. Insomma, da quella data, marchi come Enel, Aem, Eni, Snam si potranno fare concorrenza e lotteranno, come fanno ad esempio le compagnie telefoniche per accaparrarsi ogni singolo utente.
Peccato che oggi sul marchio Eni, e non solo, sia arrivata una pubblicità tutt’altro che desiderata: l’ad Scaroni è finito sotto inchiesta a Milano con l’accusa di truffa: il sospetto è che l’azienda abbia utilizzato misuratori venturimetrici non regolari, che avrebbero conteggiato consumi maggiori rispetto alla realtà.
Unica consolazione per Scaroni, essere in buona compagnia: per quanto riguarda il Gruppo Eni le società coinvolte sono Snam Rete Gas e Italgas, ma sono indagati anche i vertici e i dirigenti di Aem e Arcalgas. Tra questi anche Giuliano Zuccoli, presidente e amministratore delegato dell’Azienda energetica milanese.
Le accuse ipotizzate dai sostituti procuratori milanesi Sandro Raimondi e Maria Letizia Mannella sono a vario titolo truffa, violazione della legge sulle accise, ostacolo all’attività di vigilanza e l’uso o detenzione di misure o pesi con falsa impronta.
Tutte le società coinvolte nelle indagini sono anche state iscritte nel registro degli indagati per la legge 231 del 2001 relativa alla responsabilità amministrativa delle società. Per intenderci quella che ha permesso alla procura di Milano di far rientrare 160 milioni di euro dalla Siemens che era finita nel ciclone per una storia di tangenti. In attesa che si concluda il procedimento a carico dei suoi manager corruttori, l’azienda tedesca ha pagato per non aver vigilato…
Hai voglia a spiegare, come fanno Scaroni e l’Aem in un comunicato, che non si tratta dei contatori usati nelle case degli italiani: per le aziende energetiche è senz’altro una batosta sul piano dell’immagine. Tanto che in Borsa i titoli delle compagnie coinvolte hanno cominciato immediatamente a perdere.

“La Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, in prossimità delle festività pasquali, ha predisposto un quadro riepilogativo delle franchigie nei vari settori” si legge in un comunicato di Palazzo Chigi “È prevista, infatti, dal 1 al 20 aprile la regola delle franchigie pasquali, cioè ll divieto di sciopero in concomitanza con tali festività”.
Il perché è chiaro prosegue la nota: “Le franchigie hanno la funzione di evitare il grave danno all’utenza, si pensi, ad esempio, al settore dei trasporti durante i grandi esodi”. Peccato che per il trasporto aereo (e non solo) il periodo di franchigia si fermi al 12 aprile e che i sindacati Alitalia abbiano già annunciato ben 48 ore di stop, le prime 24 per il 18 aprile, non appena sono state rese pubbliche le cordate interessate all’acquisto della compagnia.
Il calendario degli scioperi previsti nel settore dei trasporti.

Il restyling non fa bene ad Alitalia. Uno dei suoi primi aerei passato per la riverniciatura ed uscito dall’hangar con la nuova livrea (una “A” più aggraziata ed allungata, secondo le ultime volontà di Giancarlo Cimoli che ha scelto il nuovo look poco prima di lasciare la poltrona di amministratore delegato) si è “seduto” sulla coda in un piazzale di parcheggio dell’aeroporto di Malpensa domenica sera.
A dare notizia dell’incidente è stata per prima la rivista online dedicata all’aviazione Dedalonews. L’aereo, un Md11 destinato al trasporto cargo, si è impennato durante le operazioni di carico per un errore di bilanciamento. Probabilmente la zavorra che lo teneva in equilibrio è stata tolta prima del dovuto dai tecnici della società di handling della milanese Sea.
Il risultato? Come si vede in queste FOTO, coda schiantata sull’asfalto e muso rivolto al cielo. Peccato che non stesse decollando.
Proprio come l’Alitalia, che più sente il bisogno di liberarsi della zavorra dell’ingerenza politica e dei costi della forza lavoro, più rischia di rimanere a terra.